Verybello? Ancora in alto mare

Verybello? Ancora in alto mare

[Total: 0 Average: 0]
Un mese e quindici giorni. Più o meno questo è il tempo trascorso dall’ultima volta che abbiamo parlato di Verybello. Ovvero il portale parallelo a quello dell’Expo che dovrebbe fare da amplificatore a tutti gli eventi che ruotano intorno a questa manifestazione.

Io arrivo a Milano per l’Expo, visito i padiglioni, poi noleggio un’auto e uso Verybello per raggiungere fiere, mostre, musei, esposizioni, concerti, eventi teatrali sparsi in tutto lo stivale. Perfetto, questo è il modello di digitalizzazione che piace. Vogliamo un’Italia capace di far girare l’economia attraverso gli strumenti messi a disposizione dal web.

Si noleggiano auto, si vendono biglietti, si concludono prenotazioni negli alberghi e si occupano posti al ristorante. Basta sapere qual è l’offerta degli eventi disponibili, basta avere un sito di riferimento. Un sito che funzioni. È veramente così difficile?

Lo spettro di Italia.it

Sì, sembra proprio che non ci sia soluzione: siamo destinati a lavorare sui residui di una digitalizzazione mancata. In passato si parlava di Italia.it, del portale capace di smuovere le masse e dare una man forte al turismo.

Perché in fin dei conti questo è il paese che riassume il maggior numero di monumenti e opere d’arte, giusto? L’idea di affiancare alla naturale tradizione turistica un portale dalle spalle forti potrebbe essere vincente.

Infatti il portale Italia.it dichiara il suo fallimento dopo aver speso, attenzione, 60 milioni di euro. Ora è il turno di Verybello: viene inaugurato e non funziona. È lento. C’è solo la lingua italiana. I social sono a zero. Non si capisce a chi è intestato il dominio. Eppure dovrebbe essere un progetto ministeriale. Il Ministro Franceschini tranquillizza: stiamo lavorando, miglioreremo.

Verybello? Ancora in alto mare

E in effetti qualcosa è stato fatto. Ad esempio adesso il sito ha anche la versione inglese. Ma forse è un po’ poco per un portale che dovrebbe rappresentare uno strumento internazionale. Ci vorrebbero almeno altre sei lingue, giusto?

Magari si dovrebbero sistemare anche i tag title: ecco cosa restituiva Google cercando il nome del sito pochi giorni fa. Ma il segreto è questo: mettere il banner “versione beta” in alto a sinistra. In questo modo si può giustificare tutto.

Il grande silenzio di Verybello

Si può giustificare, ad esempio, anche il grande silenzio di Verybello sui social. Ovvero strumenti che dovrebbero accompagnare con attività frenetica il decollo di questo portale. E invece ci sono solo due canali – Facebook e Twitter – che non hanno emesso fiato. Anzi, la pagina Facebook ha ancora in bella mostra uno degli errori più eclatanti del progetto Verybello: l’immagine dell’Italia senza estremo sud e nord.

Certo, siamo in fase beta. Ma mancano meno di due mesi all’Expo. E sono già stati spesi 35.000 euro (almeno questa è la cifra dichiarata) per un sito che si presenta misero, inadeguato, muto nei confronti di un’utenza sempre più abituata all’interazione, al customer care attraverso i social.

Ma forse sto correndo troppo. Forse veramente non ho ben chiaro il quadro della situazione. Parlo di customer care e di interazione per un sito di eventi collegati all’Expo quando sulla pagina Facebook della manifestazione pubblicano rendering di una mediocrità imbarazzante. E quando sbagliano le traduzioni dei cartelli risolvendo con un semplice adesivo.

Certo, tutti sbagliano. Non tutto dipenderà dal refuso, dal Verybello che non twitta o dalla dall’assenza delle lingue sul sito. Però quando c’è un lavoro nazionale che dovrebbe chiamare a raccolta le eccellenze (proprio perché volano dell’economia) forse si dovrebbe puntare a risultati diversi.

La tua opinione

Nell’equilibrio delle cose l’Expo dovrebbe essere il volano che permetterà all’economia Italiana di ripartire. Dall’esterno sembra solo che ci sia una scarsa attenzione a tutto. Non credo che si tratti solo di un problema di digitale, non credo che riguardi solo i social o il sito web: probabilmente sono in alto mare. Ma in alto mare sul serio. Secondo te, invece?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInGoogle Plus

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *