Un tuffo nel mondo startup: intervista a Federico Simonetti

Un tuffo nel mondo startup: intervista a Federico Simonetti

Federico Simonetti

Federico Simonetti CMO di Voverc (www.voverc.com). Esperto di marketing e comunicazione, ha collaborato per molti anni con agenzie, istituzioni culturali, piccole, medie e grandi aziende. Tra i suoi interessi ci sono la filosofia francese, i fumetti americani, le serie TV inglesi e la pizza napoletana.

[Total: 0 Average: 0]

Quello delle startup è un mondo interessante. Tutti sentono parlare di queste aziende, ma pochi sanno cosa succede tra le mura degli uffici e hanno inquadrato lo spirito di una startup. Qual è la sua missione, la sua anima? Il motivo per cui è nata? Cosa è una startup?

Certo, basta fare un giro su internet per trovare una risposta, magari una definizione enciclopedica. Tipo quella di Wikipedia: “Con il termine startup si identifica una nuova impresa nelle forme di un’organizzazione temporanea o una società di capitali in cerca di un business model ripetibile e scalabile”. Ma non ci accontentiamo. Meglio leggere le parole di chi respira ogni giorno queste atmosfere: ecco l’intervista a Federico Simonetti.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Federico Simonetti, CMO di Voverc, appassionato di marketing, comunicazione e tecnologia. Negli ultimi dieci anni mi sono diviso tra lavoro in agenzia, consulenza ad aziende, progetti di web marketing per enti culturali e molti progetti personali. Diciamo che mi do da fare.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Il mio percorso professionale è stato un po’ atipico: sono laureato in Filosofia, ma sono sempre stato un appassionato di computer e comunicazione. Negli anni dell’università mi sono diviso tra lo studio, la partecipazione attiva alle prime community online su Linux e la mia grande passione per la politica e le radio libere universitarie.

Proprio da lì è cominciato il mio percorso con i Social Media: era il 2008 e mi fu affidata la comunicazione di una radio in streaming che trasmetteva dalla Facoltà di Lettere occupata.

È stato proprio il poter coniugare le mie passioni con qualcosa di utile a farmi crescere professionalmente e darmi la possibilità di organizzare un master in Comunicazione Transmediale e poi di collaborare con un’agenzia di comunicazione. Insomma, la mia carriera è stata il frutto di tanta voglia di imparare, di persone che si sono fidate di me e di tanta fortuna.

Lavori nel mondo startup: ci presenti la tua idea?

La nostra idea parte da un bisogno personale e professionale che abbiamo avuto noi stessi: avevamo l’esigenza di essere raggiungibili anche fuori dall’ufficio, senza essere legati alle limitazioni di un numero di cellulare, continuando ad apparire professionali e separando il tempo di lavoro dal tempo di vita.

In sostanza, Voverc ti permette di usare il tuo smartphone come il numero fisso della tua azienda e di gestire tutte le chiamate in entrata come il centralino di una grande azienda, con segreteria telefonica, interni a cui passare le chiamate, orari di apertura e chiusura e autorisponditori.

Con Voverc abbiamo reinventato la telefonia aziendale tradizionale: oggi dipendenti, professionisti e manager non sono più costretti a lavorare sempre dallo stesso luogo, seduti e circondati dalle quattro mura del proprio ufficio.

Ognuno di noi ha un cellulare nella propria tasca, ci spostiamo spesso e abbiamo l’esigenza di essere sempre connessi con l’azienda e con i nostri clienti, ma il cellulare da solo non basta: oltre ai costi, lo smartphone rimane un mezzo personale, che da solo non riesce a rappresentare uno strumento di connessione tra il tuo lavoro e il mondo esterno. Le pareti dell’ufficio si fanno sempre più immateriali, serve una marcia in più.

Come inizia la tua giornata?

La mia giornata comincia prima ancora di arrivare in ufficio: controllo le mail in entrata e le metriche di acquisizione del giorno precedente prima ancora di fare colazione. Nel tragitto casa-lavoro leggo un po’ di articoli di aggiornamento (cosa obbligatoria per chi lavora in quest’ambito) e preparo eventuali commenti ad articoli che parlano di Voverc o del settore telecomunicazioni.

Arrivato in ufficio, comincio a pianificare la giornata, a scrivere contenuti e a pianificare le azioni del mio team: con me lavorano due ragazze tostissime, che ringrazio pubblicamente e senza le quali non riuscirei a fare neanche la metà di quello che faccio.

Cosa significa startup?

Startup significa moltissime cose. Per me, significa innanzitutto dedizione e rischio. Ed è una cosa a cui siamo poco abituati in Italia. In genere non sono un detrattore del nostro Paese, ma su questo non ho molte remore a esprimermi: dati alla mano, oggi il mondo startup italiano è fatto di aziende che faticano a trovare adeguati finanziamenti per scalare da realtà piccole a medio-grandi in poco tempo.

Si preferisce puntare su una comunicazione ombelicale, su premi attribuiti a startup più sulla base del volume di interviste pubblicate che sull’effettivo fatturato e su un pubblico che è fatto più di startup-lover che di persone a cui stai risolvendo un problema.

Questo non solo è contro la filosofia startup, è proprio contro qualsiasi modello economico: creare una startup significa innanzitutto risolvere un problema in modo nuovo e garantirsi, grazie a questo, una crescita esplosiva in tempi molto brevi.

Dunque: innovazione, crescita, velocità. Senza una di queste tre cose non stai creando una startup, ma un’aziendina che forse arriverà all’anno prossimo, se esce un nuovo bando regionale. E questo non è fare startup, questo è tirare a campare.

Qual è lo strumento migliore per crescere?

L’arma-fine-di-mondo non esiste nel marketing. Noi stiamo lavorando abbastanza bene agendo su tre fronti, in ordine di importanza: customer success, content marketing e paid media. Significa che, prima di tutto, ci interessa che l’utente riesca a trovare la nostra piattaforma facile, intuitiva, rispondente alle sue aspettative e in grado di aiutarlo a raggiungere il successo nel suo lavoro di tutti i giorni.

Qualunque nostro prodotto, commerciale o comunicativo, è ispirato a questa prospettiva strategica. Per quanto riguarda il content marketing, siamo consapevoli che, se sul tuo blog pubblichi solo notizie irrilevanti agli occhi degli utenti, nessuno ti leggerà.

E, se anche ti leggeranno, non compreranno i tuoi prodotti. Per questo, quello che facciamo maggiormente è lavorare sulla soddisfazione di chi ci legge e interrogarci tutti i giorni sulla qualità di quello che esce dal nostro ufficio marketing.

Il mio peggior critico? Mio padre: dirige una PMI e non capisce niente di tecnologia. Quando scrivo qualcosa la prima cosa che mi chiedo è: mio padre la leggerebbe? Capirebbe di cosa sto parlando? Gli interesserebbe? La stessa cosa me la chiedo quando programmo un annuncio pubblicitario.
Per ora funziona: ma non smettiamo mai di testare alternative.

Come si evolve secondo te il mondo freelance?

Per molti versi il mondo freelance si sta evolvendo secondo due direttrici importanti: la macroconsulenza e la microconsulenza. Da una parte, con la macroconsulenza, si va verso l’affiancamento ai tradizionali reparti aziendali: consulenze di marketing, in User Experience o in User Interfaces, consulenze SEO e così via.

È un mercato interessante che può avere un ottimo giro d’affari per altri 5 anni, ma ti serve fare molto network e molto, moltissimo personal branding. Ho percorso questa strada negli ultimi 3 anni, ma mi ha sfiancato.

Inoltre, secondo me gli manca la cosa più bella del freelancing: sentire le cose tue, dargli un tocco personale. Alla fine stai lavorando alle cose di altri e, in sostanza, non hai delle vere e proprie responsabilità su come verranno portate avanti.

Dall’altra parte, parlando di micro consulenza, sempre i più i ruoli tradizionalmente affidati alle agenzie vengono oggi dati a freelance, soprattutto per ragioni economiche.

Qui, purtroppo, i margini di guadagno sono più bassi, serve comunque un po’ di network (che va curato e gestito) e c’è più concorrenza. In più, non sempre i clienti hanno chiara la distinzione di ruoli e quindi ci si ritrova a fare il classico “di tutto un po’”.

Si tratta di scelte, ma per fortuna di lavoro se ne trova ancora tanto, anche perché in Italia troppe aziende sono indietro su tutto oppure preferiscono fare (disastri) da soli. Prima o poi anche loro si dovranno mettere al passo.

Siamo tutti portati per il mondo startup?

No, assolutamente no. La stragrande maggioranza delle persone che conosco non sono portate per lavorare in startup. Sono quelli che, scattate le 18 escono dall’ufficio cascasse il mondo o che staccano tutto lo staccabile, anche in pausa pranzo.

Chiariamoci: credo che la distinzione tra vita e lavoro sia sacra, ma che lavorare in una startup sia più simile a un progetto di vita che di lavoro. In termini pokeristici, sei a un tavolo dove puoi andare solo all in perché sei a corto di gettoni rispetto ad avversari molto più grossi di te. Quindi, se vuoi giocare, devi dare tutto. Sempre, in ogni mano in cui scegli di giocare.

Ti faccio un esempio per capire meglio: la settimana scorsa dovevamo consegnare i regali di Natale ai clienti e abbiamo scelto di scriverli a mano, uno per uno, metterci un fiocco e imbustarli. Abbiamo fatto tutto noi e alle otto di sera io, il mio team, il CEO e il CTO stavamo ancora imbustando. Ho costretto anche la mia compagna a darci una mano, per finire in tempo.

Se non sei disposto a fare questo tipo di sacrifici (che il più delle volte sono molto meno divertenti che fare i biglietti di Natale), il mondo startup non fa per te.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore

Lavora su quello che ami. Investici tempo e dedicatici: il lavoro occupa due terzi della tua vita da sveglio e in genere l’altro terzo lo perdi in operazioni fisiologiche. Non è mai “solo lavoro” perché ti succhia tutto il resto e alla fine della giornata ti senti inutile se stai facendo qualcosa di inutile per te.

Diventa bravo in quello che fai, non perché devi essere meglio degli altri, ma perché la soddisfazione che ricavi dal fare le cose per bene non ha pari.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterest

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.