Native advertising: cos’è e come sfruttare al massimo i contenuti native

Native advertising: cos’è e come sfruttare al massimo i contenuti native

Il concetto di native advertising è sempre più diffuso nello scenario del content marketing. Il motivo è semplice: le persone non hanno bisogno della pubblicità classica, non più ormai. L’interruzione del messaggio con l’advertising, lo slogan che spinge al puro e semplice acquisto, non può avere futuro in un web che è diventato terreno noto per il pubblico. Oggi non puoi ragionare in questi termini. La banner blindness è un dato di fatto: le persone ignorano i formati pubblicitari classici, hanno sviluppato un percorso visuale che consente di ignorare tutto ciò che viene riconosciuto come interruzione. Ecco perché il concetto di inbound marketing diventa sempre più importante per chi vuole emergere. Devi farti trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno di te. Questa è la strada da seguire, questa è la regola fondamentale che ti spinge a lavorare verso il native advertising. Ovvero una delle possibili soluzioni per soddisfare questo bisogno, per dare al pubblico la risposta giusta. E, al tempo stesso, evitare di investire le proprie risorse nel modo sbagliato. Io direi di iniziare questa guida da una definizione. Cos’è il native advertising? Il native advertising è una forma di pubblicità che assume la forma editoriale dei contenuti originali. Non c’è interruzione dell’esperienza utente, questa è un’altra caratteristica di questa realtà. Ma il punto più importante: ciò che viene pubblicato come native advertising è rilevante per l’utente, per la persona che legge o visualizza i contenuti in una determinata piattaforma. Questi sono i punti della definizione. Quindi stiamo parlando di advertising online, di pubblicità che viene pubblicata su un sito web. O su una piattaforma social. Sembra qualcosa di innovativo,...
Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?

Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?

Sai qual è il principio che si nasconde dietro il concetto di Native Advertising, vero? La pubblicità non è più un elemento di disturbo per il pubblico, ma qualcosa di rilevante, di utile, di significativo. Qualcosa da introdurre nella dieta mediatica, da leggere con gusto, da guardare con attenzione. Il Native Advertising è questo: creare dei contenuti capaci di intercettare le esigenze del pubblico. Non semplici banner pubblicitari, quindi. È finita l’epoca dell’outbound marketing, ovvero della pubblicità che cerca di colpire l’utente, ed è iniziata già da qualche tempo l’epoca dell’inbound marketing. Ovvero del contenuto che attira l’attenzione di potenziali clienti. Quando si immagina un articolo nato sotto alla stella del Native Advertising il pensiero, almeno per chi non conosce bene la materia, va a contenuti sbilanciati verso il brand di appartenenza. O magari qualcosa che non si allinei al contesto. Poi guardi grandi esempi di Native Advertising come quello proposto da Netfix e capisci che alla base di questo lavoro la parola chiave è solo una: qualità. Qualità nella ricerca delle fonti, qualità nella scrittura, qualità nella scelta del visual, qualità nel mettere a fuoco un argomento che sia realmente utile a chi sta leggendo quel media. Ecco, tra i tanti punti questo sembra avere una maggior importanza tra il pubblico. In una ricerca condotta nel 2014 dall’ANA, Association of National Advertisers, il 96% degli intervistati ha sottolineato che la pertinenza è il fattore principale: per il 63% è un fattore discriminante. Quindi l’argomento del native advertising deve essere ben integrato all’interno della linea editoriale. Per molti non è sufficiente questo e individuano altri punti: il 65% degli intervistati ha indicato...