La Native Advertising è rischiosa per l’autenticità del blog?

Domanda secca, risposta difficile da formulare in poche battute.

Parlare di Native Advertising vuol dire descrivere una forma di pubblicità integrata nella linea editoriale di un portale o di un blog. Per anni ci siamo lamentati delle pubblicità invadenti che interrompevano la fruizione dei contenuti audio e video con messaggi fuori luogo.

Oggi tutto cambia, e la native advertising ci propone un nuovo modello. Un modello meno invadente, integrato con i contenuti che amiamo, legato alla linea editoriale, all’estetica, ai contenuti.

Quasi non sembra di gestire una pubblicità.

Ma è proprio questo il dato sensibile che lascia qualche dubbio: la native advertising mette a rischio l’autenticità del blog o della piattaforma che ospita i contenuti? Rischia di fuorviare il lettore che può scambiare un contenuto pubblicato a pagamento per una scelta indipendente dell’autore?

Ho avuto la fortuna di incrociare questa infografica pubblicata su Copyblogger in cui si cerca di fare il punto della situazione: cosa significa fare Native Advertising nel 2014? È conosciuta come forma di pubblicità? Si investe in questo settore?

E, soprattutto, come è percepita dai lettori?

La risposta è interessante: il 61% degli intervistati considera la Native Advertising non ingannevole. Di parere opposto la restante fetta della torta: il 39% degli intervistati pensa che questa forma di pubblicità possa mettere in pericolo l’autenticità del sito.

Un punto di vista interessante, non credi? C’è ancora tanta gente che considera la native advertising come un contenuto ingannevole. Eppure non c’è bisogno di andare nel territorio della pubblicità integrata per avere dei contenuti poco obiettivi, influenzati da altri interessi.

Interessante il parere di Valentina Tanzillo a tal proposito:

la native advertising è un annuncio pubblicitario meno invasivo e in molti casi può dare informazioni utili ai lettori in relazione a un determinato argomento. I problemi sull’autenticità del web sono gli stessi che si presentano nel caso delle recensioni dei blogger.

La recensione di un blogger è perfettamente lineare? Onesta al 100%? Il giudizio di un prodotto/servizio è viziato dal fatto che ha avuto in dono il suddetto prodotto/servizio? Qui gioca molto la credibilità del blogger, il nome che si è costruito nel corso degli anni, e la sua capacità di dare un giudizio onesto.

Anche negativo.

La Native Advertising è integrazione con il mondo della comunicazione: è la pubblicità che diventa informazione integrata, è un messaggio facile da individuare come sponsorizzato ma che ci fa piacere leggere. La Native Advertising, in definitiva, è la pubblicità che diventa utile.

Ovviamente deve esserci un equilibrio. Non puoi trasformare un portale in un rifugio di articoli pubblicitari. Non ha senso. Si tratta di uno stravolgimento dell’ordine costituito.

Al centro devono esserci sempre i contenuti degli autori indipendenti. Proprio come avviene sul Corriere della Sera e sul New York Times.

Secondo te la native advertising mette in discussione l’autorevolezza di questi portali? Io credo di no, ma lascio nei commenti lo spazio per la tua opinione.

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