WebUPdate 2016: il meglio del web a Napoli

WebUPdate 2016: il meglio del web a Napoli

Ci sono eventi che lasciano il segno, e che ti permettono di scoprire aspetti di una professione che prima ignoravi. Ecco cosa è per me il WebUPdate, un appuntamento che quest’anno si terrà il 19 marzo e che riunisce grandi professionisti del web in una cornice d’eccellenza: Napoli, all’Hotel Alabardieri. A organizzare il tutto Alessandro Mazzù (nella foto a sinistra) che quest’anno ha organizzato grandi cose. Il WebUPdate 2016, infatti, è il migliore di sempre: il settimo anniversario dell’evento, Alessandro ha chiamato a raccolta i migliori professionisti del digitale che trasformeranno la città di Napoli un punto di riferimento per chi lavora nel settore del digital marketing. Gli obiettivi del WebUPdate? Informare, dare dei riferimenti chiari a chi si occupa di web, chiamare a raccolta i professionisti del settore. Ma soprattutto fare formazione. Perché questo è un passaggio fondamentale per ogni professionista che si rispetti, per chi inizia a lavorare nel settore web ma anche per i professionisti che non devono mai perdere il ritmo. Il web è in continuo movimento e chi lavora in questo settore sa che non può rinunciare a una buona formazione. Il WebUPdate si inserisce in questo scenario, affronta i temi che possono fare la differenza per il tuo business online. E lo fa grazie al lavoro di ben 19 professionisti. Sala social Inutile spiegare l’importanza dei social media in una strategia web. Attraverso queste piattaforme puoi distribuire i contenuti, puoi creare contenuti, puoi raggiungere i tuoi potenziali clienti con messaggi mirati. Ma a una condizione: devi conoscere gli strumenti e le strategie utili per investire nel modo giusto le tue risorse. Prendo dalla lista degli interventi: Dal personal branding alle pubbliche relazioni digitali. Instagram:...
Evoluzione del digital advertising nel 2016

Evoluzione del digital advertising nel 2016

Sempre più digital: potrebbe essere questo il motto del 2016 quando parliamo di advertising. E in parte potrebbe essere questo il modo per sintetizzare gli ultimi dati resi noti da Nielsen. La nota de Il Sole 24 Ore è chiara: “Il digitale crescerebbe dell’8,9% per il periodo gennaio – novembre 2015″. Questi dati confermano il […]

Sempre più digital: potrebbe essere questo il motto del 2016 quando parliamo di advertising. E in parte potrebbe essere questo il modo per sintetizzare gli ultimi dati resi noti da Nielsen. La nota de Il Sole 24 Ore è chiara: “Il digitale crescerebbe dell’8,9% per il periodo gennaio – novembre 2015″. Questi dati confermano il passaggio positivo indicato già a novembre e che suggeriva una crescita costante dopo un periodo di flessione rispetto all’anno precedente. Il settore che, invece, continua a perdere quota è quello dei quotidiani. Le stime Nielsen, infatti, registrano un mese di novembre a -13,4% e terminano gli 11 mesi del 2015 a -7,3%. Stesso discorso vale per i periodici in perdita del 2,6%. Un digitale, quindi, che continua a crescere ma non abbastanza da scalzare i grandi trend della pubblicità. Dove ruotano questi grandi trend? Risposta scontata e deludente (per me): intorno alla televisione. Nel novembre 2015 gli investimenti pubblicitari verso la televisione crescono del 5,4%, e rispetto al grande evento dell’Expo la televisione ha raccolto il maggior numero di introiti e investimenti pubblicitari. Da questo quadro, quindi, emerge un digital advertising sempre nel filone positivo. Ma che non è ancora pronto a scalzare le grandi forze della televisione italiana. E che fa leva su due grandi settori: il mobile e il video advertising. Per avere un’idea di questo trend devi guardare il grafico che trovi nel prossimo paragrafo. Leggi anche questo: la pubblicità sul web copre il 26,5% degli investimenti. Come evolve la dieta mediatica Da questa nuova ricerca Nielsen emerge che il campione americano continua a creare la propria dieta mediatica prendendo contenuti da varie fonti. Il settore...
Legge di Stabilità, il paradosso del digitale in Italia

Legge di Stabilità, il paradosso del digitale in Italia

Da ogni parte del mondo arrivano segnali interessanti per quanto riguarda la possibilità di usare le nuove tecnologie digitali come leva per la ripresa economica. In Italia le cose si muovono diversamente: la legge di stabilità decreta un taglio del 50% per quanto riguarda le spese per ICT della Pubblica Amministrazione. La fonte è Il […]

Da ogni parte del mondo arrivano segnali interessanti per quanto riguarda la possibilità di usare le nuove tecnologie digitali come leva per la ripresa economica. In Italia le cose si muovono diversamente: la legge di stabilità decreta un taglio del 50% per quanto riguarda le spese per ICT della Pubblica Amministrazione. La fonte è Il Fatto Quotidiano, e basta fare un giro su Google News per trovare decine di articoli che approfondiscono questa notizia. Il paradosso è chiaro: l’Italia crescerà grazie al digitale. Saranno le nuove tecnologie a spingere la rinascita del Belpaese. Il meccanismo è semplice: maggiore penetrazione dei device, nuovi interessi da parte delle aziende in termini pubblicitari, nuovi posti di lavoro. Nuove professioni. Nuovi scenari per le aziende che offrono e per quelle investono. Possiamo puntare solo sul digitale. Qui abbiamo una rivoluzione non solo economica, ma anche delle abitudini. Siamo di fronte a un nuovo modo di intendere le azioni quotidiane, gli acquisti, le prenotazioni, l’organizzazione del tempo ludico e professionale. Tra qualche anno faremo la spesa su internet. E il sistema Italia dovrebbe cogliere al volo l’opportunità. La dovrebbe cogliere grazie alle eccellenze digitali che può offrire, la dovrebbe cogliere perché ha un grande bisogno di rilanciare prodotti e servizi competitivi. Il problema si biforca: da un lato le infrastrutture non aiutano la diffusione della banda ultra larga, dall’altro c’è una forte resistenza culturale ad accettare l’avvento della rivoluzione digitale. Da leggere: Italia, paese ipertecnologico secondo Ericsson Usare meglio i dati (ma quali dati?) Il punto di vista del premier, nel suo tweet lanciato per annunciare la rivoluzione digitale, sembra interessante. Comprare meno prodotti, usare meglio i dati....
Perché il tuo blog aziendale non decolla?

Perché il tuo blog aziendale non decolla?

Sai qual è uno dei grandi errori nel mondo del blogging? Pensare a questo strumento come un elemento statico di una strategia di content marketing. Hai un’azienda? Sei un libero professionista? Perfetto, puoi avere un blog. Hai bisogno del blog. Devi avere un blog. In realtà non funziona così. Anzi, io sono convinto che il […]

Sai qual è uno dei grandi errori nel mondo del blogging? Pensare a questo strumento come un elemento statico di una strategia di content marketing. Hai un’azienda? Sei un libero professionista? Perfetto, puoi avere un blog. Hai bisogno del blog. Devi avere un blog. In realtà non funziona così. Anzi, io sono convinto che il blogging aziendale non sia un’attività per tutti. Ci sono realtà che possono farne a meno. Il motivo principale di questa rinuncia? Un rapporto squilibrato tra vantaggi legati all’attività di blogging e risorse da mettere in campo. Detto in altre parole: vale la pena investire nel blog? Queste risorse non possono servire a fare altro? Dubbi legittimi. Dubbi che hai affrontato e che hai risolto con una decisione: aprire il blog aziendale. Ma non funziona, non decolla. I motivi? Nel corso della mia attività professionale ne ho individuati quattro. Tutti decisivi per ottenere un buon successo, o per frenare l’attività di blogging aziendale. 1. Piattaforma di blogging Anche se ormai è quasi diventato uno standard, c’è ancora chi vuole fare blogging aziendale con piattaforme che non siano WordPress. Magari con Tumblr o WordPress.com. Qualcuno azzarda addirittura Blogspot. Ben inteso, tutte soluzioni rispettabili. L’American Express, ad esempio, ha un blog aziendale su Tumblr. Si tratta però di un progetto secondario, di una community legata al lifestyle e alle inspiration quote. Il mio consiglio è semplice: metti da parte tutto ciò che non risponda al WordPress self hosted. Un blog impostato in questo modo ti permette di mantenere standard qualitativi alti, sia da un punto di vista del design che per l’argomento SEO. L’ottimizzazione per i motori di ricerca...
La tua azienda deve creare un brand

La tua azienda deve creare un brand

Hai creato un’azienda. Hai dato forma al tuo business, e hai un obiettivo: trasformare la tua passione in un’attività capace di fruttare degli utili. Vuoi vivere con il risultato della tua attività imprenditoriale. Ed è un punto di riferimento che tutti dovrebbero avere nella propria vita. Perché non c’è niente di più gratificante di questa […]

Hai creato un’azienda. Hai dato forma al tuo business, e hai un obiettivo: trasformare la tua passione in un’attività capace di fruttare degli utili. Vuoi vivere con il risultato della tua attività imprenditoriale. Ed è un punto di riferimento che tutti dovrebbero avere nella propria vita. Perché non c’è niente di più gratificante di questa attività: del far crescere qualcosa con il proprio impegno, con la propria attività quotidiana. Le difficoltà da superare sono tante, e gli ingredienti per riuscire nella tua attività infiniti. Ma c’è qualcosa che ti permette di fare la differenza: devi creare un brand. Hai creato l’azienda, ora devi puntare verso il brand Ti sembrerà strano, ma avere un’azienda non corrisponde a creare un brand. Aver dato un nome all’azienda non vuol dire poter contare su un brand, la sintesi di diversi elementi: nome, simboli, colori, slogan. Non solo. Il brand non è solo qualcosa di materiale, degli elementi che puoi analizzare attraverso i cinque sensi. Il brand è la combinazione di tutto quello che rappresenta l’azienda, e nasce dai valori. Nasce da un’attenta analisi dei valori che ti spingono a credere e investire in una nuova avventura. Il punto di partenza per creare un brand è semplice: conoscere te stesso, conoscere cosa ti ha spinto a investire e lavorare. Definisci la tua azienda Come puoi definire la tua azienda? Come puoi individuare i punti essenziali della tua attività per creare un brand solido? Io di solito uso la SWOT analysis, ovvero un metodo che ti permette di analizzare tutto quello che succede intorno alla tua azienda. In particolar modo io sfrutto il modello creato da...
Social Media Marketing: dove stiamo andando?

Social Media Marketing: dove stiamo andando?

Il social media marketing è un’attività vitale per la tua azienda. Un piano di web marketing prevede diverse soluzioni, soprattutto se decidi di affidarti alla metodologia inbound marketing: devi puntare sulla SEO, sul PPC e su una robusta attività di content marketing. Ma non basta. per ottenere grandi risultati devi puntare anche sul social media […]

Il social media marketing è un’attività vitale per la tua azienda. Un piano di web marketing prevede diverse soluzioni, soprattutto se decidi di affidarti alla metodologia inbound marketing: devi puntare sulla SEO, sul PPC e su una robusta attività di content marketing. Ma non basta. per ottenere grandi risultati devi puntare anche sul social media marketing. Ovvero su tutte le attività che permettono di organizzare e ottimizzare le attività dei social media. In questo settore, ovviamente, si racchiudono diverse specializzazioni: dal Facebook advertising al visual storytelling su Pinterest, senza dimenticare Google Plus, Instagram e Twitter. L’universo social media marketing è ampio e variegato. Ma c’è una costante: è in continuo mutamento. Il social media marketing, così come l’intero settore del web marketing, si evolve. Non dà punti fermi. Colpa (o merito) della natura stessa del web e della sua economia. In ogni caso, chi lavora in questo settore non può mai abbassare lo sguardo dal feed reader. Deve sempre aggiornarsi, e percepire i trend futuri. Facile? Difficile? Certo, non è semplice definire il futuro di un settore così ampio. Ma in un articolo di Forbes ho trovato alcune idee interessanti: ecco in quale direzione si evolverà il social media marketing. 1. Qui e ora I social saranno sempre di più orientati a catturare il momento, la presenza in un determinato istante. Qui e ora. Non ci sei? Non è un problema, i social ti aiuteranno a catturare l’istante e a trasmetterlo senza filtri. Ma attraverso i canali ufficiali del circuito social media marketing. L’esempio principale arriva da Hangout di Google plus, ma anche da Periscope – acquisito da Twitter...