GDPR e Smart Working: cosa cambia con il nuovo regolamento sulla privacy

GDPR e Smart Working: cosa cambia con il nuovo regolamento sulla privacy

Tra meno di due mesi entrerà in vigore il nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei dati, il GDPR, sigla che sta per General Data Protection Regulation. Il GDPR è un regolamento dell’Unione Europea e riguarda sia il trattamento dei dati personali che la loro libera circolazione. La nuova disposizione sostituisce la 95/46/CE, il regolamento generale sulla protezione dei dati. La nuova normativa è stata introdotta per innovare il sistema di trattamento e di circolazione dei dati personali delle persone che operano nell’Unione, e per tenere al sicuro i dati sensibili degli utenti processati dalle aziende. Con il GDPR si andranno a sostituire le singole normative dei paesi europei con una unica ed uguale per tutti; una sorta di standardizzazione delle politiche europee. L’approccio del regolamento ha carattere espansionistico. Ciò vuol dire che l’estensione della giurisdizione si applica a tutte le società che trattano dati personali di soggetti residenti nell’Unione Europea, indipendentemente dalla localizzazione geografica dell’azienda o del luogo in cui i dati vengono gestiti ed elaborati. il GDPR è efficace infatti anche nei confronti di quelle imprese che, pur essendo fuori dall’Unione Europea, trattano dati di soggetti residenti all’interno della UE. Anche le imprese al di fuori dell’Unione, dovranno adattarsi alla normativa, se decidono di trattare con dati di cittadini UE. Cosa cambierà per le aziende Le aziende europee hanno ancora pochissimo tempo per adeguarsi alla normativa, ed evitare di farsi trovare impreparate ad affrontare quello che potrebbe essere considerato il cambiamento più significativo degli ultimi 20 anni, nella storia della protezione dei dati. Quali sono i cambiamenti che dovranno sostenere le aziende? Le imprese dovranno riconoscere un ruolo...
Guida SEO: come fare per posizionarsi su Google

Guida SEO: come fare per posizionarsi su Google

Ha ancora senso fare SEO nel 2018, ? La risposta è sì e il motivo è racchiuso in questo dato: almeno nove utenti su dieci non vanno oltre la prima pagina dei risultati di Google. Il motore di ricerca di Mountain View negli anni ha migliorato il suo algoritmo e i risultati forniti agli utenti, […]

Ha ancora senso fare SEO nel 2018, ? La risposta è sì e il motivo è racchiuso in questo dato: almeno nove utenti su dieci non vanno oltre la prima pagina dei risultati di Google. Il motore di ricerca di Mountain View negli anni ha migliorato il suo algoritmo e i risultati forniti agli utenti, che ormai sono abituati a trovare quasi tutto quello che cercano in prima pagina, se non addirittura nei primi cinque risultati. Se hai un sito in cui vendi prodotti o servizi ti sarai certamente chiesto come riuscire ad essere più visibile sui motori di ricerca e perché gli utenti non arrivano sulle tue pagine. Hai magari un sito ben indicizzato per le parole chiave legate al tuo brand, ma quando si tratta delle singole pagine prodotto ti ritrovi dietro a troppi competitor. È una situazione comune a molti siti web, anche in WordPress, sui quali non è mai stato fatto un lavoro di posizionamento sui motori di ricerca. Fare SEO sul proprio sito ha senso anche nel 2018, anzi per certi aspetti ancora più che in passato. È importante capire da dove iniziare e quali sono le tecniche e gli strumenti giusti, per lavorare nella corretta direzione e non fare sforzi inutili o addirittura errori. Il funzionamento di Google si è evoluto nel tempo e con esso le strategie e le tecniche SEO. Cosa significa SEO SEO è un acronimo dell’inglese Search Engine Optimization, che si traduce in italiano con “Ottimizzazione per i Motori di Ricerca”. Ottimizzare un sito web significa renderlo più rilevante per Google e più visibile nelle pagine dei risultati (le...
Chatbot, Facebook e web marketing: intervista a Silvio Porcellana

Chatbot, Facebook e web marketing: intervista a Silvio Porcellana

Oggi è impossibile avere un confronto relativo al digital marketing senza chiamare in causa i chatbot. Perché l’automatizzazione delle risposte ha fatto passi da gigante, oggi l’intelligenza artificiale riesce a costruire dei meccanismi impeccabili. C’è una riflessione, non una semplice azione automatica. Il percorso che porta alla creazione di un chatbot realmente efficace. Oggi possiamo […]

Oggi è impossibile avere un confronto relativo al digital marketing senza chiamare in causa i chatbot. Perché l’automatizzazione delle risposte ha fatto passi da gigante, oggi l’intelligenza artificiale riesce a costruire dei meccanismi impeccabili. C’è una riflessione, non una semplice azione automatica. Il percorso che porta alla creazione di un chatbot realmente efficace. Oggi possiamo avere dei risultati efficaci. Ma solo perché l’innovazione punta su realtà e aziende che sanno sfruttare al massimo gli sviluppi della tecnica. E li piegano alle esigenze del web marketing. Ecco perché oggi facciamo una chiacchierata con Silvio Porcellana. Chi sei e di cosa ti occupi? Ciao, mi chiamo Silvio Porcellana. Pur essendomi laureato (tanti anni fa…) in Economia, le mie competenze sono prevalentemente tecniche e così negli anni ho svolto il ruolo di CTO per svariate startup (anche quando non si chiamavano ancora così), occupandomi poi di SEO e marketing digitale. Da 7 anni ho un mio business online, una piattaforma che aiuta marketer e agenzie a proporre in maniera sempre più efficace prodotti di digital marketing ai loro clienti, dai siti web responsivi alle campagne SMS, dalle app native per iOS e Android fino ai chatbot per Messenger. Partiamo dalla base: cos’è un chatbot? Esistono chatbot per quasi tutte le piattaforme di messaging e i virtual assistant, da Slack a Telegram fino a Skype e Cortana o Amazon Echo. Io ho deciso di concentrarmi su Facebook Messenger, l’app di messaggistica nettamente più utilizzata al mondo. Il bot è un software online che si interfaccia in vario modo con il sistema di chat (ad esempio nel caso di Facebook si integra con una...
Google Tag Manager: intervista a Matteo Zambon

Google Tag Manager: intervista a Matteo Zambon

Google Tag Manager, cos’è e come puoi ottenere vantaggi? Difficile dare una risposta, non tutti possono vantare conoscenze approfondite rispetto a questo tema. Sarebbe obbligatorio? Chi lavora nel digital marketing dovrebbe avere ben presente l’importanza di tale argomento. Invece c’è poca attenzione, ed è un peccato perché con Google Tag Manager puoi fare veramente tanto. […]

Google Tag Manager, cos’è e come puoi ottenere vantaggi? Difficile dare una risposta, non tutti possono vantare conoscenze approfondite rispetto a questo tema. Sarebbe obbligatorio? Chi lavora nel digital marketing dovrebbe avere ben presente l’importanza di tale argomento. Invece c’è poca attenzione, ed è un peccato perché con Google Tag Manager puoi fare veramente tanto. Non sono io a dirlo ma un vero esperto. Sto parlando di Matteo Zambon, che ha appena pubblicato un testo molto interessante. Quale miglior occasione per intervistarlo? Chi sei e di cosa ti occupi? Mi chiamo Matteo Zambon, ​Amministratore dell’agenzia digitale In Risalto, fondatore del sito Tag Manager Italia e del Club Tag Manager Italia, Rising Star nella sezione Analytics della Community degli inserzionisti di Google Italia. Di cosa mi occupo… uuuhhh… bella domanda. L’avventura di Tag Manager Italia è iniziata nel 2015. Quando mi sono interessato a Google Tag Manager ho scoperto le potenzialità di questo strumento (gratuito!). Ho applicato questo sistema ai miei clienti, e mi sono accorto che non esisteva un punto di riferimento italiano su Google Tag Manager. Mi sono chiesto: “Perché non aiutare chi vuole imparare Google Tag Manager in italiano?”. E così ho fatto, accorgendomi inoltre che GTM è uno strumento così versatile che può essere utilizzato per fare tantissime cose, anche delle magie sorprendenti. Io stesso non finisco mai di stupirmi e di studiare cose nuove, che poi mi piace trasmettere nelle mie guide e nei videotutorial. Hai scritto anche dei libri, giusto? Sempre nel 2015 ho scritto un libro, la prima risorsa cartacea in italiano: Google Tag Manager per Principianti, tradotto e distribuito in lingua inglese....
Comunicazione digitale: intervista a Sara Duranti

Comunicazione digitale: intervista a Sara Duranti

La comunicazione digitale è un passaggio che, da sempre, può fare la differenza in un’attività imprenditoriale. Le aziende hanno bisogno di una strada da seguire quando decidono di portare il proprio brand online. Spesso, però, la percezione è diversa: si pensa di poter ottenere buoni risultati senza investire in professionisti del settore. Tutti possono occuparsi […]

La comunicazione digitale è un passaggio che, da sempre, può fare la differenza in un’attività imprenditoriale. Le aziende hanno bisogno di una strada da seguire quando decidono di portare il proprio brand online. Spesso, però, la percezione è diversa: si pensa di poter ottenere buoni risultati senza investire in professionisti del settore. Tutti possono occuparsi di comunicazione online, il content marketing è semplice scrittura di articoli sul blog e fare digital PR vuol dire mandare due o tre comunicati stampa via email. In massa. Senza neanche controllare l’interesse reale dei riceventi. No, non è questa la strada da seguire. Soprattutto dopo l’intervista a Sara Duranti che si occupa proprio di questo. Chi sei e di cosa ti occupi? Ciao a tutti gli amici di MediaBuzz, grazie per l’intervista. È veramente un piacere scambiare due chiacchiere insieme. Chi sono: Sara Duranti, appassionata di comunicazione, passione che si è trasformata poi nel tempo, anche grazie al web, in professione. Adoro leggere, scrivere, chiacchierare, sperimentare e tenere gli occhi bene aperti sulle novità e le innovazioni che offrono oggi web e tecnologie. Mi occupo di costruire, gestire e testare strategie di comunicazione e di utilizzare il web come opportunità di business attraverso il content e i social media. Sono responsabile di Spremute Digitali – Magazine Online, blog focalizzato su 4 argomenti chiave Smart Working, Startup, Enterprise e Digital&Social Media di cui sono anche contributor. Cosa significa comunicazione digitale? Lavorare nella comunicazione digitale per prima cosa significa essere in grado di saper comunicare. Comunicare bene è l’opportunità per raggiungere persone che potrebbero essere interessate a quello che hai da dire e creare connessioni preziose....