Personal Branding e Brand Coaching: intervista a Sestyle

Personal Branding e Brand Coaching: intervista a Sestyle
[Total: 0 Average: 0]

Cosa è il brand per te? Un’identità, un marchio, un valore da sfruttare per convincere i clienti che tu hai le carte in regola per svolgere un determinato lavoro? Difficile dare una definizione che abbracci tutti i significati (diretti e indiretti) legati a questa parola.

La certezza è un’altra: hai bisogno di un professionista per sfruttare al massimo il tuo brand. Hai bisogni di un professionista quando devi ottimizzare la tua presenza online e offline. Hai bisogno di un professionista quando devi chiedere il massimo alla tua azienda.

Solo un professionista? Meglio due. Per questo oggi ho deciso di intervistare Enrico Bisetto e Damiano Bordignon di Sestyle, agenzia specializzata in Personal Branding e Brand Coaching.

Chi siete e di cosa vi occupate?
Damiano Bordignon & Enrico Bisetto e ci occupiamo di Personal Branding, Brand Coaching, Digital Strategy e Formazione. Approcci e attività complementari che hanno un unico denominatore: aiutare ciascuno a fare di se stesso la chiave del proprio successo.

Come avete iniziato?
L’avventura di Sestyle è iniziata nella primavera di 4 anni fa. Entrambi avevamo una grande passione per aspetti diversi della comunicazione, capivamo che attraverso il Web si stava mettendo in moto una grande rivoluzione e volevamo utilizzare le nostre competenze e modalità per aiutare professionisti e aziende a trovare il loro posto o a “rilanciarsi” nel nuovo mercato che cominciava a delinearsi.

Una volta avviata una presenza online come Sestyle, i primi mesi sono stati soprattutto di ascolto e poi di dialogo. Così come avviene quando ti “trasferisci” fisicamente in un nuovo quartiere, è buona prassi capire innanzitutto quali usi e abitudini ci sono in quel luogo, per riuscire in un secondo momento a portare i tuoi, in un’ottica di buona integrazione.

Meglio freelance o in team?
Non credo ci sia una risposta esatta. Dipende molto dalle inclinazioni di ciascuno. Ogni posizione lavorativa ha i suoi pro e i suoi contro, ma quando la senti tua allora vedi le cose da una prospettiva diversa e più fiduciosa.

Certo, bisogna anche dire che il nuovo mercato a cui siamo, volenti o nolenti, chiamati a partecipare, ci chiede di essere creativi, di portare novità, di sfornare nuove idee. E la storia insegna che molto spesso i progetti di successo nascono nella testa di qualcuno come “mezze idee”. Poi c’è bisogno di qualcuno che ti dia l’altra mezza, qualcuno che ti aiuti a vedere gli aspetti che ti sfuggono… Insomma, c’è bisogno del contributo di diverse persone affinché il tutto si concretizzi, per cui se anche nasci come freelance, prima o dopo realizzi che da solo non ce la puoi fare.

Ecco perché è importante saper scegliere i collaboratori giusti, ma questo non sempre è facile. Lavorare in team richiede collaborazione reciproca per un progetto comune e non, come la vivono in tanti, sfruttamento di alcuni per la realizzazione di altri. Su questo c’è ancora tanta strada da fare.

Come inizia la vostra giornata? E come continua?
Noi lavoriamo in due sedi diverse, e durante la settimana ci ritagliamo degli spazi comuni per programmare l’attività, fare il punto dei progetti in corso e strutturare quelli nuovi in partenza.

La mia giornata lavorativa, dopo una buona colazione a base di crema Budwig, inizia postando sui Social l’aforisma più in sintonia col mio stato d’animo del momento (o un’istantanea che parli di natura). Quella di Enrico prevede un caffè veloce, una sigaretta e il buongiorno musicale più in linea col suo stato d’animo.

Poi entrambi ci dividiamo tra attività on e off-line, per Sestyle e per i clienti (ad Enrico la parte più dedicata all’online, a me quella off line. Ma d’altra parte, l’hai mai visto un Sagittario che riesce a star dietro ad una scrivania tutta una giornata?). Alcune mie giornate io poi le spezzo con la Boxe, ma questa è un’altra storia ;).

Cosa vuol dire lavorare sul brand oggi?
Vuol dire svelare il potenziale che ciascuno ha per le mani, che si parli di un’azienda o di una persona, trovando nuovi spazi e modalità per entrare in relazione con gli utenti.

È finito il tempo in cui poter dire “ho un’attività” piuttosto che “vendo…”. Anni fa bastava, oggi non più.

Il mercato ci chiede di trasformare il nostro modo di vedere le cose. Un’attività non è solo un prodotto, è emozione, storia, vision, umanità, comunicazione e coinvolgimento.

Un enorme potenziale che oggi dobbiamo riscoprire (dovevamo farlo già ieri…) e comunicare in modo chiaro, coerente e distintivo, sfruttando tutte le potenzialità e luoghi che oggi abbiamo a disposizione, dentro e fuori la rete. Solo in questo modo usciremo vincenti (e maggiormente gratificati) dalla crisi.

Come si integra la vostra professione in una digital strategy?
Una buona digital strategy prevede che si parta dall’Identità del Brand, dagli obiettivi che si pone e dalle potenzialità e particolarità che racchiude (vedi? In fondo l’I.P.E.R. Formula è sempre applicabile). Una volta che siamo riusciti a sviscerare questo, ecco che l’attraverso la digital strategy si riesce a progettare e a creare la presenza digitale in modo efficace e proficuo.

Native advertising e branded content: le implicazioni riguardo l’autenticità del web?
Le implicazioni dipenderanno dalla risposta che ciascuno si darà al: “Perché lo sto facendo?”

Mi spiego meglio. Se io approfitto della reputazione che mi sono costruito (e grazie alla quale ho un determinato seguito) per consigliare (se pur in modo velato) un prodotto o un servizio, ma non ci credo veramente o lo faccio puramente per un tornaconto economico, allora prima o dopo la mia community realizzerà la mia mancanza di coerenza e la mia reputazione non potrà che uscirne demolita. Viceversa, se il mio “promuovere qualcosa” è motivato dalla volontà di dare un contributo autentico e disinteressato, in linea con i miei obiettivi, allora la mia reputazione ne uscirà di sicuro rafforzata.

Come sempre, ciascuno si qualifica per le decisioni che prende.

La gestione dei social media passa dal Marketing Department a PR e Customer Service: risultato?
Non ho dati certi in mano, ma credo che la tendenza sarà quella. Maggior ascolto degli utenti e capacità di entrare in empatia generano engagement, e da qui al ROI il passo non è poi così distante.

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi? Perché?
Per motivi di privacy non possiamo fare nomi e cognomi (da questo punto di vista il Personal Branding è un po’ come il ghost writing), però ti posso dire che abbiamo avuto la fortuna di aiutare un importante manager a definire con precisione il suo Brand Personale e a capire come comunicarsi al meglio sul web.

È stato importante per due motivi: il primo è perché in Italia molti manager ancora sottovalutano l’importanza della presenza online e, quando la prendono in considerazione, spesso tendono a delegarla a terzi. Nel nostro caso, invece, ci siamo relazionati con una persona che vedeva nel web un’interessante opportunità e la voleva gestire in prima persona.

In secondo luogo, lavorando innanzitutto sull’identità del manager, siamo riusciti a far emergere quegli aspetti “Personal” che erano particolarmente in sintonia col Corporate Branding dell’azienda. Puntando su questi, è stato possibile sviluppare una presenza online che fosse particolarmente sulle corde del manager e che potesse gestire fin dall’inizio con facilità e …divertendosi. E il fatto che a distanza di mesi lui sia diventato totalmente autonomo nella gestione dei suoi account, rappresenta per noi un motivo di grande soddisfazione.

 

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterest

Trackbacks/Pingbacks

  1. Personal branding: da dove iniziare? | MediaBuzz - […] domanda. Tutti dicono che bisogna fare personal branding, che non puoi sopravvivere senza personal branding: il freelance deve impegnarsi…
  2. Giacomo Freddi tra le eccellenze italiane di MediaBuzz | MediaBuzz - […] lavora nel mondo del personal branding o della SEO ha tante storie da raccontare: le aziende devono cogliere la…
  3. Intervista a Dario Vignali, il “costruttore di sogni” del web | MediaBuzz - […] a chi ha dedicato la propria vita al Web Marketing. Ci sono gli esperti di personal branding come Sestyle…
  4. Un mondo di Marketing: intervista a Marko Morciano | MediaBuzz - […] figure trasversali in grado di occupare settori del webwriting, del social media marketing e della brand identity. Ecco perché…
  5. Come distruggere il tuo brand con un profilo Facebook | MediaBuzz - […] ma anche ricco di insidie. Ecco perché oggi voglio affrontare questo argomento: stai facendo personal branding con Facebook? Perfetto,…

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.