Valentina Falcinelli, ovvero quando il copy diventa una delizia

Valentina Falcinelli, ovvero quando il copy diventa una delizia
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A Ladispoli, in provincia di Roma, c’è una web agency speciale. Molto speciale. Si chiama Pennamontata e più che una semplice web agency questa è una piccola pasticceria che sforna testi su misura per qualsiasi esigenza.

La brigata che si nasconde dietro i fornelli di Pennamontata? Valerio Notarfrancesco, Francesca Mattia, Anna di Gennaro e Valentina Falcinelli: con lei il copy diventa veramente qualcosa di delizioso. Ma l’appetito vien mangiando, per questo mettiamo da parte le presentazioni e dedichiamo il nostro tempo a Valentina Falcinelli: largo all’intervista!

Chi sei e di cosa ti occupi?
In sintesi: Valentina Falcinelli, classe ’83, romana di Ladispoli, CEO e founder di Pennamontata e copywriter master chef. Potendo farla più lunga: mi occupo da circa 10 anni di comunicazione. Sono specializzata in copywriting, ossia scrittura di testi di vendita – e non solo – per piccole e grandi aziende.

Credo molto nell’importanza della specializzazione e, in effetti, ho fatto del copywriting il mio core business. Tuttavia, grazie al supporto di validi collaboratori, con Pennamontata sono in grado di offrire anche altri servizi, tra cui posizionamento per motori di ricerca e realizzazione di siti web.

Racconta come hai iniziato
All’università incontrai un famoso copywriter. Andai da lui con un portfolio (ridicolo, lo ammetto) realizzato di notte, a casa, tra un esame e l’altro. Lui lo sfogliò e mi disse: “Se vuoi fare questo lavoro, accomodati.

Ma ricordati che è difficile, che la strada sarà sempre in salita e che, soprattutto, ‘Carmina non dant panem’“. Aveva ragione su tutto, quel copywriter, ma aveva omesso la parte più importante: “Studio, lavoro, dedizione ti potranno aiutare. Nient’altro lo farà per te”.

Con la passione per il copywriting nel cuore, e una fottuta paura di non farcela mai, decisi di iniziare a muovere i primi passi in un mondo ancor più ostico: quello dell’editoria. Partecipai a un corso per redattori editoriali e iniziai a lavorare come redattrice e correttrice di bozze (lavoro che svolgo tuttora con grande passione).

Aprii il mio primo blog su Splinder, dove raccoglievo idee, recensioni di libri, esercizi di scrittura, creatività e correzione di bozze.

Poi spesi il resto dei soldi che m’ero messa da parte lavoricchiando come baby sitter, agente di commercio e redattrice in un corso di grafica e impaginazione editoriale. Infine la svolta: dopo diversi stage e quasi un anno in agenzia di comunicazione, dove ho davvero imparato a masticare il linguaggio pubblicitario e ad acquisire maggiore padronanza con i programmi grafici, ho deciso.

Ho deciso di lavorare per conto mio, di mettermi in proprio. Ho aperto partita iva senza avere nemmeno un cliente. Una pazzia, vero?

All’inizio è stata dura, più di quanto quel famoso copywriter mi avesse detto. Lavoravo anche 14 ore al giorno, mi facevo pagare una miseria perché ancora non conoscevo il valore di quel che facevo. Ho sbattuto il muso sui miei errori, ho studiato come una pazza (lo faccio ancora, inutile dirlo) ma se oggi guardo al mio passato, be’ tutto mi appare chiaro. I puntini si sono collegati tra di loro. Se tornassi indietro, rifarei tutto daccapo, perché tutto m’è servito.

Sono stata prolissa per un motivo, e spero che i lettori non me ne vogliano.

Chi crede che si arrivi da qualche parte con favori, endorsement o un pacchetto ben confezionato, ma privo di sostanza, è solo perché vive da fuori questo lavoro. Come dico spesso, devo dire grazie solo a una cosa: la mia perseveranza. Le chiacchiere stanno a zero.

Riusciresti a lavorare senza il tuo team?
Assolutamente no.

Come inizia la tua giornata? E come continua?
Mi sveglio tardi – alle 8:00. Arrivo in ufficio per le 9:00 circa, leggo le e-mail, rispondo, mi faccio un caffè. Poi inizio a scrivere, scrivere, scrivere. La mia bio di Twitter recita, non a caso, così: “So scrivere senza guardare la tastiera, ma non so guardare la tastiera senza scrivere”.

Arrivo a casa per le 19:00, gioco con Page, la mia cucciola, e preparo la cena per me e mio marito. Cerco di tenermi lontana dal cellulare per non guardare le mille notifiche, ma quando mio marito si allontana un secondo sono subito lì col ditino a fare swipe e a tappare l’impossibile.

Ci sono periodi in cui lavoro più di 12 ore al giorno; la sera sono letteralmente sfinita e tutto quello che vorrei è solo sprofondare sul divano. Sì, questo lavoro è stancante e sfibrante, ma è quanto di più bello mi sia capitato.

L’ho voluto, rincorso, afferrato, curato e sono felice dello spazio che sono riuscita a ritagliarmi per questa mia grande passione per la scrittura. Una passione che per me oggi è un mestiere. Un mestiere che mi dà tante soddisfazioni.

Chi è il copywriter?
Il copywriter non è il nipote, il cugino, l’amico di un amico che “s’è laureato con 110 e Lode e sa scrivere benissimo”. Il copywriter è il meccanico delle parole. È il professionista che revisiona la tua strategia di comunicazione, che rivede le performance dei tuoi testi e che li sistema, li smonta e rimonta per far viaggiare il tuo brand sulla strada del successo.

Come si integra la tua professione in una digital strategy?
Si dice che un’immagine valga più di mille parole. Ma io sono convinta che due parole, costruite bene, possano valere più di un’immagine. Senza testi, senza un buon copywriting, la digital strategy non sarebbe completa. Quindi non direi che l’attività di copywriting si integri nella digital strategy; ne è, invece, elemento portante.

Il 2014 sarà l’anno del native advertising e branded content. Quali saranno le implicazioni riguardo all’autenticità del web, dei giornalisti e dei blogger?
Credo che, native advertising o meno, giornalisti, blogger, influencer, guru, media guru, guri interi e compagnia bella debbano essere autentici e schietti col lettore. Non credo le cose cambieranno molto per gli operatori del settore che da sempre si prodigano nel coniugare i bisogni dell’azienda a quelli del cliente.

Tom Fishburne, un autore che seguo e leggo con piacere, dice: “The best marketing doesn’t feel like marketing”, ossia “il migliore marketing non sa di marketing”. Questa cosa vale da sempre, pertanto ben vengano i branded content e la native adv: molto meglio il soft dell’hard marketing.

La gestione dei social media passa dal Marketing Department a PR e Customer Service: ci sarà un uso effettivo (maggior engagement and ROI) della presenza aziendale sui social media?
Se usati per il giusto fine, ossia proprio quello di supportare il cliente, rispondere alle sue domande in tempo (più o meno) reale ed entrare in contatto con lui, i social possono davvero essere una parte fondamentale del marketing aziendale. Quindi sì, un maggior engagement e un maggior ROI sono possibili. Tutto ruota, per l’appunto, attorno al cliente: bisogna ascoltarlo e curarlo, e non cercare sempre di vendergli qualcosa.

Cura, dedizione, attenzione: il trittico di cui parla sempre Rachele Zinzocchi, una professionista che stimo e che ha da dire e insegnare molto in ambito di #socialcare. Anche io, come lei, credo fortemente nella Social Care e nell’ampio margine di miglioramento che quest’attività può offrire all’immagine di un brand.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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