Legge di Stabilità, il paradosso del digitale in Italia

Legge di Stabilità, il paradosso del digitale in Italia
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Da ogni parte del mondo arrivano segnali interessanti per quanto riguarda la possibilità di usare le nuove tecnologie digitali come leva per la ripresa economica. In Italia le cose si muovono diversamente: la legge di stabilità decreta un taglio del 50% per quanto riguarda le spese per ICT della Pubblica Amministrazione.

La fonte è Il Fatto Quotidiano, e basta fare un giro su Google News per trovare decine di articoli che approfondiscono questa notizia. Il paradosso è chiaro: l’Italia crescerà grazie al digitale. Saranno le nuove tecnologie a spingere la rinascita del Belpaese. Il meccanismo è semplice: maggiore penetrazione dei device, nuovi interessi da parte delle aziende in termini pubblicitari, nuovi posti di lavoro. Nuove professioni. Nuovi scenari per le aziende che offrono e per quelle investono.

Possiamo puntare solo sul digitale. Qui abbiamo una rivoluzione non solo economica, ma anche delle abitudini. Siamo di fronte a un nuovo modo di intendere le azioni quotidiane, gli acquisti, le prenotazioni, l’organizzazione del tempo ludico e professionale. Tra qualche anno faremo la spesa su internet. E il sistema Italia dovrebbe cogliere al volo l’opportunità.

La dovrebbe cogliere grazie alle eccellenze digitali che può offrire, la dovrebbe cogliere perché ha un grande bisogno di rilanciare prodotti e servizi competitivi. Il problema si biforca: da un lato le infrastrutture non aiutano la diffusione della banda ultra larga, dall’altro c’è una forte resistenza culturale ad accettare l’avvento della rivoluzione digitale.

Da leggere: Italia, paese ipertecnologico secondo Ericsson

Usare meglio i dati (ma quali dati?)

Il punto di vista del premier, nel suo tweet lanciato per annunciare la rivoluzione digitale, sembra interessante. Comprare meno prodotti, usare meglio i dati. Come non essere d’accordo. Come contestare tale buon senso. Secondo la legge di stabilità (che coordina la finanza pubblica dei vari livelli di governo) i dirigenti dovranno dimezzare le spese legate a computer e software. Un punto di vista che può essere anche comprensibile.

Mi viene in mente il Software Libero. Perché acquistare migliaia di licenze per Windows o per Office quando puoi usare alternative gratuite, legali ed equivalenti da un punto di vista tecnico? Perché non usare Open Office per scrivere documenti? Perché non installare Ubuntu come sistema operativo? Questa è un’operazione virtuosa, e risparmiare su questo punto potrebbe portare a grandi vantaggi nella Pubblica Amministrazione.

Quindi avanti con le spese sostenute. Secondo la legge di stabilità, in particolar modo l’articolo 29 del disegno, tutti gli acquisti dovranno passare dal Consip in modo da centrare l’obiettivo: ridurre del 50% le spese rispetto al triennio che va dal 2013 al 2015. Questa scelta sembra andare in direzione opposta e contraria rispetto ai piani dello stesso Renzi, che prometteva crescita digitale per tutti.

In particolar modo, il piano del Presidente del Consiglio per rispettare la tanto attesa e maltrattata Agenda Digitale prevedeva la banda ultra larga per tutti gli edifici pubblici. Un obiettivo interessante, ma da dove partiamo? Qual è lo stato attuale della Pubblica Amministrazione?

Per approfondire: crescere in digitale, la cultura parte dal basso.

Un paese lento

Ecco, questa è la sintesi ideale. Siamo uno dei paesi più arretrati in termini di diffusione della banda ultra larga. Come già sottolineato in altri articoli, l’Italia è fanalino di coda insieme a Grecia, Balcani e Turchia per quanto riguarda la velocità della rete internet. Lo studio dell’Indipendent usa tinte fosche per dipingere la nostra situazione sulla cartina europea.

Legge di Stabilità, il paradosso del digitale in Italia

Il divario tra nord e sud Europa è anche culturale. E ci possiamo lavorare. Per superare queste differenze in termini di connessione non è possibile escludere gli investimenti. Dobbiamo risparmiare sul tipo di software da utilizzare, ma c’è un elemento che Il Fatto Quotidiano sottolinea con enfasi: il 45% della pubblica amministrazione locale accede a internet con il doppino in rame.

Sai cosa vuol dire questo? Un uso primordiale del web, una connessione che non può sfruttare neanche una minima parte delle potenzialità odierne della rete. Se a questo dato ci abbini il fatto che, come ha fatto notare l’osservatorio Netics, l’età media dei computer utilizzati è vicina ai 5,5 anni e che i software sono ormai obsoleti il quadro è chiaro. E non è per niente positivo.

Anche le associazioni fanno sentire la propria voce. In prima fila c’è Confindustria digitale che sottolinea la forte incongruenza dell’azione di governo: da un lato rilancia la strategia digitale, dall’altro mortifica gli investimenti in un settore che dovrebbe portare segno positivo per il 2015. Un segno positivo che dovrebbe essere accompagnato, come suggerisce Antonello Busetto di Assiform, da una digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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La tua opinione

Dopo anni di buio, il digitale in Italia sembra proteso verso un miglioramento generale. Anzi, può diventare il vero motore della nazione. Le strade si contrappongono: da un lato è giusto operare nel miglior modo possibile per contenere le spese, dall’altro ci chiediamo: è possibile innovare ed eccellere in questo settore dimezzando le spese? Dove sono gli investimenti per portare la banda larga in ogni edificio pubblico?

Per sfruttare la forza inarrestabile del digitale hai bisogno della giusta cultura, una cultura disposta ad accettare il cambiamento senza frizioni. Ma anche di un substrato tecnologico in grado di agevolare le novità. Sei d’accordo? Secondo te le operazioni di Renzi tengono conto di questi elementi? Tagliare le spese per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non è forse un rischio eccessivo? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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