Travel blogger e web content: intervista a Liz Au

Travel blogger e web content: intervista a Liz Au

Elisa Pasqualetto

In arte Liz, nata a Venezia, città che adora per i suoi misteri e per il legame che da sempre ha con il mare. Appassionata di Social Media Marketing e Laureata in Gestione dei Sistemi Turistici, Travelblogger per passione Web Content Specialist di professione.

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La questione lavoro in Italia non è facile da affrontare. Ma c’è un punto certo che può aiutare chi lavora nel mondo SEO, webwriting, social media marketing: la creazione di un brand capace di veicolare il proprio valore, le proprie capacità. E qual è lo strumento fondamentale per ottenere questo risultato? In una parola: blog.

Aprire e curare un blog è un’opportunità decisiva per un’azienda che vuole accorciare le distanze con il proprio pubblico. Ma è anche (vorrei dire soprattutto) la strada irrinunciabile per creare valore intorno al proprio nome. Fare blogging vuol dire guadagnare in modo diretto, vuol dire farsi trovare dalle persone giuste, vuol dire esserci e creare un curriculum online sempre attuale. E in continua crescita. Questo lo sa bene Liz Au, ovvero Elisa Pasqualetto.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Elisa, ma nel web tutti mi conoscono come Liz, credo che ormai solo mia madre mi chiami con il mio nome di battesimo. Come amo dire, innanzitutto mi definisco una sognatrice, ma sono anche una viaggiatrice e una Web Content Specialist, diciamo che ho la fortuna di fare ciò che mi piace: scrivere e muovermi per il mondo.

Come hai iniziato a fare blogging?

A dire la verità è nato un po’ per caso e di certo non mi aspettavo mi portasse dove sono ora. Nel 2011 sono partita per l’Australia con il Working Holiday Visa, al mio ritorno in patria, nel 2012, ho pensato di aprire Travelling with Liz per raccontare dei miei viaggi.

Solo nell’inverno 2013 ho iniziato ad appassionarmi al mondo del web, del Seo e del Social Media Marketing e così ho cominciato a scrivere sul blog in maniera più regolare, capendo anche a che pubblico volevo rivolgermi. Il mio primo diario l’ho scritto all’età di 10 anni, forse era il caso di seguire questa vocazione… beh, meglio tardi che mai, no?

Da freelance a lavoro indeterminato: raccontaci questa storia

Nel giro di un anno la mia vita è cambiata radicalmente, ad aprile 2014 ho lasciato il lavoro di agente di scalo presso l’aeroporto di Venezia per buttarmi nel mondo della scrittura sul web, iniziando uno stage nella redazione di 2night, alla fine del quale ho fatto la freelance, scrivendo articoli per diverse aziende, ma non ci mangiavo.

La vita da freelance mi è sempre piaciuta, ma non ho mai escluso la possibilità di tornare a lavorare per un’azienda, come dipendente. Ed eccomi qui, fresca, fresca di contratto a tempo indeterminato con Hostelsclub, sito di prenotazione di ostelli e alloggi a basso costo, che mi ha voluto dare fiducia vedendo il lavoro che sto portando avanti sul mio blog e nelle diverse collaborazioni esterne.

Lo storytelling è efficace nel settore traveller?

Assolutamente sì, l’esperienza personale aiuta il lettore ad identificarsi meglio nella situazione raccontata, vivendola quasi in prima persona. Viaggiare, al giorno d’oggi, è alla portata di tutti e avere la possibilità di leggere un’esperienza vera, che non sia un semplice elenco di luoghi da visitare e posti dove mangiare come una qualsiasi guida turistica cartacea, fa sicuramente la differenza.

Quando racconto dei miei viaggi, cerco di portare i miei lettori per mano lungo le strade che ho percorso, tramite le parole cerco quasi di far sentire loro il profumo della zuppa di zucca che ho mangiato ad Amsterdam, e di esprimergli l’emozione che ho provato durante il primo lancio col paracadute a Bondi Beach, metto in gioco per prima me stessa spiegando come comportarsi in caso di overbooking, dando come garanzia il fatto che io stessa l’ho vissuto per prima.

Ciò che voglio dire è che il racconto si avvicina molto più al lettore di un semplice articolo informativo perché è in grado di trasmettere qualcosa che va oltre la semplice e pura informazione pratica, trasmette emozione, esperienza, insomma, dietro le parole c’è una persona vera, che ha vissuto ciò che sta raccontando e le barriere tra chi legge e chi scrive in un certo senso si annientano, è questa, secondo me, la forza dello storytelling.

Storytelling e aziende: un rapporto facile?

Più che un rapporto facile io lo definirei un rapporto delicato, ma mi spiego. Secondo il mio parere personale, lo storytelling utilizzato in azienda funziona fino ad un certo punto, dipende molto dal tipo di azienda che si ha, dal tipo di rapporto che si vuole avere con il proprio cliente e dal prodotto che si vuole promuovere/vendere.

Credo che, fondamentalmente, sia importante non abusarne e non arrivare a prendere in giro il cliente/utente/lettore con storie poco credibili solo ed esclusivamente perché “si è sentito dire che lo storytelling funziona”.

Un lettore perso a causa della poca credibilità che un’azienda può arrivare a trasmettere tramite lo storytelling è un utente potenzialmente pericoloso, c’è da ricordarsi che, volente o nolente, il potere del word of mouth non è assolutamente da sottovalutare.

Come si integra la tua professione in una strategia più ampia?

Essere una webwriter è indubbiamente solo parte del gioco, se si intraprende questa carriera non si può di certo pensare che si limiti al puro atto dello scrivere, bisogna ampliare i propri orizzonti, porsi in un’ottica di continuo aggiornamento e cambiamento.

Chi scrive non può non avere delle conoscenze di seo e di content marketing o di email marketing, oltretutto bisogna sapersi interfacciare con il lettore. Il mestiere di scrivere non si limita al riempimento di un foglio bianco, io con i miei lettori ci parlo, interagisco e un loro commento, anche piccolo, è un regalo e un modo di trasmettermi il fatto che quello che faccio è, in un certo senso, utile.

Un contenuto può essere perfetto ed efficace, ma se non si è in grado di promuoverlo nel modo giusto, purtroppo, è inutile. Un esempio banale: puoi essere il pizzaiolo più bravo di Napoli, ma se nessuno lo sa, nessuno verrà a mangiare la pizza da te, il principio è più o meno lo stesso.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Ottima domanda, dal momento che io mi prodigo in continuazione riguardo l’onestà verso il lettore e sono assolutamente contro i post-marchetta, ma la native advertising non è il pubbliredazionale, anzi, ha come scopo quello di fornire contenuti validi, utili e facilmente condivisibili per cui, credo che sia un ottimo modo per far conoscere un brand.

L’autenticità è data dal tipo di contenuto: un contenuto che è costruito solo ed esclusivamente per sponsorizzare un prodotto non funziona, un contenuto di qualità che viene riconosciuto dal lettore come interessante e valido, degno di essere letto e (nella migliore delle ipotesi condiviso) non va a minare l’autenticità, ma a intensificarla.

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi?

Non vorrei peccare di falsa modestia, ma credo che il progetto con maggior successo, almeno a livello personale, sia proprio il mio blog di viaggi. Ci lavoro ormai da quasi 3 anni, aperto, modificato, migliorato (anche se di lavoro ce n’è ancora un sacco da fare), solo dalla sottoscritta, oltretutto è la mia vetrina ed il motivo per cui, oggi, sono arrivata dove sono!

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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