Viaggiare, raccontare e scrivere: intervista a Francesca Di Pietro

Viaggiare, raccontare e scrivere: intervista a Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa Turistica e Travel Coach. Lei di un posto non guarda solo i luoghi ma anche le persone che ci vanno. Scrive di viaggi in solitaria e aiuta le persone a superare le proprie paure. Sostiene che il viaggio possa essere un'esperienza trasformativa se se ne hanno gli strumenti adeguati. Imprenditrice on line, è socia fondatrice di TBnet la prima società di travel blogger in Italia, è responsabile didattica del TBneTalks Travel Media Forum e ha da poco lanciato un portale per le persone con i capelli rossi.

Cosa significa trasformare la propria passione in un lavoro? Difficile dare una risposta definitiva, molti inseguono questo sogno e pochi riescono a concretizzarlo. Ma con il social web hai una possibilità in più: le informazioni si muovono rapidamente, le competenze diventano il biglietto da visita e nascono nuovi canali per creare connessioni virtuose.

Il mio punto di vista: adesso hai uno strumento in più. Puoi entrare in contatto con persone che prima erano irraggiungibili. E puoi creare valore, puoi mettere a disposizione di un’azienda le tue competenze. Un esempio su tutti? Io penso sempre al travel blogging: raccontare il viaggio attraverso un blog, un account Instagram, un profilo Facebook.

Obiettivo? Ispirare, far scoprire un luogo, stimolare un interesse. E lavorare sullo storytelling. Non è facile, per questo ci sono professionisti che lavorano per creare valore. Con la rubrica Eccellenze Digitali Italiane abbiamo già intervistato diversi travel blogger (come Federica Piersimoni, Liz Au, Silvia Ceriegi e Daniel Mazza): oggi è il turno di Francesca Di Pietro.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Francesca Di Pietro, sono una psicologa turistica e travel coach, ma anche blogger e imprenditrice on line. Mi occupo di psicologia e viaggi, le mie due grandi passioni. Ho studiato il comportamento dei viaggiatori e la loro personalità. Ho sempre viaggiato tantissimo, poi dopo aver lasciato il mio lavoro nel 2011 ho iniziato a spostarmi per tempi lunghi.

Ho lanciato nel 2012 Viaggiaredasoli.net per ispirare le persone a muoversi con indipendenza, fornisco anche una consulenza personalizzata per trasformare il viaggio in un momento di crescita. Questo modello si chiama Travel Coaching, ne parlo nel mio libro Come Viaggiare da Soli. Ma per coinvolgere e guidare ancora di più le persone organizzo dei seminari.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Ho iniziato con la passione e lo studio, chi pensa che sia sufficiente aprire un blog e scrivere un diario personale ha sbagliato tutto. Il mio è un approccio psicologico e quindi, per essere più affidabile e attendibile, ho fatto una ricerca sperimentale (autofinanziata) intervistando 780 persone nel mondo in 3 lingue.

Tempo necessario? Due anni, ma poi è stata pubblicata su due riviste di settore molto importanti. Dopo aver fondato le basi teoriche, mi sono preoccupata di parlare della mia esperienza: il viaggio in solitaria. Solo così negli anni, con molto sforzo e investendo sempre i miei risparmi, ho trovato un equilibrio.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Dipende da come sei, io preferisco senza dubbio essere freelance, ma ammetto che non esiste il tempo libero. Ho costruito la vita che volevo, viaggio tanto, faccio molto sport, ma non stacco mai.

Lavoro di notte, nel weekend e a Natale, se devo finire una cosa la devo finire subito. Quando lavoravo in azienda, alle 17.30 chiudevo tutto anche se il giorno dopo avevo una riunione importante, non mi portavo mai il lavoro a casa.

Come inizia la tua giornata?

Non mi sveglio prestissimo, diciamo per le 8.15. Poi colazione mentre leggo le email, doccia e computer. Lavoro da casa quando sono a Roma, ma cerco di fare sport ogni giorno e di vedere i miei amici tutte le sere. Poi sono una che ama cucinare: mercato una volta alla settimana, ai fornelli a pranzo e a cena. Vivo da sola, non sono in punizione!

Travel blogging: cosa significa per te?

Per me significa essere un viaggiatore e mettere al servizio degli altri le tue abilità. Io però sono abbastanza idealista, per me il vero travel blogger è quello che viaggia tanto e in modo indipendente. Ci sono molti professionisti bravi a scrivere, che conoscono la SEO e che sono ottimizzati, ma per me non sono dei buoni viaggiatori.

Perché un’azienda dovrebbe investire nel blogging?

Perché creiamo delle relazioni con i nostri lettori, loro si fidano di noi. Ma l’azienda dovrebbe prima ascoltare il travel blogger e costruire una campagna insieme a lui, ritagliata sulle sue abilità.

Non si devono creare dei progetti universali e prendere blogger a caso basandosi solo sui numeri, ma professionisti che apprezzano il tuo prodotto così possono lavorare in maniera autentica. Inoltre i blogger hanno il grande vantaggio di essere su più piattaforme e con un linguaggio diverso, questo plus non te lo dà nessun altro media.

Blog tour: è possibile valutare dei dati?

Sì. Quando si parla di lavoro entrano in gioco gli investimenti economici e quindi si deve avere un report alla fine del progetto. Io sono una dei 4 fondatori di TBnet che è la prima società in Italia a lavorare con una rete di blogger professionisti.

Ora collaboriamo con 30 blog, ogni nostro progetto viene monitorato. Utilizziamo un software molto avanzato che si chiama Web Live di Extreme e da pochi giorni abbiamo comprato il Social Index, un altro software che ti permette di monitorare l’autorevolezza dei blogger. È importante per noi investire in strumenti come questi perché possiamo garantire una reportistica ai nostri clienti.

C’è improvvisazione nel tuo settore?

Tantissima, ma forse come in tutti i settori. C’è gente che carica due volte Google Anaytics per avere numeri più alti, ci sono molti blogger che comprano follower e che crescono su Instagram di 10.000 seguaci al mese. Il problema non è la presenza dell’improvvisazione, ma le aziende che investono molti soldi in ogni progetto non se ne accorgono.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

Per ottenere risultati con un blog devi studiare e lavorare, prima di vedere dei risultati passerà almeno un anno. Se non sei pronto a investire (anche risorse economiche) allora è solo un hobby.

Invece alle aziende dico: diffidate da chi non ha un media kit, diffidate da chi non vuole condividere i propri dati. Abbiate l’intelligenza di capire che i numeri non vanno visti mai in assoluto, ma sempre in relativo, rispetto al mercato, alla nicchia, alla sotto nicchia e alla lingua.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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