Come scrivere un post efficace e coinvolgente su Facebook

Come scrivere un post efficace e coinvolgente su Facebook

Pubblicare un post di successo su Facebook: ecco qual è il tuo obiettivo nel breve periodo. Stai organizzando una campagna di social media marketing per fare pubblicità all’e-commerce, solo per fare un esempio, e hai bisogno di coinvolgimento, click, engagement e risultati tangibili. Degni di nota. Risultati che non sempre arrivano. Purtroppo quelli che tu reputi contenuti efficaci su Facebook vengono sommersi da regole e aggiornamenti dell’algoritmo che continuano a penalizzare la reach organica. Vale a dire la portata di ciò che metti in rete al netto dell’advertising. Quindi senza la spinta dell’ADV. Chiaro, quando si gioca senza i vantaggi del budget tutto diventa più difficile. Ma in ogni caso – pagamento o meno – devi creare qualcosa di memorabile per chi ti segue. Quindi, come lanciare un post efficace su Facebook? Ecco una piccola guida che farà comodo a tutti, anche a chi lavora con il blog e a chi deve promuovere uno shop online: due figure che hanno sempre bisogno di visibilità. Conosci il tuo pubblico di riferimento Sembra difficile muovere il primo passo per creare un post di successo su Facebook, vero? Questo succede quando non hai le idee ben chiare sul destinatario. Cosa vuole il tuo target? Preferisce un particolare tipo di contenuto? Cosa riesce a catturare l’attenzione delle persone giuste per te? La risposta si trova con lo studio del target. Uno studio che nasce e si sviluppa negli insight di Facebook, vale a dire le statistiche della Fan Page. In questo modo puoi scoprire quali sono i contenuti che hanno maggior engagement e dirigere l’attenzione verso queste soluzioni. Magari puoi fare qualche test per...
Come usare la ricerca di Facebook come un vero web marketer

Come usare la ricerca di Facebook come un vero web marketer

Come funziona la ricerca di Facebook La ricerca di Facebook ha sempre avuto un po’ di problemi. Non è mai stata il massimo, ecco, soprattutto quando devi combattere contro un mostro sacro come Google. Perché il paragone è simile: stiamo parlando di due ecosistemi nelle quali si ritrovano le persone che hanno bisogno di informazioni. […]

Come funziona la ricerca di Facebook La ricerca di Facebook ha sempre avuto un po’ di problemi. Non è mai stata il massimo, ecco, soprattutto quando devi combattere contro un mostro sacro come Google. Perché il paragone è simile: stiamo parlando di due ecosistemi nelle quali si ritrovano le persone che hanno bisogno di informazioni. Google può guardare all’interno di una serie di risultati utili per rispondere a un’esigenza. E chi ti dice che queste esigenze non siano presenti tra gli utenti Facebook? Purtroppo fino a poco tempo fa la ricerca di Facebook era veramente pessima. Oggi però puoi ottenere dei risultati ben organizzati. E abbastanza precisi. Tanto che puoi usare questi risultati per ottenere dei risultati interessanti. Non come semplice utente, ma come esperto di social media marketing. D’altro canto su Facebook le persone si scambiano idee, consigli, contenuti. Perché non intercettare ciò? Da leggere: come mandare un’email per fare blogger outreach Cerca nell’universo pubblico Con la nuova ricerca di Facebook hai un panorama totale. Puoi cercare all’interno del social network usando una serie di strumenti per restringere e migliorare le ricerche. Prima di iniziare a capire come ottimizzare il tutto, però, bisogna chiarire un punto: si tratta solo di contenuti pubblici. Proprio così. Non puoi guardare nei profili di chi non ha impostato la propria privacy come pubblica. Ecco un limite che da sempre caratterizza la ricerca su Facebook e l’approccio esplorativo di chi cerca di analizzare i contenuti del social network, in ogni caso questa sembra il punto di partenza ideale. O almeno la miglior versione della ricerca Facebook arrivata in Italia fino a oggi. Dico...
Chatbot, Facebook e web marketing: intervista a Silvio Porcellana

Chatbot, Facebook e web marketing: intervista a Silvio Porcellana

Oggi è impossibile avere un confronto relativo al digital marketing senza chiamare in causa i chatbot. Perché l’automatizzazione delle risposte ha fatto passi da gigante, oggi l’intelligenza artificiale riesce a costruire dei meccanismi impeccabili. C’è una riflessione, non una semplice azione automatica. Il percorso che porta alla creazione di un chatbot realmente efficace. Oggi possiamo […]

Oggi è impossibile avere un confronto relativo al digital marketing senza chiamare in causa i chatbot. Perché l’automatizzazione delle risposte ha fatto passi da gigante, oggi l’intelligenza artificiale riesce a costruire dei meccanismi impeccabili. C’è una riflessione, non una semplice azione automatica. Il percorso che porta alla creazione di un chatbot realmente efficace. Oggi possiamo avere dei risultati efficaci. Ma solo perché l’innovazione punta su realtà e aziende che sanno sfruttare al massimo gli sviluppi della tecnica. E li piegano alle esigenze del web marketing. Ecco perché oggi facciamo una chiacchierata con Silvio Porcellana. Chi sei e di cosa ti occupi? Ciao, mi chiamo Silvio Porcellana. Pur essendomi laureato (tanti anni fa…) in Economia, le mie competenze sono prevalentemente tecniche e così negli anni ho svolto il ruolo di CTO per svariate startup (anche quando non si chiamavano ancora così), occupandomi poi di SEO e marketing digitale. Da 7 anni ho un mio business online, una piattaforma che aiuta marketer e agenzie a proporre in maniera sempre più efficace prodotti di digital marketing ai loro clienti, dai siti web responsivi alle campagne SMS, dalle app native per iOS e Android fino ai chatbot per Messenger. Partiamo dalla base: cos’è un chatbot? Esistono chatbot per quasi tutte le piattaforme di messaging e i virtual assistant, da Slack a Telegram fino a Skype e Cortana o Amazon Echo. Io ho deciso di concentrarmi su Facebook Messenger, l’app di messaggistica nettamente più utilizzata al mondo. Il bot è un software online che si interfaccia in vario modo con il sistema di chat (ad esempio nel caso di Facebook si integra con una...
Ecco perché il tuo blog ha bisogno di un chatbot

Ecco perché il tuo blog ha bisogno di un chatbot

Nell’articolo dedicato al conversational commerce ho sottolineato l’importanza di avere un chatbot per interagire con il pubblico. Sai di cosa sto parlando, vero? Questi programmi automatizzano le risposte all’interno di una chat che potrebbe essere Telegram, Slack ma anche e soprattutto Messenger. Perché tutta questa attenzione per l’applicazione collegata a Facebook? Domanda giusta e semplice da […]

Nell’articolo dedicato al conversational commerce ho sottolineato l’importanza di avere un chatbot per interagire con il pubblico. Sai di cosa sto parlando, vero? Questi programmi automatizzano le risposte all’interno di una chat che potrebbe essere Telegram, Slack ma anche e soprattutto Messenger. Perché tutta questa attenzione per l’applicazione collegata a Facebook? Domanda giusta e semplice da affrontare: è la piattaforma più diffusa, rappresenta una raffigurazione completa dei tuoi potenziali clienti. C’è tutto il mondo, quindi devi esserci. Ma come? Solo con uno strumento push, con una pagina Facebook che spinge contenuti online? No, puoi aprire canali di comunicazione diretti. I commenti permettono al pubblico di interagire e di lasciare domande, ma hai bisogno di qualcosa in più. Oggi non puoi permetterti ritardi o interferenze tra brand e pubblico. Devi esserci appena nasce l’esigenza. Ecco perché un e-commerce deve prendere in considerazione la possibilità di usare i chatbot. Ma i blog e i publisher in generale? Qual è il rapporto tra questi automatismi e i professionisti del content marketing? La mia idea: oggi un blogger dovrebbe pensare seriamente alla creazione di un chatbot per la propria Fan Page. Quanti chatbot esistono? Ci sono diverse possibilità, tutto dipende dai tuoi obiettivi. Esistono i commerce bot che permettono agli utenti di navigare attraverso prodotti differenti, per aumentare il numero degli acquisti e soddisfare le richieste. Poi ci sono i customer service bot che trovano soluzioni alle domande per snellire i canali che prevedono la presenza umana. I chatbot dedicati ai contenuti sono quelli che mi interessano in questa circostanza e si riconoscono perché inviano link su richiesta specifica dell’utente. Una richiesta che può essere legata a un argomento (mandami...
Fidelizzazione del cliente: usa le emozioni per rafforzare il tuo brand

Fidelizzazione del cliente: usa le emozioni per rafforzare il tuo brand

Un concetto interessante per un brand: come puntare sulla fidelizzazione dei clienti? Come ottenere quel risultato che ti permette di riportare una vendita verso i tuoi interessi? In fin dei conti è questo il nocciolo della customer journey proposta dall’inbound marketing: il contatto guadagnato non si esaurisce con la vendita, proprio come suggerisce l’immagine in basso […]

Un concetto interessante per un brand: come puntare sulla fidelizzazione dei clienti? Come ottenere quel risultato che ti permette di riportare una vendita verso i tuoi interessi? In fin dei conti è questo il nocciolo della customer journey proposta dall’inbound marketing: il contatto guadagnato non si esaurisce con la vendita, proprio come suggerisce l’immagine in basso presa da Hubspot. Dopo la conversione c’è un processo che porta il pubblico a diventare ambassador. Dei portavoce naturali del brand. Perché sono soddisfatti del prodotto o servizio, e perché vengono alimentati giorno dopo giorno con contenuti di qualità. Ma in cosa consiste oggi la fedeltà nei confronti di un brand? Molti la considerano una prospettiva superata, altri vedono il continuo bombardamento di informazioni come un presupposto nefasto per la fidelizzazione. In realtà questo principio è ancora valido. Così come è ancora nelle nostre mani la possibilità di legare il pubblico a un brand. Non lo dico io, ma una ricerca condotta da Facebook: gli studiosi di Menlo Park hanno intervistato 14.700 adulti negli Stati Uniti, indagando cinque mercati verticali: assicurazione auto, compagnie aeree, hotel, alimentari e ristoranti. Sorpresa, la fedeltà è viva e vegeta Esatto, i risultati della ricerca hanno dimostrato che i brand possono puntare sulla fidelizzazione del cliente. Il 77% delle persone intervistate ha acquistato dalla stessa marca più di una volta e il 37% si definisce fedele a una specifica azienda. Le domande però sono tante: cosa spinge i Millennial alla fedeltà? È più importante il prezzo o l’esperienza d’acquisto? Puntiamo sul passaggio più interessante, ovvero il ruolo delle emozioni in questo processo così delicato. Se è vero che il 77% degli intervistati ha acquistato più volte...