Condividere e creare contenuti: intervista a Francesco Ambrosino

Condividere e creare contenuti: intervista a Francesco Ambrosino

Francesco Ambrosino

30 anni, Laureato in Scienze della Comunicazione, Francesco Ambrosino si occupa di Formazione Professionale, Social Media, Copywriting e Blogging. Ha una moglie, due figli che ama da morire, un tetto sulla testa e un posto nel mondo. Ama il cinema, le serie tv americane, la musica, i libri. Si nutre di pizza, pop corn ed emozioni forti. Le cuffie dell'iPhone sono il suo scudo contro le chiacchiere inutili.

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Cosa fai quando ti consigliamo di puntare sui contenuti? Cosa fai quando ti prospettano un futuro basato sulle tecniche che rispondono al nome di inbound marketing? Risposta ovvia: pianifichi una content strategy e lavori sull’apertura di un blog.

Perché è vero che i contenuti non sono solo quelli che l’occhio legge (ci sono anche i contenuti visual) ma la presenza di un blog è essenziale in una strategia che vuole attirare l’attenzione dei potenziali clienti. Scrivi articoli utili, li condividi, Google li indicizza e – non senza qualche difficoltà – il blog inizia a dare buoni risultati.

Condizione essenziale: la presenza di un professionista a capo del tuo progetto di blogging. Professionisti come l’autore della nostra intervista a Francesco Ambrosino, autore di Socialmediacoso.it e Contrordine.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Francesco Ambrosino, ho 30 anni. Nel 2007 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Salerno, con una tesi in Storia del Cinema sulla Sceneggiatura Cinematografica. Da allora lavoro nell’azienda di famiglia, C.i.d.e. S.r.l., che si occupa di Formazione Professionale nel settore informatico.

Nel 2012 ho aperto Partita Iva e ho iniziato a occuparmi di Social Media Management per aziende e liberi professionisti, redigo testi Seo Oriented e scrivo articoli per blog e giornali online.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Devo fare una premessa: sono pigro come un gatto. Se fosse per me starei tutto il giorno in casa con i miei figli a guardare cartoni animati, film e serie tv, ma il mio cervello è iperattivo, non riesce a stare fermo un attimo e godersi il momento. Di conseguenza, dopo 4 anni di lavoro in azienda durante i quali mi sono fatto le ossa andando in giro per tutto il centro sud (isole comprese), macinando chilometri in una scomodissima Punto 1.2 sull’accogliente Salerno-Reggio Calabria, ho iniziato a desiderare di creare qualcosa che fosse solo mio.

Ho studiato i settori che più mi appassionavano e ho elaborato una strategia da seguire. Quando mi sono sentito pronto, ho aperto P.Iva ed è iniziata l’avventura di Effea Solutions, che non mi ha, però, soddisfatto pienamente. Così, l’anno successivo mi sono dedicato anima e corpo ad un progetto di formazione con l’azienda di famiglia, incentrato su Giornalismo e media digitali, da cui è nato il giornale online Contrordine.

È stata un’esperienza devastante dal punto di vista fisico e mentale, ma mi ha fatto ricordare quanto mi piace scrivere, una passione che, per impegni vari, avevo un po’ abbandonato negli ultimi anni. Il 2014 è stato l’anno della svolta, ho iniziato a fare quello che volevo: scrivere e fare web marketing. Con l’apertura del blog Socialmediacoso, poi, è diventato tutto più bello.

Meglio lavorare come freelance o in team?

Io preferisco lavorare da solo, ma sono abituato a collaborare con più persone e non mi dispiace farlo. Inoltre, diffido dei tuttologi, quelli che millantano competenze che non hanno, se non superficialmente, e si mettono sul mercato come se fossero l’evoluzione in chiave digital del bazar. Per questo credo che l’interazione con altri professionisti sia essenziale, soprattutto su progetti più complessi. Mentre scrivo, però, voglio il silenzio.

Come inizia la tua giornata?

Quando mi sveglio sono un walkers, non parlo…grugnisco. Per attivare il cervello devo fare due cose: mettere in ordine i giocattoli che mio figlio lascia un po’ ovunque (anche se l’80% delle cose le sistema lui) e prepararmi un caffè. Dopo aver ingerito qualche decilitro di caffeina posso iniziare la mia rassegna stampa quotidiana.

Apro FlipBoad e Feedly, leggo e archivio decine di articoli, dividendoli in tre categorie: utili per il giornale, utili per il blog, utili per il social media management. Poi controllo i social, rispondo a eventuali commenti, leggo le email… insomma, mi preparo per la giornata che devo affrontare, che dura tantissimo; circa dodici ore, dal momento in cui metto piede fuori casa a quello in cui rientro, e se ho delle scadenze urgenti me ne ritaglio un altro paio dopo aver messo a nanna i bimbi.

I social sono la tua professione: perché sono così importanti per un’azienda?

Per la prima volta nella storia le aziende possono scegliere con chi parlare, senza più sparare nel mucchio come accadeva (e accade ancora) con i media tradizionali. Non mi sembra una cosa da poco. Però vanno utilizzati bene, con criterio, altrimenti possono avere un pessimo ritorno in termini non solo economici, ma di reputazione e credibilità.

Ti occupi spesso di blogging: parliamone.

Scrivere è la cosa che mi piace di più, mi diverte e lo faccio con grande piacere, sia per il mio blog che per i clienti. Avere un blog è molto importante per me, soprattutto nella cura del personal branding. Prima di lanciare Socialmediacoso avevo un certo pudore a presentarmi pubblicamente come professionista, tendevo a lavorare dietro le quinte, in silenzio, cercando di affinare il più possibile le mie competenze.

Quando mi sono sentito pronto l’ho fatto, mi sono esposto, ed il cambiamento è stato enorme. Un anno fa non mi avresti intervistato, eppure collaboravo con una delle Seo Agency più importanti d’Italia, Seo Cube. Il blog è uno strumento pazzesco, ti permette di esprimere un punto di vista personale in un settore specifico e di interagire con altre persone. Non potrei farne a meno.

SEO, PR, Copywriter, Social Media: come si integra la tua professione in una strategia?

Vale lo stesso discorso del blogging. Non si può pensare, oggi, di lavorare come professionista, che sia freelance o in azienda, senza una strategia integrata che comprenda tutto questo. Certo, non puoi essere esperto in tutto, ma devi sforzarti di capire quali tecniche possono portare benefici alla costruzione della tua presenza online e sfruttarli con un minimo di buon senso.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Non c’è. Fino a quando a produrre i testi saranno stagisti senza competenze, a realizzare i siti web vecchie tipografie che si fingono web agency e a gestire i social i cugini o i nipoti dei titolari delle aziende, ogni forma di adv sarà sempre una semplice marchetta.

Oggi a fare native advertising bene sono solo pochi brand, e in Italia scarseggiano anche le piattaforme per farlo in maniera corretta. Magari tra un paio d’anni, almeno spero.

Sia chiaro, non ne faccio una questione etica, in difesa di una purezza del web che, francamente, non è mai esistita del tutto. I contenuti sono prodotti dalle persone, che, soprattutto quando si tratta di fare profitti, seguono percorsi già battuti, banali, ripetitivi, apparentemente sicuri. È sempre stato così, non c’entra giusto o sbagliato, ma è un approccio immaturo. In Italia, poi, siamo particolarmente lenti a recepire i trend che si sviluppano all’estero.

In teoria il native advertising dovrebbe integrarsi perfettamente con la linea editoriale della piattaforma che ospita il contenuto, giornali, blog o social network, ma le aziende non riescono a capire che il loro ruolo non può limitarsi all’annuncio pubblicitario, alla vendita di beni e servizi. Devono generare valore intorno al brand, e per farlo devono smetterla di trattare l’utente finale come un cliente e cominciare a considerarlo un contatto, con il quale costruire una relazione.

Vendi caffè? Benissimo, raccontami quanto sia bello fare due chiacchiere con vecchio amico che non incontri da molto tempo sorseggiando un buon caffè, oppure la storia di un uomo molto timido che, essendosi innamorato perdutamente della barista, consuma decine di caffè al giorno solo per poterla vedere e ascoltare la sua voce.

Non m’interessa se la miscela è arabica oppure no, voglio che mi racconti un’emozione legata al tuo prodotto. Gli ingredienti li leggo sulla confezione.

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi?

Socialmediacoso. Mi sta dando delle grandi soddisfazioni, sia in termini personali che professionali. E mi ha fatto arrivare a Ninja Marketing, che era uno dei miei obiettivi. Adesso vado spedito verso gli altri, da raggiungere entro la fine del 2015.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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