agenda digitale italiana

Nuova linfa per l’agenda digitale italiana

Così sembra. Queste sono le intenzioni del governo per il 2015: dare nuova linfa vitale alla travagliata agenda digitale italiana. Ovvero un indirizzo che la comunità europea ha suggerito all’Italia (ma anche ad altri paesi) per raggiungere una crescita intelligente e un utilizzo concreto delle risorse disponibili.

L’ADI è stata realizzata in seguito alla sottoscrizione da parte di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea dell’Agenda Digitale, presentata dalla Commissione Europea nel 2010 (fonte).

Obiettivo ultimo: crescita economica, innovazione, sviluppo sostenibile.  L’Italia fino a questo momento non ha dimostrato grande attenzione a questi punti. Anzi, basta dare uno sguardo ai risultati ottenuti in campo scolastico per avere uno scenario infelice.

Questo dipende anche dagli infiniti ritardi che affliggono il percorso, ma le intenzioni, appunto, sono altre: per questo motivo il Consiglio dei Ministri del 1 dicembre 2014 ha approvato l’agenda per la semplificazione 2015-2017.

Velocizzare la digitalizzazione

Questo significa che governo, regioni ed enti locali hanno definito dei tempi ben precisi per l’attuazione dei progetti: un sistema che dovrebbe aiutare a recuperare il ritardo storico che affligge l’agenda digitale italiana.

Un’agenda che non è frenata solo da un ritardo temporale. La costruzione di una banda larga ultraveloce è tra gli obiettivi, ma spesso è un problema culturale e non solo infrastrutturale. Ci sono ancora zone non ancora coperte da ADSL, ma il sistema Italia non è abituato a sfruttare tutte le potenzialità del web: solo il 50% delle famiglie, infatti, è disposto a pagare una banda larga. 

E anche se l’uso degli e-commerce è in continua crescita, registrando un giro d’affari di 13,2 miliardi di euro, siamo decisamente indietro (al 27esimo posto avanti solo alla Romania e dopo la Bulgaria) per l’uso di servizi di e-government.

egovernment agenda digitale italiana

Recuperare il ritardo

L’obiettivo fondamentale, per ora, è quello di creare un’identità digitale per i cittadini. La stima è ottimista: creare 3 milioni di identità per il settembre 2015 e 10 milioni entro il 2017. Ma in cosa consiste esattamente questo progetto?

La cittadinanza digitale dovrebbe – in linea con lo spirito dell’agenda digitale – assicurare servizi e welfare agli italiani grazie all’uso delle nuove tecnologie digitali.

Detto in altre parole, attraverso un unico PIN gli italiani potranno entrare in un’interfaccia per definire una serie di servizi: pagamento delle imposte, dichiarazioni, comunicazioni ufficiali. Attraverso un’unica password sarà possibile accedere con qualsiasi dispositivo alla tua identità online, e dialogale con le istituzioni bypassando gli sportelli, le file, gli uffici.

Un sogno?

In realtà è difficile fare pronostici e scommesse. Fin troppi sono i flop registrati in Italia per dare completa fiducia al lavoro del governo. Pensa, ad esempio, al disastro legato al portale Italia.it: sessanta milioni di euro spesi in anni e anni di cattiva gestione.

Risultato? Portale in bancarotta e direttore che pubblica una lettera di dimissioni. Altri settori (tipo il giornalismo) non se la passano meglio: l’Italia sembra essere un paese lontano dalla digitalizzazione virtuosa dei cittadini, e sono i dati a dirlo.

Non per questo credo che sia giusto essere poco fiduciosi nei confronti della cittadinanza digitale. Unica condizione: deve diventare uno strumento per velocizzare la soluzione dei problemi, non un semplice passaggio in più da affiancare alla classica trafila cartacea. Sei d’accordo?

Fonte immagine: picjumbo

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