Verybello: perché non riusciamo ad andare oltre?

Verybello: perché non riusciamo ad andare oltre?
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La notizia è ormai arrivata a tutti: Verybello.it, il portale che dovrebbe promuovere l’attività culturale e turistica in occasione del tanto agognato EXPO, è stato travolto dalle critiche. Dario Franceschini ha risposto ad alcuni quesiti attraverso un articolo de Il Fatto Quotidiano. Tra questi c’è sicuramente uno dei più interessanti: il prezzo.

Per ora è rimasto nella norma (35.000 euro) se paragonato con uno dei portali di riferimento per la digitalizzazione del turismo del nostro paese: Italia.it è costato negli anni circa 60 milioni di euro. Una cifra immensa, soprattutto alla luce del fatto che è stato decretato il suo fallimento.

Questo non significa che – secondo il mio parere – la cifra spesa per creare un portale come Verybello.it sia giustificabile. Anzi, io credo che per quella cifra sia stato fatto un lavoro mediocre. E non lo dico solo per piacere di dare fiato alle trombe: ho lavorato in agenzia e so quali sono i principi per far funzionare bene un sito web. Soprattutto quando deve andare online e ci sono migliaia di persone che stanno aspettando solo questo momento.

Si potrebbero indicare decine di motivi per bocciare questo progetto. Dal colore del font al meta title, dalla description carente alla registrazione di un dominio che era legata a un privato e non al Ministero (è ancora così?). Per non parlare dell’impossibilità di condividere i singoli eventi sui social (le icone ci sono ma non funzionano), di un account Twitter vuoto da far paura e di una totale assenza da qualsiasi altro tipo di community.

Vogliamo elencare altro?

Assenza della lingua inglese (arriverà), assenza di altre lingue straniere (boh, ma non doveva essere un sito per aiutare i turisti a scoprire gli eventi?), niente policy, accessibilità del sito non pervenuta (obbligatoria per un sito ministeriale), problemi di programmazione… vero sicuramente che oggi la critica facile sui social è diventata lo sport nazionale, ma ci sono errori madornali. Cioè, errori che possono essere accettati sul sito di un privato. Ma non su un dominio ministeriale.

Tutti questi punti (compreso quello della scelta del nome) rappresentano il problema minore. Perché la causa di tutto questo si racchiude in quell’inadeguatezza della classe politica al discorso digitale. Hanno pensato ai digital champion: qual è stato il ruolo di queste persone? Sono state interpellate? Riccardo Luna non ha difeso, ma non ha nemmeno decapitato il progetto. Ha detto: miglioriamolo. Però è difficile migliorare qualcosa quando leggi qualcosa del genere:

Il vero motivo che porta allo sconforto – sempre secondo il mio modesto parere – è questo: in 6 ore 500.000 accessi, grande pubblicità. Ma di cosa. Ma quale pubblicità. Ma quali accessi: stiamo scherzando vero? Forse è una candid camera 2.0 e qualcuno uscirà dallo schermo ridendo a crepapelle mostrando il vero sito che pubblicizzerà gli eventi ai turisti.

Per ora non c’è aria di candid camera. Ma il ministro è convinto che tutto questo sia solo un problema di ironia e cattiveria. Certo, sul web tutti sono webmaster. Però qualcuno lo è veramente e le critiche non sono solo cattive: sono anche fondate.

Ok, allora facciamo come dice Riccardo Luna: facciamo un hackaton. Ognuno ci mette un pezzo, ci sono persone generose pronte a dare una mano. Ma perché? Per caso quando costruiscono una scuola la consegnano non finita, senza interruttori e senza sanitari, e poi qualcuno dice alle mamme: “Ok, mettiamo noi quello che manca”? No, la scuola è finita. La scuola funziona e quando c’è qualcosa che non va si fanno dei reclami e la ditta risolve il problema.

Questione di prospettiva

Il punto è che non siamo ancora pronti per il digitale. O meglio, chi lavora ogni giorno sul web è pronto. Prontissimo. C’è gente davvero in gamba in Italia. Ma alla fine alla pubblica amministrazione questo non interessa. Facciamo il sito, poi si migliora. Twitter lo facciamo gestire così, con un Feed. In automatico.

L’inglese poi lo mettiamo.

Personalmente non sono d’accordo con questo pressappochismo digitale, e non sono d’accordo neanche con chi vuole mettere una pezza per risolvere gli errori degli altri. Ben vengano le iniziative di supporto per le piccole realtà. Ma non credo che un sito così importante – un sito che dovrebbe essere orgoglio nazionale – debba contare sull’aiuto di persone brave e generose per poter essere accettabile.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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2 Comments

  1. Ottima fotografia del Bel-paese sia per la classe politica sia per la responsabilità degli imprenditori che vi collaborano a nostre spese, arrecando grave danno economico e assenza di funzionalità civile e sopratutto economica. Il contrario esatto di ciò che realmente serve il Paese e lo Stato della Repubblica. I migliori intanto a spasso o peggio a casa.

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    • Ciao Lorenzo, grazie per il tuo commento. Ci sono anche quelli che vanno via, che lasciano l’Italia!

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  1. Il digitale in Italia? Per ora resta un miraggio | MediaBuzz - […] che è successo con Very Bello, sito di riferimento per gli eventi che gravitano intorno all’Expo, dovrebbe essere già…
  2. Verybello? Ancora in alto mare | MediaBuzz - […] giorni. Più o meno questo è il tempo trascorso dall’ultima volta che abbiamo parlato di Verybello. Ovvero il portale…

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