Qual è la differenza tra content marketing e native advertising?

Qual è la differenza tra content marketing e native advertising?
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Ci sono delle domande che fanno la differenza nel momento in cui decidi di lavorare nel mondo della promozione digitale. Ad esempio: qual è la differenza tra content marketing e native advertising?

La risposta più semplice e diretta: nel primo caso devi impostare una strategia a lungo termine, basata su un calendario editoriale pensato sulle tue esigenze, mentre nel secondo si parla di una singola porzione del menu a disposizione. In sintesi, il native advertising è parte del content marketing.

Non basta questo? In realtà è difficile dare una risposta concreta. In entrambi i casi hai a che fare con contenuti di qualità e con professionisti del settore che si occupano di organizzare pubblicazioni. Ma come devi comportarti con la singola situazione? Esistono delle caratteristiche specifiche?

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Cos’è il content marketing: una definizione

Già, una definizione perché è difficile trovare una spiegazione decisiva di quest’attività. Si può dire che il content marketing riguarda le attività necessarie per promuovere un brand – nel breve, medio e lungo periodo – attraverso la pubblicazione di informazioni utili. Non per forza rivolte alla vendita diretta.

Il lavoro sui contenuti per un progetto imprenditoriale è parte dell’inbound marketing perché consente di far trovare il tuo nome nel momento in cui le persone hanno bisogno di un contributo specifico.

E non deve essere per forza un contenuto informativo come l’articolo del blog aziendale o il video. Vero, possiamo fare un buon lavoro di content marketing su YouTube ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Da top al bottom of funnel content

In realtà è possibile seguire un funnel di vendita dal primo all’ultimo passo attraverso il buon content marketing, lavorando sull’approccio base (il top of funnel content) fino al lead nurturing che attraversa fasi differenti. E che porta alla vendita, alla conclusione del rapporto commerciale, alla fidelizzazione.

differenza tra content marketing e native advertising

Il content marketing (come mostra Moz) è un processo a lungo termine, con un risultato finale che punta a vendite e conversioni. Ma con prospettive differenti, non sempre dirette. Anzi, a volte ci sono soluzioni come storytelling e native advertising che vanno verso direzioni diverse. Ma sempre utili.

Qual è la spiegazione di native advertising?

Un concetto completamente nuovo? No, il native advertising esiste da molto tempo e riguarda la possibilità di inserire un contenuto sponsorizzato all’interno di un contesto utile ai miei scopi.

Quindi è pubblicità? Di sicuro rientra nel settore dell’ADV, infatti una delle regole fondamentali per la pubblicazione di questi contenuti riguarda la necessità di rendere ben evidente la natura sponsorizzata.

Ma l’aspetto che fa la differenza è un altro ancora, vale a dire la capacità di integrarsi perfettamente con il contesto. A differenza di un banner, un pop-up o un’interruzione pubblicitaria, il concetto di native advertising comprende un contenuto capace di integrarsi (e quasi confondersi) con i contenuti indipendenti, organici, capaci di dare un contributo reale all’utente e al pubblico online.

Quante soluzioni di native advertising?

Non esiste un unico native advertising, così come non si può parlare di un content marketing a unica direzione. Ad esempio si può includere nei contenuti sponsorizzati le inserzioni nelle ricerche (ovvero i risultati messi in evidenza nelle query del pubblico come fa Google) e sfruttare moduli o widget.

Ciò avviene con i contenuti di Taboola e Outbrain. Inoltre ci sono gli articoli sponsorizzati, quelli che spesso vengono confusi con il guest blogging ma che incarnano l’essenza di un’attività che può fare tanto per il brand. Soprattutto perché mette in evidenza i valori, non vende e non usa linguaggi di promozione diretta: punta a veicolare ciò che aiuta a costruire l’autorevolezza della marca nel tempo.

esempio native advertising

Si dimentica l’idea di agevolare un click casuale e quasi rubato all’utente che naviga sulla pagina. Anzi, lo studio del target e il buon lavoro di copywriting aiutano a creare dei contenuti sempre più efficaci. E non visti come interruzione tra scelte editoriali e sponsorizzazioni. Questo è il passo in avanti.

Meglio content marketing o native advertising?

Non c’è un meglio o un peggio. Il native advertising è parte del content marketing: con questo termine intendiamo una serie di strategie che possono essere più o meno dirette nel promuovere un brand.

Il native advertising può essere trasversale: l’ADV su Google rientra in questa categoria e può essere usato per vendere ma anche per fare brand protection, mentre gli articoli che si pubblicano sui grandi portali aiutano a fare brand awareness. E a costruire un nome basato sui valori.

Da leggere: perché investire nel content marketing?

C’è una differenza molto importante però

La prima e più importante: manca la proprietà del contenuto. Questo è uno svantaggio ma anche un punto di forza perché con il native advertising non hai il contenuto in mano. Non puoi gestire in prima persona ciò che pubblichi ma è proprio questo il punto: dai il lavoro ad altri publisher

Questo sia in forma di advertising che come branded content. E puoi sfruttare la visibilità per raggiungere le persone giuste. Un po’ come fai con l’influencer marketing. Ma secondo te quali sono le altre differenze da valutare? Qual è la differenza tra content marketing e native advertising?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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