Qual è la differenza tra content marketing e native advertising?

Qual è la differenza tra content marketing e native advertising?

Ci sono delle domande che fanno la differenza nel momento in cui decidi di lavorare nel mondo della promozione digitale. Ad esempio: qual è la differenza tra content marketing e native advertising? La risposta più semplice e diretta: nel primo caso devi impostare una strategia a lungo termine, basata su un calendario editoriale pensato sulle tue esigenze, mentre nel secondo si parla di una singola porzione del menu a disposizione. In sintesi, il native advertising è parte del content marketing. Non basta questo? In realtà è difficile dare una risposta concreta. In entrambi i casi hai a che fare con contenuti di qualità e con professionisti del settore che si occupano di organizzare pubblicazioni. Ma come devi comportarti con la singola situazione? Esistono delle caratteristiche specifiche? Da leggere: come fare inbound marketing con Instagram Cos’è il content marketing: una definizione Già, una definizione perché è difficile trovare una spiegazione decisiva di quest’attività. Si può dire che il content marketing riguarda le attività necessarie per promuovere un brand – nel breve, medio e lungo periodo – attraverso la pubblicazione di informazioni utili. Non per forza rivolte alla vendita diretta. Il lavoro sui contenuti per un progetto imprenditoriale è parte dell’inbound marketing perché consente di far trovare il tuo nome nel momento in cui le persone hanno bisogno di un contributo specifico. E non deve essere per forza un contenuto informativo come l’articolo del blog aziendale o il video. Vero, possiamo fare un buon lavoro di content marketing su YouTube ma questa è solo la punta dell’iceberg. Da top al bottom of funnel content In realtà è possibile seguire un funnel...
Come e perché individuare i trend di ricerca per fare content marketing?

Come e perché individuare i trend di ricerca per fare content marketing?

Questa è una delle domande più interessanti per chi si occupa della creazione dei contenuti: come scoprire trend di ricerca? E, soprattutto, perché dedicarsi a quest’attività? Solo per fare SEO o per lavorare anche con un approccio strategico al content marketing? Queste domande sono legittime e possono fare la differenza in una fase strategia. Ovvero […]

Questa è una delle domande più interessanti per chi si occupa della creazione dei contenuti: come scoprire trend di ricerca? E, soprattutto, perché dedicarsi a quest’attività? Solo per fare SEO o per lavorare anche con un approccio strategico al content marketing? Queste domande sono legittime e possono fare la differenza in una fase strategia. Ovvero quando si riscontrano una serie di difficoltà nell’organizzazione del calendario editoriale di un blog aziendale, ma anche dei social. Scoprire le ricerche effettuate su Google, magari in tempi differenti e facendo un confronto su vari termini, può essere un buon punto di partenza per organizzare campagne ben strutturate. Da leggere: fare SEO copywriting con gli strumenti Google Perché indagare le ricerche più digitate? Questo è il primo punto da chiarire. Tutti si chiedono come scoprire i trend di ricerca e quali sono le keyword più cercate in un determinato periodo di tempo. Ma la vera domanda (o almeno quella che dà inizio a tutto) è perché operare in questa direzione e cercare le keyword più digitate sul motore di ricerca. Semplice curiosità? No, chi lavora al content marketing con metodo non fa valutazioni del genere. Scoprire i trend di ricerca è importante in primo luogo per capire quali contenuti creare e proporre al pubblico in determinati periodi dell’anno. In modo da intercettare in modo scientifico l’interesse. Puoi scrivere il miglior contenuto del modo sul tuo blog aziendale ma sarà sempre monco e limitato se non valuti l’interesse del pubblico per quel tema. Si tratta di un trend in salita o in discesa? Ed è un movimento periodico, con dei comportamenti specifici, o si tratta...
Content Marketing: perché è fondamentale per la tua azienda?

Content Marketing: perché è fondamentale per la tua azienda?

Parlare di content marketing (o content mktg) è naturale per chi si occupa di strategie digitali. Attraverso i contenuti soddisfi le esigenze del pubblico. Un pubblico che usa il web (nella sua estensione più ampia possibile, che comprende siti web e social) per trovare due stimoli fondamentali: informazioni ed emozioni. Questo è il leit motiv […]

Parlare di content marketing (o content mktg) è naturale per chi si occupa di strategie digitali. Attraverso i contenuti soddisfi le esigenze del pubblico. Un pubblico che usa il web (nella sua estensione più ampia possibile, che comprende siti web e social) per trovare due stimoli fondamentali: informazioni ed emozioni. Questo è il leit motiv che tornerà sempre nella strategia di content marketing. Non è qui il succo della tua presenza online? Soddisfare un’esigenza. Lo so, questo passaggio mette in discussione l’idea di tanti imprenditori e professionisti. Il web non è promozione selvaggia, un tempo lo è stato ma oggi è completamente diverso. Non è una piazza nella quale gridare a squarciagola per raggiungere più persone possibili. Occorre avere precisi gli obiettivi  della tua strategia di content mktg. Questa logica ha un nome e si chiama outbound marketing: crei dei contenuti per attirare il pubblico e poi inserisci un messaggio pubblicitario che disturba la visione, l’ascolto, la lettura. Questa meccanica è vecchia e sta lasciando posto all’inbound marketing. In che modo? In pratica, cos’è e cosa significa fare content marketing nel mercato italiano? Cos’è il content marketing: definizione Una definizione per il digital content marketing? Dalla mia prospettiva è un insieme di tecniche e strategie per ottenere determinati risultati attraverso un elemento decisivo per le persone da raggiungere. Al centro ci sono i contenuti, la strategia coinvolge il branded content marketing, articoli sponsorizzati, blog aziendale, digital PR, social media marketing e SEO, ma l’attenzione viene posta sempre sul punto: la monetizzazione, il guadagno finale e continuo. In buona sintesi, il content marketing online (content mktg) è qui per ottenere profitti. Il web...
I migliori tool di analisi dei contenuti offerti da Google

I migliori tool di analisi dei contenuti offerti da Google

Quali sono i migliori strumenti di analisi Google per valutare la bontà dei contenuti? Non tutti sanno ma è proprio il motore di ricerca a dare una serie di strumenti indispensabili per aiutarti nel lavoro di content marketing sul tuo sito web e su quello dei clienti. Ma perché è così importante sfruttare delle utility […]

Quali sono i migliori strumenti di analisi Google per valutare la bontà dei contenuti? Non tutti sanno ma è proprio il motore di ricerca a dare una serie di strumenti indispensabili per aiutarti nel lavoro di content marketing sul tuo sito web e su quello dei clienti. Ma perché è così importante sfruttare delle utility per valutare il lavoro svolto dai contenuti? Gli ultimi aggiornamenti del settore SEO copywriting, come ad esempio l’aggiornamento BERT di Google, suggeriscono l’importanza di un approccio naturale. Un approccio efficace pensato per le persone e non per posizionarsi nelle serp. Questo però non ti impedisce di migliorare il lavoro svolto dai web writer grazie al contributo di alcune funzioni del motore di ricerca più importante dell’universo internet. Da leggere: come fare content marketing su YouTube Iniziamo con gli operatori di ricerca Google Il primo controllo che farebbe qualsiasi esperto SEO per valutare un portale o un sito web? Digitare l’URL insieme all’operatore di ricerca site: che consente di avere una ricerca interna al sito web. In questo modo puoi valutare indicizzazione, qualità dei meta tag Google e la presenza di pagine indicizzate non desiderate. Ad esempio quelle usate di default dal tema che spesso non vengono eliminate prima di mettere il sito online. Con gli operatori di ricerca puoi trovare anche risorse duplicate. Parlo di possibili pagine che si cannibalizzano, questo può essere rintracciato cercando inurl: con determinate parole chiave. In questo modo il motore di ricerca restituisce tutte le pagine che nell’URL hanno quel termine e tu puoi valutare se ci sono sovrapposizioni. Con contenuti duplicati. Google Analytics e contenuti del sito web...
I vantaggi del content design: come e perché impegnarsi su questo punto

I vantaggi del content design: come e perché impegnarsi su questo punto

Il content design è quell’area della creazione dei contenuti che si occupa di uno scopo ben preciso: articolare la pubblicazione di una pagina web in modo da renderla adeguata alle esigenze di chi legge anche dal punti di vista della fruizione e dell’usabilità. Obiettivo finale: creare una fusione virtuosa tra la selezione dei contenuti e […]

Il content design è quell’area della creazione dei contenuti che si occupa di uno scopo ben preciso: articolare la pubblicazione di una pagina web in modo da renderla adeguata alle esigenze di chi legge anche dal punti di vista della fruizione e dell’usabilità. Obiettivo finale: creare una fusione virtuosa tra la selezione dei contenuti e la presentazione in una cornice adeguata. Non solo bella da vedere ma facile da usare. Il contenuto deve rispondere alle esigenze dell’utente, rispondere alle sue domande nel miglior modo possibile. Quindi con i video, il testo e le immagini. Magari anche con audio e animazioni. Ma questo non vuol dire mettere tutto in una pagina web e presentare senza alcuna attenzione al content design. Quali sono i punti essenziali da rispettare? Da leggere: cos’è e a cosa serve il native advertising Buona formattazione del testo scritto Il primo elemento che, giustamente, si prende in considerazione è quello che compone gran parte di una pagina web: la scrittura. L’idea è che l’abbondanza di contenuto si utile ai fini del posizionamento, ma non è così sempre e comunque. La lunghezza ideale non esiste, dipende dalle esigenze del pubblico. Uno dei fattori importanti del testo online – Fonte immagine Ma è anche vero che un long form content non deve essere per forza difficile da leggere: dipende da come viene formattato e da alcune scelte che vengono fatte a monte rispetto al content design: Scegliere un font leggibile e di buone dimensioni.Affrontare il contrasto con font e sfondo.Curare il colore degli anchor text per i link.Valutare distanza tra parole, lettere e righe.Ottimizzare spazi bianchi nell’elenco puntato.Evitare i...
Cosa sono i branded content e a cosa servono

Cosa sono i branded content e a cosa servono

C’è un problema sostanziale nel lavoro che molte aziende fanno con il branded content: valutano questa occasione come una semplice opera pubblicitaria. Pensano di sfruttare questi contenuti come comunicati stampa, o forse come article marketing. In realtà con questo nome s’intendono dei post promozionali che vengono pubblicati su altre piattaforme con un obiettivo chiaro: posizionare […]

C’è un problema sostanziale nel lavoro che molte aziende fanno con il branded content: valutano questa occasione come una semplice opera pubblicitaria. Pensano di sfruttare questi contenuti come comunicati stampa, o forse come article marketing. In realtà con questo nome s’intendono dei post promozionali che vengono pubblicati su altre piattaforme con un obiettivo chiaro: posizionare il brand nella percezione dei clienti. Tutto deve seguire una regola semplice. Ma al tempo stesso articolata per chi non vuole abbandonare una logica vecchio stampo: branded content non vuol dire pubblicità invadente per interrompere la fruizione dell’utente: i branded content sono ciò che le persone cercano. Cosa sono i branded content: definizione I branded content sono delle pubblicazioni che un’azienda aggiunge al calendario editoriale di un sito web che affronta argomenti collegati, oppure su un giornale nazionale che affronta temi differenti. Cosa sono queste pubblicazioni? In sintesi, con branded content intendiamo una serie di contenuti unici – e di qualità imprescindibile – che consentono a una marca di essere visibile con il proprio nome in una realtà utile per i tuoi scopi. Quindi stiamo parlando di native advertising? Sì, in realtà i contenuti brandizzati rientrano nella macro-categoria della pubblicità nativa. Vale a dire delle inserzioni sponsorizzate che superano la logica dell’interruzione per abbracciare quella della soddisfazione dei bisogni. Non c’è più la logica push. Si elimina la condizione (ormai superata) che spinge messaggi più o meno targettizzati verso le persone ma quella pull. Vale a dire tirare contenuti utili verso la propria necessità di creare una dieta mediatica. Da leggere: le aziende dovrebbero investire negli articoli sponsorizzati? Le caratteristiche di un branded content L’organizzazione...