Travel vlogging e influencer marketing: il caso Paul & Shark

Travel vlogging e influencer marketing: il caso Paul & Shark
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In questi giorni stiamo dedicando molto spazio all’influencer marketing. Non è un caso, le condizioni sono mature per poter affrontare il discorso con la giusta prospettiva. E per vedere l’influencer non solo come uno strumento per rimediare menzioni e citazioni di blogger più o meno importanti, ma per diventare strumento chiave dell’inbound marketing.

Una campagna di influencer marketing, infatti, non riguarda l’azione sporadica ma una combinazione ideale per farsi trovare dalle persone giuste nel momento in cui hanno bisogno di te. Per attivare questo meccanismo c’è il blog, è vero. Con un buon piano editoriale puoi fare tanto. Ma non tutto. Soprattutto quando sei all’inizio e non hai una community virtuosa.

Nel processo ideale di inbound marketing l’ultimo step riguarda il deliziare i clienti. Per farti ritornare, per convincere le persone a rifare una scelta precisa. Ma anche per trasformare una persona qualsiasi in un ambassador, un evangelista entusiasta del tuo lavoro. Puoi raggiungere questo risultato in modi differenti, tutto dipende dalla strategia e dal contesto: non c’è una ricetta valida per tutti. Ed è vero, il blog può essere la condizione utile per molti. Ma non per tutti.

La scelta dell’influencer Erik Conover per Paul & Shark

Ecco perché in molti casi devi scegliere gli influencer giusti per veicolare il tuo brand. Proprio come ha fatto Paul & Shark: hai una nuova giacca da lanciare, un abito tecnico con un nome avvincente da proporre a un pubblico giovane e sportivo. Cosa fai? Mandi un comunicato stampa a campione collezionando una serie di rifiuti epici? No, contatti un influencer che è travel blogger e lo mandi in Norvegia.

L’agenzia Pulse Advertising ha contattato l’influencer e travel vlogger Erik Conover, nativo di New York per una serie di motivi. Come sempre, quando si tratta di scegliere il miglior contatto per la propria strategia non valgono solo i numeri. Uno dei punti essenziali è il rapporto di simpatia nei confronti del target, la similitudine tra i valori che il brand vuole veicolare e quelli del pubblico. Il suo amore per lo sport, il suo spirito avventuriero e temerario, facilitano questo passaggio.

Quindi, quale migliore occasione per mettere alla prova una giacca tecnica? L’idea è chiara: organizzare un viaggio in Norvegia. Un viaggio durante il quale il travel vlogger (quindi un blogger che usa come mezzo di comunicazione i video) ha svolto diverse attività. Tipo surf a Jaeren Beach, kitesurf a Sola Beach, Ice Hiking sul ghiacciaio di Nigardsbreen e guida sulla Atlanterhavsveien, la strada più pericolosa al mondo. Questo, ovviamente, solo per dare un assaggio del programma.

Da leggere: quanto guadagna un influencer

L’importanza dello storytelling nell’influencer marketing

L’avventura di Erik Conover in Norvegia, iniziata il 5 e terminata l’11 giugno, ha avuto un perno fondamentale: la narrazione. Attraverso lo storytelling puoi raccontare una storia. Ma, soprattutto puoi veicolare valori condivisi attraverso un codice diverso. Ad esempio con video che emozionano e catturano l’attenzione di un target studiato a tavolino.

 

Il meccanismo è simile a quello che viene replicato nei video della Apple, quelli che abbiamo già analizzato nei casi di visual storytelling. Cosa puoi fare per dare alle persone le informazioni giuste?

Puoi elencare una serie di passaggi tecnici per comunicare che quell’iPad ha uno spessore minimo, o che quella giacca è perfetta per fare sport perché ha un rivestimento speciale. Quanti ascolteranno? Quanti capiranno? Non dire, mostra: questo era il consiglio dei copywriter e questa è la regola che ancora oggi riesce a unire storytelling, contenuti video e influencer marketing.

Mostrare ciò che succede intorno al bene o al servizio, questo è l’obiettivo. O meglio, capire come si muove l’oggetto in questione in una situazione quotidiana. Magari vissuta da quella persona di cui ti fidi. Ecco il senso dell’influencer marketing in questo settore. Ed ecco come si sono mossi i ragazzi che hanno organizzato tutto questo.

I contenuti creati per la campagna: Instagram e YouTube

Da un punto di vista teorico la strada è questa: raccontare i valori del brand per promuovere un bene o un servizio. Attraverso l’attività di un travel vlogger con un buon seguito in un target specifico. Nella pratica, invece? Tutto questo come viene tradotto in termini pratici? Stefania Casciari, Country Manager Italia di Pulse Advertising, sottolinea questo passaggio:

“Abbiamo scelto di testare il prodotto direttamente sul campo creando un concept ad hoc e organizzando l’intero viaggio attraverso attività insolite e di forte impatto. Abbiamo lavorato nell’ottica di raccontare un’esperienza autentica e non solo il prodotto. Un approccio che riteniamo essere vincente visti i risultati e il successo della campagna e che sicuramente adotteremo per le collaborazioni future con il brand”.

Quindi il prodotto si testa sul campo. Nel suo habitat naturale. Però a capo della spedizione c’è un influencer che nei suoi contenuti mette in chiaro il rapporto con il brand. Basta andare nei video su YouTube per capirlo: nella didascalia viene richiamato il nome del brand, la comunicazione deve essere trasparente e immediata. Non c’è bisogno di nascondere il rapporto che invece dà forza ai contenuti. A proposito, in cosa consistono?

 

Oltre 60 tra Instagram post, Instagram Stories e video YouTube condivisi sia dall’influencer che dal brand sui canali ufficiali. Il tutto ha fruttato oltre 1.3 milioni di impression e 72.000 interazioni, creando interesse nei confronti della collezione e ottimi livelli di passaparola. Ma perché questa strategia?

L’importanza dell’offline nell’influencer marketing

Scelta interessante, vero? Perché l’attività in questione ruota intorno a un’esperienza offline? Molte strategie puntano solo sulla diffusione di contenuti nati e sviluppati sul web, in questo caso invece si punta su un’esperienza reale portata su Instagram e Youtube. Il motivo?

Secondo quanto emerso dallo studio di LaunchMetrics, i migliori risultati per campagne di influencer marketing si registrano con event campaign. Ovvero con attività basate su un reale coinvolgimento dei partecipanti. Nella fattispecie si ricorda questo: “Of the 600 professionals that took our survey, 70% of them found that the best way to interact with influencers and get effective results was through campaign events”.

Da leggere: come scegliere un influencer

Travel vlogging e influencer marketing: la tua opinione

Questo caso di travel vlogging e influencer marketing è importante perché mette in primo piano l’aspetto strategico di questa materia. Non semplice riproposizione di articoli ma creazione di un evento, di un’esperienza concreta e capace di catturare l’attenzione del pubblico. Secondo te una soluzione del genere è riproducibile in altri casi? E quanto conta il budget? Non è da tutti organizzare una campagna del genere, vero? Parliamone insieme nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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