Tra graffiti e Instagram: intervista ad Andrea Antoni

Tra graffiti e Instagram: intervista ad Andrea Antoni

Andrea Antoni

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance e uno street artist con una passione per Instagram (lo trovi come @stailuan). Ha recentemente pubblicato un libro per Dario Flaccovio Editore “Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche” ed è local manager della community degli instagramers del Friuli Venezia Giulia. Si occupa anche di blogging e comunicazione creativa attraverso i canali visual.

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Molti credono che il il writer, ovvero chi fa i graffiti, sia un personaggio lontano dalle logiche imprenditoriali. Non lavora, non fa altro che rovinare i muri della città. Sai cosa? Questa è un’idea errata perché oggi ci sono aziende che hanno bisogno di persone in grado di trasformare idee e visioni in decorazioni.

Poi? La creatività non ha limiti e il passo dai graffiti alla grafica è breve, quasi quanto quello con le raffinate tecniche per ottenere una foto perfetta su Instagram. La connessione ti affascina? Bene, allora è il momento di leggere l’intervista ad Andrea Antoni.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Mi chiamo Andrea Antoni, ma sono conosciuto anche come “Style1” (la mia tag da graffiti-writer) da cui deriva il nick con cui mi si trova nel web: @stailuan.

Mi occupo principalmente di grafica e graffiti, anche se sempre più spesso sono chiamato anche a tenere docenze relative all’utilizzo delle immagine nei social network. Talvolta scrivo anche dei post su alcuni blog, ma non penso di potermi definire blogger, almeno non dal punto di vista professionale.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Il tutto nasce dal fatto che nel 1997 ho iniziato a dipingere graffiti e da subito (tra i primi nel settore probabilmente) ho voluto dare visibilità ai miei lavori tramite internet. Ho iniziato a creare i miei primi siti-portfolio utilizzando FrontPage e Dreamweaver; da li ho capito che il campo della grafica fosse interessante e ho continuato a studiarla iscrivendomi alla facoltà di Scienze e Tecnologie Multimediali.

A università conclusa sono entrato a lavorare nell’ufficio grafica e marketing di una grossa azienda e parallelamente (di sera) a frequentare un corso professionale di grafica. Ottenuto il diploma ho lasciato questa azienda a causa di differenti vedute circa il mio futuro e ho iniziato il valzer dei contratti a progetto e degli stage al quale ho messo fine aprendo partita via. Ho sempre saputo che sarei diventato un freelance, ma credevo con tempistiche differenti: poco importa, va bene anche così.

Meglio lavorare come freelance o in team?

Credo sia un discorso molto singolare e dettato dal carattere, oltre che dalla tipologia di progetti. Personalmente ho sempre preferito lavorare, ma fare anche qualsiasi cosa, da solo: tanto per capirci l’unico sport di squadra che ho praticato è stato il calcio a 5, ma anche li facevo il portiere che è un poco il grande solista (o il disadattato) della squadra.

Per lavorare in team ho bisogno di ruoli ben definiti e non, come accade spesso, di “invasioni territoriali” da parte di persone con qualifiche differenti. Ciononostante lavorare in gruppo è necessario per alcuni progetti e utile anche dal punto di vista della crescita personale e professionale, ma al momento mi trovo molto bene in questa posizione, per il futuro vedremo.

Come inizia la tua giornata?

La mia giornata inizia con molto caffellatte, anche se lo bevo più per abitudine che per bisogno, dopodiché se c’è il sole vado in mezzo al mare con la mia tavola (stand up paddle). La cosa infastidisce più o meno tutti, ma essendomi reso conto che la mattina ero totalmente improduttivo, piuttosto che perdere tempo navigando a caso su internet, ho iniziato ad uscire.

La mia massima produttività si pone dopo le 16 quando, per obblighi di scadenza a fine giornata, aumento il ritmo vertiginosamente e lavoro a oltranza. Sono consapevole sia una programmazione di giornata atipica, ma per il momento funziona. Chiaro che se la mole di lavoro è grande (oppure piove) il discorso mare salta.

Sei un writer, ti occupi di grafica: le aziende ti chiamano per…

Le aziende mi chiamano per dipingere graffiti su commissione e poi continuano a essere mie clienti per lavori di immagine coordinata, oppure mi chiamano per fare lavori anche piccoli come realizzare dei biglietti da visita e poi finisco per dipingere per loro un graffito 10×3 metri.

Per anni ho tenuto ben distaccate le due attività perché i graffiti non erano socialmente accettati, quando mi sono accorto che il vento iniziava a cambiare ho unito le cose e ho iniziato a proporli come un plus.

Ci sono periodi dell’anno in cui non ho alcun lavoro di grafica ma dipingo graffiti o contrario: alla fine sono entrambe attività che mi piace fare e quindi non posso lamentarmi.

Come si integra Instagram nella tua professione?

Inizialmente pubblicavo i miei lavori di grafica o i miei graffiti come se fosse un semplice portfolio, ma funzionava relativamente. Poi ho iniziato a dare più peso alla composizione fotografica, a usare in alcuni casi anche photoshop e a creare una galleria che fosse più creativa che settoriale. Dal mio profilo si capisce che sono uno che produce comunicazione visuale, anche se il tema non è così ben delineato come avviene invece in molti altri profili.

L’idea di pubblicare solo loghi, solo graffiti o comunque una sola tematica, mi annoia incredibilmente: di conseguenza continuo a pubblicare più o meno quello che accade nella mia vita cercando di proporre degli scatti in qualche modo curiosi o creativi. A volte ci riesco, a volte no.

Talvolta pubblico anche dei filmati realizzati mentre dipingo: il backstage dei graffiti è genericamente molto apprezzato.

Perché un’azienda dovrebbe avere un account Instagram?

Attualmente, dai dati che si possono consultare online, instagram è il social network che genera l’engagement più alto: si parla del 4%, che non è poco. Oltre a questo bisogna tener conto che dopo un periodo sperimentale pare sia giunto il momento del lancio in modo massiccio delle ADV sponsorizzate e a breve dovrebbero arrivare anche i link cliccabili dalle caption presenti sotto ai contenuti. Insomma sta per aprirsi un mondo nuovo, probabilmente popolato da tantissimo spam, ma del quale sarebbe un peccato rimanere fuori.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Onestamente capire cosa sia autentico nel web è un qualcosa ben più grande di me. Tra notizie farlocche che poi si dimostrano essere delle strategie pubblicitarie, persone insospettabili che insegnano il buon uso dei social e poi comprano follower o utilizzano i bot per “pompare” i propri numeri, io veramente non so più distinguere l’autentico dal non autentico.

Per come la vedo, ma non ho studiato marketing e quindi la mia opinione non so quanto sia valida, il web era autentico quando le persone tenevano un blog e parlavano della propria vita per il piacere di farlo.

Senza legare ogni contenuto a like, engagement, follower, hashtag e klout, senza rincorrere a tutti i costi la visibilità e la sponsorizzazione da parte di un brand. Quando su Twitter si twittava veramente e non si cercava il trend topic solo per piacere e avere più RT possibili.

A me sembra che la gran parte degli utenti stia facendo una grande corsa al niente, come d’altro canto è giusto che sia perché quello è il valore dei loro contenuti.

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi?

Per quanto riguarda il campo della grafica ho realizzato alcuni progetti interessanti, ma visto che di primo acchito non me ne viene in mente uno in particolare non voglio darvi una risposta a caso. Per quanto riguarda i graffiti sicuramente ha particolare rilevanza la parete da 90×5 metri che ho realizzato per il Consorzio Collio e il Comune di San Floriano.

Questo vale sia per un discorso di dimensioni (è il graffito più grande che abbia mai dipinto) sia per l’interessante uso della street art per recuperare una terribile parete di cemento inserita in una collina di uno splendido territorio quale è il Collio e farne un luogo di interesse e per realizzare comunicazione del marchio “I love Collio” (tra l’altro disegnato da me). Infine potrei ricordare il libro che ho appena scritto: Trova la tua identità e condividi foto uniche.

Ma per il momento ha una rilevanza personale perché è il mio primo libro, se sarà un successo lo scopriremo solo nel futuro prossimo.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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