La storia della SEO: intervista ad Adriano De Arcangelis

La storia della SEO: intervista ad Adriano De Arcangelis

Adriano De Arcangelis

Imprenditore, esperto di marketing digitale. Sono il CEO di DEA Marketing e fondatore del progetto di formazione SEO Training. Da oltre 15 anni affianco clienti italiani e internazionali accompagnandoli nella crescita della loro azienda.

[Total: 1 Average: 5]

Questa intervista è particolare. Il motivo lo trovi nel titolo: qui c’è un pezzo di storia della SEO. Adriano De Arcangelis è un professionista del settore search engine optimization. Ora mi dirai: “Ok, ne hai intervistati tanti, hai riportato le esperienze di Francesco Margherita, Benedetto Motisi, Domenico Puzone, Claudio Marchetti… Qual è la novità?”.

Mentre la maggior parte di noi stava solo pensando di aprire un blog o di iniziare a modificare un tag title, Adriano De Arcangelis già faceva SEO, si occupava di link building e trovava la strada che tutti sperano di incrociare: guadagnare con il web. Non ti sembra un buon motivo per intervistare Adriano?

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao Danilo, piacere di rispondere alle tue domande. Sono Adriano De Arcangelis, Ho 32 anni appena compiuti, sono un imprenditore digitale e mi occupo di dare forma ai miei desideri con l’aiuto della rete.

Negli ultimi 15 anni ho trasformato molte idee in progetti e poi in aziende. Oggi ne gestisco una decina con l’aiuto del mio staff, rigorosamente online. Oltre a far crescere i miei business, aiuto altri imprenditori come Coach per strutturare la visibilità online. Amo definire i miei clienti “imprenditori felici” perché, quando c’è una strategia, il search marketing può dare grandi soddisfazioni.

Racconta ai lettori come hai iniziato

La mia avventura inizia per caso nel 2001 insieme a mio cugino dopo aver realizzato il primo sito web. Da allora è stato amore per la rete che è diventata subito il mio lavoro. Quando andavo alle superiori avevo già i miei clienti, sfruttavo la ricreazione per rispondere alle email.

Non ero uno studente perfetto, facevo il minimo indispensabile a scuola perché non avrei dovuto cercare un lavoro una volta conquistata la maturità: me lo ero già creato 🙂

I miei primi passi erano orientati al guadagno online (brutta malattia da cui non sono più guarito), in particolar modo alle affiliazioni. Avevo capito che il web aveva un grande potenziale. Poteva offrirmi lavoro e clienti grazie alla capacità di creare siti web, ma con la SEO generavo profitti automatici anche mentre dormivo.

Il 2003 è stato l’anno della svolta. A Milano e a Bologna, durante i primi raduni, incontravo altri ragazzi come me che stavano facendo un percorso simile al mio. Furono anni molto intensi, ero travolto da questa passione, concentrato sui miei obiettivi e determinato a raggiungerli.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Su questo argomento ognuno ha il suo punto di vista. Ho vissuto entrambe le categorie: quando ho iniziato ero un freelance e lo sono stato fino al 2006, anno in cui ho fondato la DEA Marketing.

Un freelance ha dei vantaggi operativi, è più rapido nelle piccole decisioni, ha un’autonomia estrema e può gestire le attività secondo i propri ritmi. Il problema è che il suo tempo è limitato e di conseguenza i suoi potenziali guadagni.

Questo aspetto non mi piaceva. Vendere il tuo tempo può andar bene, ma solo se è una parte delle attività. Il tempo è limitato ed è la risorsa più importante. Un freelance ha un massimo di attività che può seguire e gestire, da un certo punto in poi diventa limitante.

È vero, puoi collaborare con esterni. Ma se sono freelance non sempre le cose funzionano, non ci sono garanzie e i costi potrebbero essere maggiori.

adriano de arcangelis

Nel 2006 ho deciso di passare da freelance a imprenditore, proprio perché non volevo porre limiti a ciò che potevo realizzare. Per poter inseguire questi obiettivi l’unico modo era assumere dei collaboratori a cui delegare attività.

Ti riporto un esempio dell’amico Stefano Mini: il tuo business è un’auto da corsa, il volume di affari è la velocità; un freelance ha una cilindrata più piccola rispetto a un’azienda, entrambe le auto possono andare a 120km/h ma solo una delle due può raggiungere i 200 km/h e oltre.

Per questo ritengo che un’azienda sia in grado di andare molto più veloce e di segmentare le attività per reparti specializzati (più pistoni al motore). Ovviamente è un mio punto di vista, ognuno ha la sua visione delle cose.

Come inizia la tua giornata?

La mia giornata inizia in modo atipico, non ha un orario preciso. Dopo tanti anni ho abbandonato la sveglia. Credo che una delle più grandi ricchezze che un uomo possa avere è la libertà di definire i propri orari, seguendo un calendario personale e non imposto dalla società.

Mi sveglio abbastanza presto ma senza lo stress della sveglia. Alle 8:30/9:00 raggiungo la mia postazione di lavoro (a casa) ed “entro in Matrix” con i miei 50 pollici di schermi e la mia sedia sportiva. Inizio a correre sulle autostrade del web tra riunioni con lo staff, appuntamenti con i clienti, consulenze e business plan digitali e collaborativi.

Ma non è sempre stata così la situazione. Per diversi anni ho avuto un ufficio nel Polo Tecnologico di Roma, vicino casa mia. Ero un imprenditore, il “capo”, ma non mi sentivo più libero dei miei dipendenti. Ogni mattina dovevamo uscire di casa, prendere la macchina (o l’autobus a seconda del caso) e raggiungere l’ufficio.

Eravamo già all’epoca un’azienda atipica: prima di pranzo giocavamo alla “tedesca” in giardino e facevamo molto team building, ma c’era un limite. Dovevamo fare ogni giorno un’ora di autobus per raggiungere il posto di lavoro e un’altra per tornare a casa, pranzavamo in mensa e poi usavamo Skype per comunicare in ufficio. Allora presi una decisione storica: far lavorare tutti da casa.

Una sfida bella, ma allo stesso tempo piena di insidie. Avevamo creato un gruppo di lavoro affiatato, ma non vedersi di persona limita. Dopo diversi anni ho perso qualche opportunità, ma credo di averne guadagnate almeno il doppio. E non parlo solo a nome mio, ma anche per i miei dipendenti che possono lavorare da casa. A me interessa solo che lo facciano bene.

SEO: cosa significa per te?

Per me significa molto più che Search Engine Optimization. La SEO è stata la chiave della mia libertà, la base della mia crescita imprenditoriale. La SEO per me è molto più che un acronimo, per me è opportunità.

Stiamo parlando di uno strumento con cui è possibile raggiungere qualsiasi persona nel mondo. L’unica cosa che ci serve sapere: cosa cercherà su Google. La SEO è passione, è arte, è libertà. Se oggi vivo a Gran Canaria, un’isola nell’oceano Atlantico, è grazie alla SEO: mi ha permesso di creare il futuro che volevo e di disegnare la mia vita inseguendo i miei sogni e le mie ambizioni.

Contenuti e blogging, amici prediletti della SEO?

Guarda Danilo, su questo punto ci sono diverse scuole di pensiero. Non è il tipo di domanda che andrebbe fatta a uno che ha iniziato agli albori della link building. E che ha posizionato migliaia di siti con contenuti artificiali e di bassa qualità.

Ma non sono un pazzo, riconosco l’importanza del contenuto e ho grande stima di chi produce articoli utili per l’utente e quindi per Google. È un elemento importantissimo, come dice l’amico Marcello Marchese: “Scrivere è come stamparsi soldi da soli”. Quando pubblichi un post o un contenuto stai creando valore per chi ti legge e, di conseguenza, guadagno per te.

Native advertising: come si inserisce in questo percorso?

Come tante altre cose, gli hanno cambiato nome ma esiste da sempre. Quante volte io stesso (in tempi non sospetti) ho applicato il native advertising? Un miliardo di volte, solo che non si chiamava in questo modo. Un po’ come la storia dell’inbound marketing, si danno nuovi nomi alle cose ma chi otteneva risultati prima già applicava questa logica. Anche se non si chiamava così.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sulla SEO?

Con la nascita e la diffusione dei social network sono nati molti canali in grado di intercettare l’utente ma, a costo di apparire come un vecchietto del web, la mia idea è questa: il ROI che può dare la visibilità sul motore di ricerca non ha eguali.

Posizionare un sito web su una ricerca significa intercettare qualcuno che sta cercando la nostra offerta. Meglio di così non credo sia possibile. Pertanto ogni azienda con un buon prodotto o servizio dovrebbe puntare sulla SEO. Ci sono migliaia di clienti pronti a comprare i suoi prodotti o servizi, devono solo trovarli. Per questo c’è la search engine optimization.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore

Il consiglio che posso dare è semplice: credete in quello che fate, non vi arrendete mai e sbagliate, sbagliate, sbagliate. Fallire è la parte più importante del successo, online e non.

La nostra esperienza non è altro che la somma dei nostri errori, dobbiamo sfruttare queste esperienze come delle grandi opportunità di crescita. Più sbagliamo più impariamo, più impariamo meno sbagliamo: non è uno scioglilingua ma il mio punto di vista.

Danilo, ti ringrazio per questa intervista, spero di aver dato qualche spunto utile ai lettori e sono a disposizione per eventuali domande nei commenti 🙂 Un abbraccio a tutti dal GoldHat.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterest

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.