Personal Branding su Twitter: 6 regole da mettere in pratica ora

Personal Branding su Twitter: 6 regole da mettere in pratica ora

Cosa significa fare personal branding? Promuovere senza sosta la propria immagine o il proprio nome? No, non credo. Gridare ai quattro venti il proprio stile di vita, mostrare sfarzi e lussi? Tutto questo è ben lontano dal personal branding, una delle definizioni più controverse del web. Una buona definizione arriva da Wikipedia: “Il personal branding è un processo attraverso cui un’azienda o una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace”. Cosa noti in questo paragrafo ripreso da Wikipedia? Io metto l’accento sulla frase iniziale: definisce i punti di forza. Detto in altre parole, il personal branding non è un’attività da improvvisare e da portare avanti a tempo perso. Non è un gioco, ma una chiave utile per ottenere risultati precisi. Risultati utili per il proprio business. Tutto può essere racchiuso sotto la voce personal branding: è una categoria trasversale. Come ti presenti in pubblico, come usi Facebook, come ti posizioni su Google lato SEO, come ti muovi nell’email marketing, come impagini le fatture e la carta intestata. Tutto può influenzare il personal branding. Anche la tua attività su Twitter, un social network che da sempre rappresenta un punto di riferimento per chi vuole definire la propria immagine online. Twitter è utile per le aziende, è utile per i brand. Ed è fondamentale anche per chi vuole fare personal branding. Vuoi qualche consiglio? Ne ho individuati sei, prendendo spunto anche dalla mia esperienza. Per approfondire: Hashtag Significato e come usarli su Twitter. 1. Ragiona sul visual Il primo errore...
Condividere e creare contenuti: intervista a Francesco Ambrosino

Condividere e creare contenuti: intervista a Francesco Ambrosino

Cosa fai quando ti consigliamo di puntare sui contenuti? Cosa fai quando ti prospettano un futuro basato sulle tecniche che rispondono al nome di inbound marketing? Risposta ovvia: pianifichi una content strategy e lavori sull’apertura di un blog. Perché è vero che i contenuti non sono solo quelli che l’occhio legge (ci sono anche i contenuti […]

Cosa fai quando ti consigliamo di puntare sui contenuti? Cosa fai quando ti prospettano un futuro basato sulle tecniche che rispondono al nome di inbound marketing? Risposta ovvia: pianifichi una content strategy e lavori sull’apertura di un blog. Perché è vero che i contenuti non sono solo quelli che l’occhio legge (ci sono anche i contenuti visual) ma la presenza di un blog è essenziale in una strategia che vuole attirare l’attenzione dei potenziali clienti. Scrivi articoli utili, li condividi, Google li indicizza e – non senza qualche difficoltà – il blog inizia a dare buoni risultati. Condizione essenziale: la presenza di un professionista a capo del tuo progetto di blogging. Professionisti come l’autore della nostra intervista a Francesco Ambrosino, autore di Socialmediacoso.it e Contrordine. Chi sei e di cosa ti occupi? Mi chiamo Francesco Ambrosino, ho 30 anni. Nel 2007 mi sono laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Salerno, con una tesi in Storia del Cinema sulla Sceneggiatura Cinematografica. Da allora lavoro nell’azienda di famiglia, C.i.d.e. S.r.l., che si occupa di Formazione Professionale nel settore informatico. Nel 2012 ho aperto Partita Iva e ho iniziato a occuparmi di Social Media Management per aziende e liberi professionisti, redigo testi Seo Oriented e scrivo articoli per blog e giornali online. Racconta ai lettori come hai iniziato Devo fare una premessa: sono pigro come un gatto. Se fosse per me starei tutto il giorno in casa con i miei figli a guardare cartoni animati, film e serie tv, ma il mio cervello è iperattivo, non riesce a stare fermo un attimo e godersi il momento. Di conseguenza, dopo 4 anni di lavoro in...
Come promuovere (veramente) i tuoi post

Come promuovere (veramente) i tuoi post

La condivisione di un post è la chiave per permettere ai tuoi contenuti di evolversi, di muoversi da un punto all’altro del web. Senza condivisione, oggi, il tuo blog è spacciato. Puoi scrivere ottimi articoli, ma le abitudini dei lettori sono cambiate: non basta farsi trovare sui motori di ricerca (anche se la maggior parte […]

La condivisione di un post è la chiave per permettere ai tuoi contenuti di evolversi, di muoversi da un punto all’altro del web. Senza condivisione, oggi, il tuo blog è spacciato. Puoi scrivere ottimi articoli, ma le abitudini dei lettori sono cambiate: non basta farsi trovare sui motori di ricerca (anche se la maggior parte del traffico arriva da Google): devi avere un’ottima presenza sui social altrimenti rischi di scomparire. O, quantomeno, di non farti trovare dal tuo pubblico. Quindi devi condividere. Anzi, devi ottimizzare la condivisione dei tuoi contenuti sulle bacheche dei lettori. Per questo tutti consigliano di inserire gli share button, pulsanti che permettono di condividere gli articoli con un semplice click. Ma questa è la base, l’ABC. Per migliorare la condivisione dei tuoi articoli devi lavorare sui punti avanzati: 1. Traccia i click Hai deciso di ottimizzare la tua strategia di condivisione. Vuoi usare un’immagine piuttosto che un’altra, una frase al posto di un’altra, ma non sai quale. O meglio, non hai idea di quale sia la più efficace. Un’idea: inizia a tracciare i tuoi link. Google Analytics offre un programma ben articolato per mettere a punto questa strategia, in alternativa però puoi usare goo.gl. Questo programma di short url legato a Google ti permette non solo di accorciare i permalink, una soluzione perfetta per rendere più accattivati le URL disordinate, ma ti offre un pannello di controllo per ogni short URL dove puoi monitorare i click. Attenzione però: si tratta sempre di un servizio che aggira l’indirizzo della pagina web. Anche se è un servizio Google nessuno può darti al certezza che funzioni in eterno. Pochi...
Ello cambierà il mondo dei social?

Ello cambierà il mondo dei social?

Forse lo conosci, forse no: si chiama Ello, ed è una nuova piattaforma social. Ricorda vagamente Facebook perché ha una bacheca sulla quale puoi pubblicare degli aggiornamenti (testo, immagini), ma al tempo stesso prende le sembianze del microblog. Ecco, in alcuni casi ricorda Tumblr. Il motivo è semplice: alla base c’è una community con la quale […]

Forse lo conosci, forse no: si chiama Ello, ed è una nuova piattaforma social. Ricorda vagamente Facebook perché ha una bacheca sulla quale puoi pubblicare degli aggiornamenti (testo, immagini), ma al tempo stesso prende le sembianze del microblog. Ecco, in alcuni casi ricorda Tumblr. Il motivo è semplice: alla base c’è una community con la quale condividere aggiornamenti, idee, pensieri ed opinioni. Ma ci sono anche gli strumenti tipici di un blog: puoi scrivere post più articolati di Facebook, formattati con cura e con anchor text per i link. Anche l’estetica si collega a quella di un blog: testata con immagine personalizzabile, barra laterale con gli amici e i comandi, area centrale dedicata agli aggiornamenti… Basta nuovi social In realtà, parere personale, c’è poco spazio per un altro social. Per quanto possa essere valido e interessante, Ello deve rispondere a una domanda ben precisa: cosa può aggiungere allo scenario già avviato? E deve rispondere a questa domanda da un punto di vista individuale e da quello aziendale: c’è chi investe tempo nei social e i vantaggi devono essere chiari. Certo, Ello è il social senza pubblicità. Questo è un punto a favore rispetto a Facebook. E permette di far nascere interazioni nei post che pubblichi (sì, ci sono i commenti e no, non c’è un tasto mi piace o simile): personalmente lo vedo adatto per chi vuole raccogliere una community, un gruppo di persone motivato a interagire, in una realtà che non sia Facebook e Twitter. Ad esempio un’azienda potrebbe usare Ello per intavolare discussioni con i clienti affezionati. Non per comunicare notizie (per quello c’è Twitter) o per promuovere sconti...
Tra brand, Facebook e social “cosi”: l’intervista di Gian Marco Cattini

Tra brand, Facebook e social “cosi”: l’intervista di Gian Marco Cattini

In un web sempre più connesso e sempre più 2,0 le aziende hanno bisogno dei social. Anzi, hanno bisogno dei social media “cosi”. Ovvero di quelle persone che sanno sfruttare al massimo la comunicazione tra brand e pubblico attraverso i social.   Sai cosa? Questo è un lavoro da professionisti. Un lavoro che deve essere […]

In un web sempre più connesso e sempre più 2,0 le aziende hanno bisogno dei social. Anzi, hanno bisogno dei social media “cosi”. Ovvero di quelle persone che sanno sfruttare al massimo la comunicazione tra brand e pubblico attraverso i social.   Sai cosa? Questo è un lavoro da professionisti. Un lavoro che deve essere svolto con cura certosina, e che non può essere affidato al primo venuto. Per questo ci sono persone come Gian Marco Cattini che lavorano da anni in questo settore. E che devono avere un posto d’onore tra le eccellenze digitali di Mediabuzz. Chi sei e di cosa ti occupi? Mi chiamo Gian Marco Cattini e sono un social media coso, meglio definito come social media manger e Community Manager, entrambi paroloni per definire il concetto semplice di importunare le persone sul web. Come hai iniziato Il mio percorso che mi ha portato a quello che sono oggi è tortuoso, infatti quello che rappresento è solo un insieme delle caratteristiche dei lavori precedenti e hobby riportate in un contesto virtuale. Partiamo con il dire che a puro titolo di svago mi sono sempre dilettato con lo studio e la creazione di community. In contesti di gioco, insieme ad amici, abbiamo aperto diversi siti che poteva concedere ore di svago dalle attività di tutti i giorni, il nome che oggi diamo a queste pagine sono GDR-online, ma la vera svolta e la comprensione che con le community si potesse ricavare del guadagno ed una professione è avvenuta qualche anno dopo quando ero impiegato come promoter per una nota compagnia telefonica privata. Oltre alle normali attività sul territorio,...