Storie di Snapchat: 5 esempi per fare visual storytelling

Storie di Snapchat: 5 esempi per fare visual storytelling

Le Storie di Snapchat hanno segnato un punto di non ritorno. Oggi tutti i social hanno questa funzione: c’è Instagram Stories, ad esempio. E anche Facebook ha seguito questa tendenza. Il motivo? Questo formato funziona, le persone amano raccontare e raccontarsi. Mi verrebbe da dire che sono portate per lo storytelling. In realtà è così: le persone vogliono comunicare attraverso narrazioni. E anche le grandi aziende lo fanno per seguire la logica dell’inbound marketing. Ovvero farsi trovare nel momento in cui le persone hanno bisogno, non con noiose interruzioni pubblicitarie ma con contenuti utili. Ora, cosa significa per te questo? Puoi dare una definizione di utilità? Ci sono contenuti che permettono di soddisfare determinate esigenze informative: sono i classici tutorial o gli articoli che si posizionano nella serp. Ma puoi puntare anche su altre opzioni, il mondo del content marketing è ampio. E ti dà tool differenti per soluzioni diverse. Non sempre però le informazioni sono l’obiettivo ultimo. Spesso i contenuti ruotano intorno alle emozioni, che possono essere legate alla gioia o alla tristezza. Magari all’empatia. E possono convincere le persone a cambiare idea, a fare qualcosa a compiere un’azione. Tutto questo è utile e si può ottenere con lo storytelling, se fatto in un certo modo. E con gli strumenti adeguati. Anche le storie di Snapchat possono aiutarti. Come? Ecco gli esempi che ho trovato su Hubspot e ho selezionato per te. Cosa sono le Storie su Snapchat? Prima di elencare gli esempi di storytelling su Snapchat voglio dare una definizione: cosa sono le storie? Delle raccolte di immagini e video dedicati a un unico tema che le persone o i brand...
Professione social media manager: Intervista a Roberto Gerosa

Professione social media manager: Intervista a Roberto Gerosa

Il lavoro del social media manager non è semplice. Anzi, è un compito difficile. Devi avere la professionalità di chi lavora notte e giorno sulle piattaforme di social network come Facebook e Instagram, ma devi anche sfruttare le dinamiche legate all’inbound marketing che contemplano gli strumenti del blogging aziendale, dell’influencer marketing e del native advertising. Ecco […]

Il lavoro del social media manager non è semplice. Anzi, è un compito difficile. Devi avere la professionalità di chi lavora notte e giorno sulle piattaforme di social network come Facebook e Instagram, ma devi anche sfruttare le dinamiche legate all’inbound marketing che contemplano gli strumenti del blogging aziendale, dell’influencer marketing e del native advertising. Ecco perché oggi abbiamo deciso di intervistare Roberto Gerosa di SocialDaily.it, social media manager che cura progetti per aziende e privati. Nel tempo libero organizza corsi di formazione sempre sul social media marketing. Per questo è la persona giusta per approfondire l’argomento, non credi? Allora, iniziamo dalla domanda più difficile (secondo me). Cosa significa per te fare social media marketing? Adottare strategie e creare contenuti senza l’ossessione della vendita a breve termine. Far capire ai clienti che un tono autoreferenziale e promozionale non porta a un bel niente. Significa aggiornarsi in continuazione sulle ultime novità dal mondo dei social media ed evitare la fine di certe agenzie di comunicazione e marketing, attaccate a vecchi schemi comunicativi e ferme agli anni ’90. L’influencer marketing è un elemento decisivo? L’influencer marketing a mio avviso non è decisivo per tutte le aziende, per tutti i settori. Vorrei spiegarmi meglio, prima di “urtare” la sensibilità del mio caro amico Matteo Pogliani, esperto di influencer marketing. Ho diversi clienti nella PMI. Certi settori sono talmente dormienti dal punto di vista del social media marketing che individuare e coltivare una strategia di influencer marketing rischia di essere un dispendio di risorse ed energie poco efficaci. Non è per fare i soliti discorsi pessimisti ed esterofili sul fatto che in Italia siamo indietro su...
Tra content e social media: intervista a Valentina Baldon

Tra content e social media: intervista a Valentina Baldon

Parlare di contenuti e social media marketing oggi è indispensabile per un’azienda che vuole investire sul concetto di inbound marketing, quella metodologia che ti consente di bypassare il concetto di pubblicità classica che interrompe la fruizione. Ora tu diventi la fonte per i potenziali clienti. Questo avviene grazie a una buona keyword research, a un’ottimizzazione […]

Parlare di contenuti e social media marketing oggi è indispensabile per un’azienda che vuole investire sul concetto di inbound marketing, quella metodologia che ti consente di bypassare il concetto di pubblicità classica che interrompe la fruizione. Ora tu diventi la fonte per i potenziali clienti. Questo avviene grazie a una buona keyword research, a un’ottimizzazione SEO on page e a un buon lavoro di social media marketing. Che non può essere improvvisato, lo stesso vale per i contenuti. Per questo è sempre giusto dare spazio ai professionisti: nelle eccellenze digitali ne abbiamo intervistati tanti, ma oggi è il turno di Valentina Baldon. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono una blogger e content strategist. Amo il racconto in tutte le sue forme, infatti, ogni volta che mi metto al pc a scrivere penso a come comunicare qualcosa a chi mi leggerà. Non importa se il contenuto sarà pubblicato sul mio blog o su quello dei miei clienti, scrivere tanto perché devo farlo non è da me. Il fatto che sia il mio lavoro, non mi preclude la possibilità di cercare di farlo al meglio e con il cuore. La parte di pianificazione, poi, è quella che preferisco. Creare qualcosa per step e obiettivi, mi piace molto: è come partecipare a una sfida quotidiana. Ho anche un mio blog – www.valentinabaldon.it – dove chiacchiero di tutto e un po’: digital, personal branding e riflessioni sono i miei argomenti preferiti. Racconta ai lettori come hai iniziato Il mio rapporto con il mondo del lavoro è iniziato appena finita la scuola, ma al digitale mi sono approcciata molto più tardi. Un pregio/difetto che ho...
Snapchat, la nuova frontiera di social marketing per le aziende

Snapchat, la nuova frontiera di social marketing per le aziende

Snapchat è l’ultimo arrivato tra i social network eppure ha già saputo conquistare, dalla sua nascita nel 2011, una fetta di pubblico in costante aumento. Questo successo è dovuto alla possibilità che Snapchat offre di tornare alle tradizionali conversazioni face-to-face oltrepassando i limiti della comunicazione non istantanea tipica degli altri social network. Se infatti su […]

Snapchat è l’ultimo arrivato tra i social network eppure ha già saputo conquistare, dalla sua nascita nel 2011, una fetta di pubblico in costante aumento. Questo successo è dovuto alla possibilità che Snapchat offre di tornare alle tradizionali conversazioni face-to-face oltrepassando i limiti della comunicazione non istantanea tipica degli altri social network. Se infatti su Facebook, Twitter e Instagram l’utente ha modo di studiare e curare l’immagine che vuole dare di sé, con Snapchat la comunicazione è istantanea, i contenuti si cancellano automaticamente entro 24 ore se postati come Storia oppure immediatamente dopo la visualizzazione se inviati come messaggi istantanei. Chi usa Snapchat? Oggi il fantasmino giallo è frequentato per il 58% da un pubblico maschile e da un 42% femminile, di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Il 51% degli utenti ha meno di 25 anni (il 33% tra i 25 e i 34 anni, l’11% tra i 35 e i 44 anni e il 5% oltre i 45 anni). Da maggio 2015 a gennaio 2016 i video giornalieri su Snapchat sono cresciuti del 350%, mantenendo una crescita mensile del 44%. Nella madrepatria di Snapchat, gli Stati Uniti, il 60% di persone che va dai 13 ai 34 anni usa frequentemente il social network, è cioè uno Snapchatters. Ad oggi vengono generati 8 bilioni di video ogni giorno da 100 milioni di utenti attivi in continua crescita (fonte). Nel 2014 il social network ha avuto un’impennata di crescita, arrivando ad una penetrazione di oltre il 50% degli utilizzatori di smartphone. In Italia l’applicazione conta circa 700 mila utenti. La cifra non così impressionante se la...
Social media strategist e comunicazione: intervista a Roberta (Berta) Pinna

Social media strategist e comunicazione: intervista a Roberta (Berta) Pinna

La strategia è tutto. Questo vale in ogni settore del web, anche e soprattutto in quello che abbraccia Facebook, Instagram e Pinterest. Senza dimenticare Twitter, mi sembra ovvio. C’è bisogno di un piano editoriale per lavorare con i contenuti, per schedulare aggiornamenti e raggiungere obiettivi. Per questo oggi abbiamo bisogno di social media strategist. Ovvero […]

La strategia è tutto. Questo vale in ogni settore del web, anche e soprattutto in quello che abbraccia Facebook, Instagram e Pinterest. Senza dimenticare Twitter, mi sembra ovvio. C’è bisogno di un piano editoriale per lavorare con i contenuti, per schedulare aggiornamenti e raggiungere obiettivi. Per questo oggi abbiamo bisogno di social media strategist. Ovvero persone capaci di organizzare ciò che viene pubblicato sui canali. Che ovviamente non vengono scelti a caso, ma ritagliati intorno alle realtà da spingere e sponsorizzare. Insomma, quello del social media strategist è un lavoro vitale per chi si muove in ottica inbound marketing. Non credi? Chiediamolo a chi se ne intende: Roberta (Berta) Pinna. Chi sei e di cosa ti occupi? Sono una donna di 32 anni, a cui non manca un carattere forte e una buona dose di ambizione, che ha deciso di non aver nessun rimpianto nella vita, di seguire il proprio istinto e le proprie passioni senza porsi ostacoli. Mi occupo di Social Media Marketing (comunicazione online su social network) ovvero, aiuto le aziende a trovare la migliore strategia possibile, utile a raggiungere il proprio pubblico online con l’obiettivo di sviluppare, a partire da un dialogo iniziale, una relazione più durevole nel tempo. Racconta come hai iniziato È iniziato tutto per caso. Dopo essermi laureata in Lingue e Letterature Straniere a Firenze mi sono trasferita a Verona per frequentare il corso di Laurea Magistrale in Lingue per il Turismo e il Commercio Internazionale, un’interfacoltà tra economia e lingue. Mai scelta fu più giusta. Quasi al termine degli studi ho deciso di cercare un lavoro e mandare il mio CV ovunque. Non avevo...