Web marketing e formazione: intervista a Rosanna Perrone

Web marketing e formazione: intervista a Rosanna Perrone

Rosanna Perrone

Sono lucana e lavoro, da libero professionista, come consulente strategico in Marketing e Comunicazione Digitale per le imprese. Sono responsabile di DoLab School, la scuola di formazione per professionisti del digitale a Roma e collaboro, come giornalista e digital editor per Senza Filtro, il webmagazine quindicinale dedicato all'approfondimento sui temi del lavoro. Ho un blog, Lemiecosepreferite.com.

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La formazione è un aspetto fondamentale per la crescita di un professionista del web. Ci sono continue evoluzioni nel settore. Non puoi limitarti a osservare quello che succede intorno a te e a prendere nota: devi capire, devi approfondire. E soprattutto devi confrontarti con persone che hanno maggior esperienza.

Digital PR per AziendeStudiare è un obbligo per chi lavora in questo settore. Il web si muove in fretta, le conoscenze diventano sempre più raffinate, gli strumenti per misurare i risultati sempre più definiti. Tutto questo si traduce in un imperativo: migliorare. Sempre e comunque. Per fare formazione ci sono soluzioni differenti – dalla lettura ai webinar – ma il lavoro in aula è sempre decisivo.

Il motivo? C’è il confronto con il docente, con le persone che usano in prima persona gli strumenti e le logiche del lavoro. Quindi possono portare delle testimonianze dirette. Oggi ci sono diverse soluzioni per scegliere un corso di formazione in Italia, e per orientarmi ho intervistato Rosanna Perrone.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono un consulente strategico per le imprese e mi occupo di marketing, comunicazione e formazione sui temi del digitale. Sono anche giornalista e sviluppo progetti di design editoriale, con un particolare amore per il mondo della musica.

Tra i progetti che mi tengono impegnata in questo momento, oltre alle consulenze, menziono DoLab School, una scuola di formazione per i professionisti del digitale a Roma, e Senza Filtro, un webmagazine quindicinale dedicato ai temi del lavoro.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Ciò che per me era passione è diventato lavoro: da bambina facevo i giornali con i ritagli di carta, ci scrivevo delle notizie con la matita e componevo la copertina con un collage di immagini. Inventavo programmi radiofonici e giocavo “a maestre”. Si chiamava proprio così quel gioco: scrivevo registri e avevo i mie studenti immaginari.

Quando è arrivato Internet ero diventata abbastanza grande per iniziare a lavorare, così ho trasformato in digitale ciò che avevo in mente da sempre, studiando, applicandomi, sperimentando. 

Ho iniziato con le prime collaborazioni completamente gratuite.

Poi è arrivata la prima 100 euro, successivamente qualcosa in più grazie alle campagne pubblicitarie. Finalmente alcuni clienti hanno iniziato a chiedere sponsored post firmati da me. Crescevano consapevolezza, esperienza e gruzzoletto. Nonostante il mio piccolo mondo, intorno, non riflettesse alcun desiderio sociale verso questo tipo di crescita.

Intanto facevo esperienza come CMO in alcune startup digitali e in progetti di co-working. Ho gestito team molto diversi tra loro, coordinando redazioni numerose e gruppi di 8 così come di 110 persone. Tutto online. Ogni tanto arrivava una crisi che portava via molte cose e ne faceva nascere nuove, così ho appreso la grande lezione del rinnovamento. Aggiungo che l’ho fatto dalla Basilicata, non credo sia un dettaglio trascurabile.

Mi reputo fortunata perché mi rendo conto che, nonostante i sacrifici e le regole del settore in cui lavoro, ho potuto mantenere la mia riservatezza, fare scelte che mi lasciassero sempre libera: il mio percorso è stato fin qui luminoso.

Oggi, con grande orgoglio, aiuto le imprese a rinnovarsi e crescere grazie agli strumenti della comunicazione e del marketing, online e offline. Mi chiamano persino dalla mia terra, quella che mi dicevano non ha imprese pronte a lavorare sul digitale.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Se per azienda si intende il lavoro in agenzia, la mia personale opinione è: meglio lavorare come libero professionista. In azienda può aumentare il confronto e si possono creare maggiori occasioni per gestire progetti molto diversi tra loro, ma il mercato del lavoro in questo momento in Italia tende a un appiattimento verso il basso. Lo trovo molto inconveniente, oltre che ingiusto.

Il freelance, invece, per competere deve studiare e aggiornarsi, imparare a gestire il tempo, distinguere le situazioni, spendere energie materiali e non per essere sempre all’altezza. Per molti aspetti è più impegnativo e rischioso lavorare per se stessi, ma non c’è dubbio che il ritorno sia – in termini economici, di esperienza che di gratificazione – nettamente maggiore.

Un segreto che non dovrei spifferare: finché ho lavorato in team, in azienda, sono cresciuta poco e lentamente. Spesso ho pensato che la causa fosse nella volontà e nella capacità di chi mi valutava. Ma, se devo essere del tutto sincera, credo sia anche una questione di personalità.

Come inizia la tua giornata?

Dipende dal periodo dell’anno. Se sono fortunata, godo della regolarità di una sveglia alle 7:00. Preparo quindi la colazione con calma, inizio leggendo le notizie e rispondere alle prime email. A volte faccio sport prima del lavoro, oppure medito. In altri casi ho la sveglia alle 5:30 oppure alle 8:00, in base ai viaggi che devo fare, e cerco di mantenere la stessa routine per quanto possibile.

Prima di andare a lavoro mi dedico alle attività da casalinga tipica, ovunque io mi trovi: sembrerà buffo, in verità è una dimensione che mi appartiene tantissimo, non mi piace uscire con la casa in disordine. Amo prendermi cura delle persone e delle cose. La mia giornata perfetta inizia mangiando un dolce che ho preparato la sera precedente, soprattutto se so che lo dividerò con qualcuno.

DoLab School: ci racconti questa realtà?



DoLab School è la scuola di formazione per i professionisti del digitale, con specializzazioni in web marketing, tecnologia, progettazione, design, nuovi media e linguaggi.
 Da aprile si potrà accedere anche a una formazione speciale in English for Work, in cobranding con un partner straordinario, che spero sorprenderà e piacerà.

DoLab School è un progetto nato da LVenture Group nel 2014, società leader nel Venture Capital, per rispondere all’esigenza di formare i team interni del gruppo. È cresciuto poi con l’obiettivo di offrire formazione pratica e concreta anche alle imprese, aiutando manager, imprenditori, dipendenti di tutti i settori a usare il digitale per il proprio lavoro.

Il metodo di apprendimento su si cui si fonda è di tipo tecnico-pratico e basato su project work. Cioè sull’applicazione immediata dei contenuti appresi in aula su case history aziendali, grazie al quale si affrontano tutte le fasi di sviluppo e gestione di una situazione reale. Con esigenze nel settore del digitale.

Rosanna Perrone

Da sinistra: Luigi Capello, Amministratore Delegato di LVenture Group, Rosanna Perrone, Roberto Magnifico, consigliere di LVenture Group.

Tra le novità da tenere d’occhio segnalo l’offerta didattica. Nel 2016 il progetto si sta rinnovando grazie al nuovo team – composto, oltre che da me, da Alice Valle, eLearning project manager, Sara Zucchini, responsabile customer care ed eventi, e Valeria Sebastiani, digital strategist – e si rivolge sia a utenti privati che a imprese, comprendendo progetti di consulenza e formazione B2B. Senza dimenticare networking, orientamento professionale, recruiting ed eventi extra-didattici.

A gennaio abbiamo, per esempio, lanciato un format di eventi periodici di formazione a porte aperte che si chiama Web su Carta. In attesa del prossimo appuntamento, il 24 marzo scorso abbiamo visto salire “in cattedra” i primi ospiti speciali, i The Pills, per il primo evento del filone unconventional della nostra scuola.

Le aziende credono nella formazione dei dipendenti?

Sì, contrariamente a quello che in genere forse si pensa. A DoLab School abbiamo scelto di lavorare molto per le imprese quest’anno, con buoni risultati. 
Le aziende, soprattutto di dimensione medio-piccola, sanno riconoscere i propri limiti e gli spazi per inserire nuove competenze. Arrivano più velocemente a chiedere formazione per i propri addetti, proprio perché hanno meno struttura che pesa alle loro spalle prima di prendere decisioni operative.

Spesso si tratta di esigenze metodologiche più che tecniche, e per maturare soprattutto le soft skill. Noi abbiamo strutturato alcuni percorsi per le imprese – come quelli in Trasformazione Digitale, Social Innovation o Strategie Digitali – che vanno da contenuti base e tecnici, che offrono anche una panoramica di tipo culturale e sociologico sui cambiamenti, passando per How to, fino a contenuti avanzati, di tipo esecutivo, per offrire una base personalizzabile in tutti questi casi.

Stando agli ultimi dati, oltre il Lusso, è il B2B che in Italia tiene testa alla crisi. Investire per la formazione del capitale umano è, senza dubbio, una delle misure migliori per affrontare cambiamenti ed essere competitivi a livello internazionale. Se non fosse opinione condivisa, probabilmente qualcosa come LinkedIn non avrebbe abbracciato un progetto come Lynda.

Quanto conta per un freelance la formazione?

Tutto. Ma senza esperienza nessun percorso educativo può avere successo, che sia all’università, in una scuola privata o da autodidatta. In Italia non siamo abituati a formarci praticamente, quindi sembrerebbe una grande novità annunciare questo assioma. Non mi ripeterò sull’importanza di un passaggio pratico all’interno di un corso, né quale ruolo possa avere in questo un project work ben strutturato.

Esiste una strada preferita?

Da giornalista iscritta all’Albo, sono obbligata a frequentare molti corsi, in aula e online. Quindi rispondo da utente prima ancora che da responsabile di formazione: quelli che mi hanno dato di più sono i corsi in soluzione eLearning. 
Credo che l’aula resti il luogo ideale per piccoli gruppi di studio che hanno bisogno di molta pratica.

Il resto lo fa già benissimo l’università, con sale piene di centinaia di persone al suo interno. 
La mia strada preferita è da sempre l’unica, ed è tra #lemiecosepreferite: i libri. 
Secondo me devono essere scelti per aprire mente e spirito, e non per “imparare le nozioni” di una materia. Sì ai romanzi e alle letture critiche, no ai manuali.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore.

Il lavoro fa parte di una grande esperienza spirituale, oltre che materiale. Lavora per elevarti, non per raccogliere risultati. E viaggia più che puoi.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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