Il giornalismo italiano è pronto al digitale?

Il giornalismo italiano è pronto al digitale?
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Il mondo si muove intorno alle informazioni. La connessione veloce è uno strumento in mano ai cittadini per ottenere un bene difficile da quantificare: l’accesso alla conoscenza, e in particolar modo alle informazioni.

Un individuo informato è un individuo che conosce la realtà che lo circonda, che a chi rivolgersi per risolvere un problema e soprattutto che è consapevole della sua condizione politica, economica e sociale.

Più connessione a internet, più informazione. In questo scenario i quotidiani online giocano un ruolo importante. Sono i quotidiani, infatti, a detenere i principali canali di comunicazione dato che hanno ereditato un’autorevolezza ampia. Un’autorevolezza guadagnata in anni e anni di attività offline.

Qual è la realtà dei quotidiani online?

Nonostante molti anni di attività, nella maggior parte dei casi, restano delle semplici traduzioni della versione cartacea sul digitale. La ricerca dell’Odg Toscana sul mondo del giornalismo digitale italiano parla di redazioni che considerano il digitale “più come uno strumento tecnico/tecnologico che come un nuovo modo di fare giornalismo”.

Il giornalismo italiano è pronto al digitale?

Le redazioni che hanno vissuto la comunicazione cartacea fanno fatica a evolvere macchinose gerarchie verso le dinamiche digitali: basta dare uno sguardo ai principali quotidiani online per trovare una totale assenza del concetto di web 2.0.

Qualche esempio? L’embedded viene completamente ignorato, così come quello di citazione della fonte: i video vengono scaricati da Youtube e caricati su una piattaforma proprietaria.

Molti quotidiani rendono difficile la vita di chi vuole commentare inserendo dei moduli di iscrizione per chi vuole lasciare un contributo, ignorando qualsiasi logica che impone una semplificazione dei processi che portano alla condivisione e commento.

Nuova linfa con il giornalismo online?

Il web 2.0 forza il paradigma culturale del giornalismo tradizionale. Forse andrà meglio con la stampa digitale, quella che nasce e si sviluppa online.

Anche in questo campo ci sono brutte notizie. I quotidiani online sono spesso sull’orlo del baratro (quindi con i conti in rosso) e il motivo lo riassume Marco Alfieri mentre parla de Linkiesta:

“Linkiesta è la storia di un insuccesso (…) Dico che è la storia di un insuccesso perché ad oggi Linkiesta non è un progetto editoriale sostenibile. Per arrivarci servirà molta più radicalità nell’innovazione, nei formati, nei linguaggi, nella tecnologia, nella cultura” –  Il Fatto Quotidiano

Innovazione. Serve innovazione. Ma cosa significa questo? Basta prendere la buona abitudine di inserire le fonti e i contenuti multimediali all’interno degli articoli? Basta lasciare spazio ai lettori che vogliono commentare?

No, il concetto è un altro

Non bastano modifiche di forma: deve cambiare la sostanza. Si devono rivoluzionare le redazioni come ha fatto il Guardian che ha ottimizzato lo staff intorno a divisioni che in Italia sono sconosciute:

  1. Visual journalism
  2. Data journalism
  3. Audience development

Obiettivo? Presentare dati accurati con una forma migliore. Ascoltare le reazioni dei lettori, creare delle experience definite in base alla soluzione migliore per presentare i contenuti.

Tutto questo mentre in Italia discutiamo ancora su leggi studiato ad hoc per costringere Google all’angolo. Certo, è giusto che ognuno paghi il giusto. Ma cosa offre in più il giornalismo digitale? È in grado di affrontare la sfida con le testate europee?

Fonte immagini

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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2 Comments

  1. E ‘una idea migliore per passare al digitale: più economico ed ecologico. Ma il giornale deve avere un ufficio marketing ottimo per fare soldi da pubblicità o prendere soldi da utenti.

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    • Questo è il vero problema: come si mantiene l’editoria? Contenuti a pagamento o pubblicità di massa? Quest’ultima opzione ha portato a un eccesso di click baiting e di titoli ingannevoli, ma ancora non abbiamo trovato una soluzione qui in Italia.

      Reply

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