Video Storytelling: 6 modi per raccontare un brand

Video Storytelling: 6 modi per raccontare un brand
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Fare Content Marketing non è semplice perché devi incrociare competenze diverse. E devi essere in grado di valutare metriche difficili da definire in chiave oggettiva, come per l’influencer marketing. Prendi come esempio lo storytelling ed in particolare il video storytelling: esistono dei KPI da tener presente quando si organizza una campagna per raccontare la propria azienda.

La difficoltà sta nella valutazione generale delle metriche: puoi contare il numero di condivisioni ottenute da un video, puoi valutare il sentiment delle condivisioni stesse e il numero di visite che arrivano da eventuali link. Ma i vantaggi legati a una campagna video di visual storytelling non si riassumono con i numeri.

Ricordo sempre con piacere il video Misunderstood della Apple: il ragazzo in vacanza dai nonni passa le giornate a giocare con lo smartphone, con l’iPhone. Mentre la famiglia si diverte. Poi, il giorno di Natale, regala a tutti un’emozione: un video montato con il telefonino, appendice tecnologica che permette di trasformare i sentimenti in prodotto digitale.

Puoi trasformare tutto questo in numeri? Puoi registrare menzioni, condivisioni, eventuali cambiamenti delle vendite nel momento di massima distribuzione del video. Ma non puoi – ti sfido a farlo e a darmi una risposta – valutare il legame creato tra brand e pubblico grazie a uno storytelling così raffinato.

La capacità di questo video è chiara: dimostrare che la tecnologia è uno strumento rispetto a sentimenti e valori, ma tutto può essere comunicato meglio con uno smartphone Apple.

Il valore di questa comunicazione? Infinito e incalcolabile. Per questo il video storytelling è uno strumento prezioso, da pianificare con cura e da realizzare insieme a un team di professionisti. Senza improvvisare. Qualche esempio virtuoso?

Frank Underwood 2016

Tutti amano le serie TV, ci sono centinaia di titoli da seguire. La concorrenza è spietata perché si contendono un bene prezioso: il tuo tempo. Non puoi vedere tutto, devi decidere: devi fare una scelta e investire le tue risorse su un prodotto. A discapito di un altro. Ecco perché le serie TV mettono in campo delle strategie di content marketing raffinate.

Per la nuova stagione di House Of Cards (inizierà il 4 marzo) la Netflix ha fatto le cose in grande. E ha creato una vera e propria campagna elettorale per Frank Underwood, il personaggio principale di questa serie basata su intrighi di potere tra i palazzi della capitale USA.

L’aspetto interessante di questa strategia è che i riferimenti all’inizio della serie sono velati rispetto al tentativo di sostituire la realtà con la finzione. La data di inizio stagione è chiara, certo, ma la comunicazione ruota intorno alla trasformazione di Frank Underwood in un vero e proprio candidato politico. Il sito web è un manifesto elettorale, i video sono degli spot: il 4 marzo inizia la nuova battaglia di Frank!

Visually

La storica piattaforma Visually ha un canale Youtube ricco e ben curato. Ma quali sono i contenuti che attirano l’attenzione? I vari esempi di data storytelling, prodotti dedicati alla narrazione dei numeri che di solito annoiano e non riescono a cementificarsi durante la lettura. Le infografiche contrastano questo problema, ma puntare sul data storytelling vuol dire fare un passo avanti. E trasformare i numeri in storia. Proprio come è stato fatto con il video dedicato ai morti in Messico a causa del traffico di droga.

 

Hootsuite e Games Of Throne

Rimango nei dintorni dell’argomento serie TV per presentarti un video che fonde due nomi: Hootsuite, strumento per la gestione social, e Games Of Throne. Una delle serie più seguite negli ultimi anni. La sigla è famosa a tutti: una mappa tridimensionale del mondo inventato da George R. R. Martin. Ci sono dei meccanismi che permettono a questa mappa di evolversi, e di cambiare forma sulle note della melodia di Ramin Djawadi.

Hootsuite riprende questo tema e lo rielabora in chiave social: Facebook, Instagram, Google Plus, Youtube, LinkedIn, Twitter. Tutti i social vengono inclusi nel meccanismo e creano un paesaggio nuovo. Alla fine c’è un simbolo che domina la scena: il gufo di Hootsuite. Cosa significa? Un unico strumento per gestire tutto, non avrai bisogno di altro per aggiornare i tuoi social.

GoPro

Un esempio degno di nota, un brand che è riuscito a raggiungere un obiettivo difficile: identificare il nome con il prodotto. Se dico GoPro intendo quel tipo di macchina fotografica, e all’interno della nicchia (chi si dedica ad attività all’aria aperta, sport estremi, ecc.) conosce quel nome. Collega i valori con il prodotto, che diventa una sorta di status symbol.

Per ottenere questo risultato è impossibile prescindere dalla community. Ecco perché sul sito GoPro trovi due sezioni: foto e video del giorno, canali dedicati ai migliori video inviati dai clienti GoPro. Questo è un passaggio fondamentale per la strategia di video storytelling, perché lancia un messaggio: sei parte di noi, sei nel nostro sito web. E nel nostro mondo.

Lego

Quale video prendo in considerazione per descrivere il brand Lego? Impossibile scegliere perché la Lego ha trasformato il proprio account Youtube in una sorta di TV digitale. Ci sono canali, ci sono rubriche, c’è anche la personalizzazione riservata ai grandi nomi (cose che noi comuni mortali non possiamo ottenere). Interessante l’idea di un mondo Lego antropizzato: molti video raccontano una realtà in cui gli omini diventano esseri dotati di anima e corpo. Nei video trovi non solo tutorial e idee per costruire, ma anche spunti per sognare.

Oreo

Un discorso simile è stato introdotto da Oreo, un brand ha sempre sfruttato i social nel miglior modo possibile per spingere il prodotto. Oreo usa bene anche i mini video su Instagram e Vine per suggerire semplici ricette, ma con Youtube può lavorare su una vera e propria narrazione del brand. Una narrazione che in questo caso diventa fiaba.

La fabbrica si trasforma in una camera delle meraviglie, i biscotti sono farciti con un manto zuccheroso che nel video diventa neve, latte. Un prodotto che rimanda alla purezza. C’è narrazione dell’azienda e del prodotto, ma anche del consumatore che diventa parte della fiaba. Senza dimenticare che è stata prodotta un’intera serie dedicata a questo tema.

Video storytelling: niente improvvisazione

Ecco una manciata di esempi per fare video storytelling. Un punto ancora poco chiaro di questa materia: non c’è spazio per l’improvvisazione. Non puoi fare video storytelling e lavorare senza una strategia, senza un team capace di creare contenuti di qualità. Al centro di questo lavoro c’è sempre il brand, ci sono i valori che caratterizzano la vita di un’azienda. Lavorare sulla narrazione del brand attraverso i canali video è sinonimo di analisi, realizzazione e misurazione. Sei d’accordo? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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