Meglio l’inbound marketing? La parola a Dario Ciracì

Meglio l’inbound marketing? La parola a Dario Ciracì
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Cosa significa oggi lavorare sul web? Cosa significa acquisire le competenze necessarie per operare in un settore come quello del marketing che passa attraverso le maglie di Facebook, Twitter, Google Plus e i vari motori di ricerca?

Basta fare SEO? Basta fare Native Advertising? Oppure dobbiamo puntare sull’inbound marketing, ovvero su quella forma di pubblicità che tende a creare contenuti interessanti che si facciano trovare da una determinata nicchia? La conversazione è interessante: la parola a Dario Ciracì.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Dario Ciracì, ho 31 anni e mi occupo principalmente di sviluppare e seguire strategicamente e operativamente progetti di web marketing che abbiano l’obiettivo di aumentare la visibilità organica di un brand nel web.

Le mie aree operative sono quindi principalmente Social Media, SEO e Content Marketing, attraverso le quali, assieme al mio team, sviluppo la brand awareness e identity e la visibilità organica nei motori di ricerca sia di aziende sconosciute, che di aziende già note.

Come hai iniziato? 

Ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo nel 2008. I miei studi in Economia e Marketing mi hanno dato le basi che poi mi sono state utile per approcciare e comprendere in modo veloce l’utilizzo dei Social Media nei processi di marketing delle aziende. I miei studi mi hanno spinto inoltre a sviluppare un brand che rappresentasse la mia stessa attività, cosa che ho perseguito con Webinfermento.

Successivamente ho scoperto la stessa passione anche per i motori di ricerca, prediligendo sempre strategie del tutto naturali e legate all’inbound marketing e allo sviluppo e crescita del brand, piuttosto che forzature innaturali spesso sotto i riflettori di Google.

Una cosa che credo mi distingua, sia il fatto che quando ho cominciato non avevo esperienza pregressa, ma soltanto tanta passione, determinazione, voglia di imparare e crescere, soprattutto crescere in fretta.

Meglio lavorare come freelance o in agenzia?

Ognuna di queste scelte ha dei pro e dei contro. Nel nostro settore, iniziare a lavorare come freelance 5 anni fa poteva ad esempio essere più conveniente rispetto ad oggi. Questo perché 5 anni fa c’era meno competizione, meno blog attraverso i quali emergere e farsi notare e meno attenzione a questo stesso mercato e alle varie aree professionali.

Oggi il mercato è molto polverizzato; vuoi anche per la flessibilità del lavoro e la crisi finanziaria che, in Italia, si respira ancora. Ci sono tantissimi ragazzi che scelgono il web come lavoro per maggiore facilità d’accesso e meno barriere all’ingresso rispetto ad altri mestieri. In realtà è un concetto errato. Il proliferare di corsi di formazione in questo settore (spesso tenuti da gente priva di reale esperienza nel settore) ha dato l’illusione che basta fare un corso o aprire un blog per diventare esperto seo, social media expert o altro. La realtà poi è che ci si trova di fronte a una domanda del mercato alla quale risponde un’offerta eccessiva.

In un periodo come questo un’agenzia può dare una certezza remunerativa e una sicurezza in più e sicuramente ti togli di dosso l’oneroso compito di gestire i clienti, anche dal punto di vista commerciale, perché in agenzia lo farà qualcun altro al posto tuo.

C’è però da dire che le soddisfazioni (anche economiche) che può darti il lavoro come freelance sono impareggiabili: dall’accesso diretto alla gestione di grandissime aziende, al fatto che sviluppi e porti avanti un tuo stesso brand, a percepire anche più di quanto prenderesti come dipendente.

Cosa significa lavorare come SEO oggi?

Significa prima di tutto analizzare un sito web e evidenziarne problematiche che limitano la visibilità organica e risolverle. Poi definire obiettivi di crescita e di sviluppo del brand. Cosa si vuole ottenere? Dove si vuole arrivare? Fino a che punto si è disposti ad investire (e a crescere)?

In base a queste risposte possiamo decidere di sviluppare un piano di crescita dell’azienda i cui ritorni si vedranno poi sul traffico organico dello stesso sito. Chi investe nella SEO deve però, soprattutto oggi, essere conscio del fatto che si cresce nel tempo, senza picchi improvvisi e che è del tutto inutile stare in cima alla top 3 di Google per una chiave mediamente competitiva se poi questa non converte e ci stiamo dimenticando di ottimizzare per altre chiavi di coda lunga e altre pagine prodotto che invece (scopriamo), stanno convertendo.

Fare SEO oggi significa contribuire per un buon 60% di tutto il web marketing alla crescita organica di un brand. Non significa più fare automazione e manipolazione come una volta. Ormai questo modus operandi sta per fare la fine dei dinosauri.

Come inizia la tua giornata?

La prima ora la dedico alla gestione delle mail in entrata e al mio aggiornamento. Leggo un po’ di SEO e Social Media News dalle fonti che reputo più autorevoli. Poi mi dedico alla gestione dei progetti in funzione della loro priorità, solitamente in base alle scadenze, il tutto intervallato, ogni tanto, a qualche pausa su Facebook o Google+ (uso molto meno Twitter).

SEO, Copy, Social Media: come si integra la tua professione? 

Chi fa un mestiere come il mio deve essere in grado di essere competente sotto più aspetti. Ho iniziato a scrivere di web marketing dal 2009, ma avevo blog personali già nel 2005. La scrittura mi ha sempre appassionato e un articolo diventa di qualità anche se è scritto bene.

Dell’importanza dei social media ne parlo ormai da 5 anni sui blog e ritorno spesso sul fatto che possono essere segnali indiretti di influenzamento dei motori di ricerca, in quanto possono trasformarsi in cassa di risonanza dei contenuti condivisi che, se scoperti da altri blogger, possono essere ripubblicati citati e linkati.

Spingere all’integrazione tra contenuti di qualità, articoli eccezionali scritti da autori competenti, SEO ed un’ottima gestione dei social media e delle relazioni con i blogger è il mix esplosivo che permette di trasformarti in un brand.

Native advertising e branded content: l’autenticità del web è in pericolo?  

Personalmente, ogni forma di advertising, per quanto innovativa o integrata nei contenuti o meno, è una tecnica interruptive. Io sono per l’inbound marketing e preferisco sviluppare strategie che attraggano il target interessato ai contenuti o altre iniziative prodotte dall’azienda. Il resto mi interessa e mi appassiona poco.

Qual è stato il progetto di maggior successo?

Ecco, proprio perché sono il datore di lavoro di me stesso e sono cresciuto facendomi le ossa sul campo e partendo da zero, ho potuto seguire diverse aziende e lavorare anche in settori completamente diversi tra loro e occuparmi anche di strategie differenti.

Ho organizzato un blog tour, realizzato il primo hangout on air su Google+ per un’importante azienda in Italia, ho gestito i profili sociali di una Pubblica Amministrazione, formato un’azienda del B2B all’uso del corporate blog e dei social, ho contribuito alla crescita un piccolo B&B ora di fama nazionale e ho lavorato alla SEO e alla Link Building in uno dei settori più competitivi del web.

Sicuramente il progetto per me di maggior successo è quello di aver lavorato all’infografica più virale mai realizzata in Italia e tra le 5 più virali mai realizzate al mondo Sesso e Cibo: istruzioni per l’uso.

Realizzare un prodotto virale mi mancava e sicuramente non pensavamo che avesse questo successo. Ad oggi conta oltre 60 mila condivisioni nei social media, oltre un milione e mezzo di visualizzazioni e circa 100 ripubblicazioni ottenute con circa 300 backlink acquisiti, anche da siti molto autorevoli.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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