Comunicazione digitale e formazione: intervista a Erika De Bortoli

Comunicazione digitale e formazione: intervista a Erika De Bortoli

Erika De Bortoli

Iscritta all’Elenco Giornalisti Pubblicisti del Veneto dal 2012. Dal 2009 al 2011 ha collaborato con le testate giornalistiche Corriere Veneto (Venezia) e La Cronaca (Cremona). In precedenza, per brevi periodi, ha collaborato con altre testate cartacee e online tra le quali Il Gazzettino (Belluno). Occasionalmente scrive per Corriere Innovazione (online). Nel 2013, per la testata giornalistica La Difesa del Popolo di Padova, ha organizzato un corso di web journalism per il passaggio della testata dalla versione cartacea a quella online (progetto per la cui realizzazione ha coinvolto e coordinato altri 4 professionisti).

[Total: 0 Average: 0]

Oggi la differenza è data dalle informazioni. Le tue possibilità dipendono dalla conoscenza, ed è per questo che la gestione dei flussi dei dati è un nodo centrale anche su internet. Anzi, soprattutto su internet. E se un tempo lo scettro del potere era in mano ai giornalisti, oggi c’è una figura che si impone e si specializza: il web journalist.

Ovvero il giornalista che lavora online. E che sfrutta gli strumenti del web per creare, controllare, arricchire e diffondere le notizie. In una rete in cui sembra tutto a portata di click, il lavoro di giornalista si trasforma. Anche grazie a una continua formazione. E quando si uniscono queste competenze il pensiero va subito a Erika De Bortoli, consulente di comunicazione digitale che alle competenze tecniche unisce uno sguardo giornalistico.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao, Erika De Bortoli. Sono una persona curiosa, entusiasta, determinata, eclettica e dinamica, ma non ancora completa, con un grande Sogno che – credo – mi completerà. Il Sogno è segreto. Il mio punto di forza è la mia voglia di imparare. Un’irriducibile voglia di imparare tutta una serie di cose che mi piacciono.

I miei sforzi sono sempre tesi a scorgere tendenze future (vedi più sotto l’esempio dei corsi su tematiche digitali per giornalisti) e sono molto concreta. Mi occupo di giornalismo, formazione, organizzazione corsi, blogging, organizzazione e moderazione (digitale) eventi, social media strategy, ufficio stampa e PR online, community management e monitoring per PMI (Ah sì, anche qualche SPA).

Racconta ai lettori come hai iniziato

L’inizio più che un inizio è stata una continuazione. Di un percorso di consapevolezza.
La scrittura è una mia passione fin dal liceo. Al tempo scrivevo poesie e negli anni ho ricevuto alcuni riconoscimenti.

Poco dopo il liceo ho scoperto l’interesse per il giornalismo. C’è voluto un po’ più tempo però perché questa passione, che si nutriva di piccole collaborazioni saltuarie con realtà cartacee e online, acquisisse un senso tipo diventare giornalista pubblicista, cosa che sono dal 2012.

Nel contempo ho iniziato a interrogarmi su quali professioni potessero avere a che fare con la scrittura. Così ho scoperto che esistevano i mestieri del correttore di bozze e del copywriter. Mai fatto il correttore di bozze!

Però credo di aver inviato dei curriculum per tentare di diventarlo. Idem per il ruolo di copy. Mai fatto il copy. 🙂 Però dei CV li ho inviati sicuro. Poi col tempo, ho fatto la SEO copy. Ma un po’ più di recente.

Ad ogni modo la scoperta mi ha dato il via per seguire un’altra carrellata di corsi su scrittura creativa, business writing e affini, fino al web writing. Nella dispensa di uno dei corsi, seguito nel 2007-2008 mi colpì molto leggere: “Il web è un mezzo testuale”. Insomma pensare che col crescere del web le professioni della scrittura avrebbero avuto un futuro, mi incoraggiò molto.

Parallelamente la passione per il giornalismo mi ha portata ad iscrivermi a corsi di fotografia e reportage. Sembra non avere molto a che vedere col mio lavoro, e invece sì. Questione di sguardo, di sensibilità, di orizzonti.

Poi altri passaggi, per altri universi, il motorsport per esempio, ma non mi dilungo. Nel 2012 conosco Fabio Malamocco che mi convince che il web mi avrebbe dato delle opportunità. Detto fatto apro un blog, col suo aiuto come webmaster e in sei mesi, senza rendermene conto, utilizzo tutti i principali social media.

Nel frattempo vinco, con altri 9 ragazzi, un bando della provincia di Padova per uno spazio di coworking che si chiama OnSpace. Uno spazio gratuito per un anno che per chi non può permettersi un ufficio è davvero un enorme aiuto. Nel frattempo avevo seguito dei corsi e individuato docenti validi. “Ho lo spazio e ho i docenti”– mi sono detta – “Perché non organizzare corsi?”.

Comunicazione digitale e formazione: intervista a Erika De BortoliEro poi giornalista e mi ero resa conto che tanti colleghi non padroneggiavano per nulla gli strumenti digitali. Era il mio vantaggio competitivo, ma proposi all’Ordine dei Giornalisti del Veneto di organizzare dei corsi sul digitale per giornalisti.

C’erano due fazioni: una favorevole e una resistente. Si temeva fosse intaccato qualcosa: il potere della carta? O dei giornalisti? Essendo i miei corsi a pagamento non poterono riconoscermi il patrocinio. Però mi promossero con una loro newsletter.

E questo aiutò. Di fatto corsi come quelli che avevo proposto si sono tenuti un paio d’anni dopo e altri ancora li vedo ora in calendario. (Es. foto e video giornalismo). L’anno successivo, per la Difesa del Popolo, organizzai un percorso di web journalism coinvolgendo alcuni colleghi. Fu una bella esperienza. Ecco sono partita così. Ad ottobre 2012 ho aperto P.IVA, come in sogno, contro ogni buon senso visto le resistenze della mia famiglia e la mia situazione economica precaria.

Sono cose che fai perché le devi fare, il tuo destino ha deciso così. In uno stato di trance decrescente sono andata avanti finché quella che sembrava follia è diventata quotidianità. E non riuscirei a immaginarmi diversamente oggi.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Come freelance. Credo il mio punto di vista sia forte e chiaro su questo punto per chi mi segue online. Poter scegliere la propria strada, poter crescere col proprio ritmo, poter gestire la propria giornata e settimana, poter scegliere i progetti a cui lavorare, potersi autodeterminare non ha prezzo. La libera professione lascia spazio al mio essere. Il lavoro dipendente non lo ho vissuto così, ma non escludo che per altri sia il contrario.

Come inizia la tua giornata?

In modo imprevedibile di giorno in giorno. A volte alle 5 con una taxi in arrivo e una valigia già pronta, a volte alle 10 del mattino con la sottoscritta in stato comatoso. Di norma faccio mille cose nello stesso momento: pentolino sul fuoco per il thé, lavatrici, pc acceso e io che ci scrivo qualcosa, valigia da svuotare, camera da riordinare, cartelline aperte e documenti sparsi.

Nel caos però sono molto focalizzata. Mi alzo con priorità in testa e a raffica le evado. Scrivere a X per Y, scrivere a X per F, telefonare a M per K. A volte tra un’email o una call c’è del tempo e allora ad esempio stendo i panni, o esco a fare la spesa, un salto in farmacia e dal tabacchino e via così.

Giornalismo online: qual è l’ingrediente segreto?

Capacità di analisi. Analisi dei dati. Potrei aggiungere ascolto della Rete e padronanza dei mezzi tecnici. Prima viene il giornalismo, in sé e per sé, buono o cattivo come si dice. Controllo delle fonti etc. Un buon giornalista ha chiarezza di intenti, vuole vedere a fondo. Sa dove e come cercare, sa a chi chiedere e sa anche quando tacere, se occorre.

Formazione: cosa rappresenta per te?

Un momento in cui metto ordine, faccio il punto delle mie competenze e mi metto in discussione: le domande dei corsisti sono sempre un buon test di preparazione e dagli esercizi che faccio fare loro imparo molto anch’io. Invero sono anche momenti in cui mi riposo e mi diverto. Insomma momenti del mio lavoro meno impegnativi di altri e quindi ad insegnare ci vado proprio volentieri.

Se vogliamo parlare di ego, beh ecco per il proprio ego è gratificante pensare di avere qualcosa da insegnare a qualcuno, ma non è solo questo. A me piace soprattutto trasmettere l’idea che le persone possono farcela, che le persone hanno delle risorse e possono cambiare la loro vita con quello che sanno, fanno e imparano. Mi piace parlare di obiettivi di vita.

Ecco: vedere persone che si illuminano, persone che tornano a pensare di avere delle chance, questa per me è la gratificazione più grande. Ci sono tante fiamme spente. Mi piace tentare di riaccenderle.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Come dicevo nel lavoro sono molto concreta. Non inseguo le novità tecniche. Social inclusi. Le nuove funzioni le intra-leggo, le testo, ma non credo sia questo il punto. Certe elucubrazioni mi sembrano sterili. Inseguire la novità tecnica idem.

Non ho simpatia per l’ADV in genere, in tutte le sue forme, dunque ehm sì, la mia opinione su native ADV e branded content non è delle più felici. Credo il lettore percepisca forzature, ma ci sono anche molte persone a cui le forzature a quanto pare stanno benissimo perché se le sciroppano. Lascio a chi sa fare questo il farlo per chi ama sciropparselo.

Sarà che sono stanca di verità costruite. Non ce la faccio a guardare talent e reality, non ce la faccio a guardare certi servizi fotografici. Sento il bisogno di autenticità, di semplicità, di contenuti di spessore. Non nego che attraverso la pubblicità io non venga a conoscenza anche di cose utili.

Ma forse preferisco che le cose siano trasparenti, che una pubblicità sia pubblicità se deve esserlo e anche qui senza troppi effetti speciali o che invece, se vuole avvalersi di contenuti per promuoversi, allora un marchio scompaia. Scompaia e se ne stia alle spalle quale autore che ha prodotto qualcosa di valore. Il product placement in tutte le sue forme mi ha proprio stancata. Lo trovo stucchevole. Ho risposto?

Perché un’azienda dovrebbe investire nella formazione?

Perché un’azienda è fatta di risorse immateriali e risorse umane. Queste ultime sono il capitale che può dare e crescere di più. Sono l’anima di un’azienda. Credo non occorra aggiungere altro. Però la formazione va sentita come esigenza, non imposta, va capita e fatta propria.

A volte, per tornare alle fiamme spente, dirigenti e dipendenti sono fiamme spente, come persone proprio. Questo mi crea disagio. Persone spente mi creano disagio perché la vita è così bella.

Spesso le responsabilità sono esterne, a volte però le persone si impigriscono e rassegnano e basta. E questo mi fa prudere le dita! Ad ogni modo la mia reazione, come dicevo, è cercare di riaccenderle.

Le prime due cose da fare, in tale direzione, sono l’ascolto e il dialogo. Per mia natura ascolto molto, e ho sempre molte domande. Non è lo stesso con le risposte, ma mica posso fare tutto io? 🙂

Come hai superato (se ci sono state) le diffidenze iniziali?

Non ho mai incontrato diffidenza nei confronti del mio lavoro. Nessuno che lo abbia sminuito, semmai non capito subito (in senso letterale: “Ovvero cosa fai?”, “Ma… e si vive di questo? Sì?”) o invidiato! 🙂 Di solito, spiegando cosa faccio, soddisfacendo la curiosità di chi ho davanti, trovo dei lavori oppure no. Insomma parlo di me e basta.

Da qui qualcuno scopre che quello che faccio gli è utile. Altri non arrivano a pensarlo? Pace. 🙂 Ora poi molti lavori mi arrivano dal web, per quello che si trova di me nel web. Sono fortunata. Ma lo sono anche perché non forzo le cose. Sono molto intraprendente in realtà, nel propormi, ma sempre con oculatezza, diplomazia e moderazione. Cerco prima soprattutto di costruire un rapporto di fiducia.

Un consiglio, un’idea che cambierà la vita del lettore

Più cose sai più chance avrai. Studia più cose possibili, approfondisci più cose possibili. Se lo fai per cose che ti interessano veramente risparmierai molto tempo.

Cerca un sogno forte, ti guiderà. Tienilo per te. Non confrontarti con nessuno, non farti distrarre dalle cose altisonanti e pensa solo a realizzarlo. Ti darà una forza incredibile.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterest

2 Comments

  1. Grazie mille Danilo per questa intervista, che mi consente di fare il punto della strada fatta finora professionalmente. E poi è sempre emozionante godere di un po’ di attenzione. Gratifica per gli sforzi fatti. Grazie!

    Reply
  2. Grazie a te Erika per gli spunti interessanti, soprattutto sull’importanza della formazione per crescere, darsi una nuova chance in ogni settore professionale, ad ogni età, per cogliere l’opportunitá anche in quel che sembra (inizialmente) avversità.

    Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.