Sud e talenti digitali: intervista a Roberto Zarriello

Sud e talenti digitali: intervista a Roberto Zarriello

Roberto Zarriello

Docente di Comunicazione digitale e Social media all’università Pegaso e nel master in New Media dell’Università di Foggia-Lecce, già collaboratore delle Cattedre di Organizzazione e Comunicazione degli Uffici Stampa-URP e Pianificazione Media e Comunicazione dello sport, della facoltà di Scienze della Comunicazione – Università La Sapienza di Roma, l’Eurac di Bolzano. Scrive di web e tecnologie curando un blog sull’Huffington Post. Cura un focus su giornalismo e comunicazione digitale su Tiscali News. Collaboratore del gruppo Espresso, è stato responsabile della community Città 2.0 di Repubblica Bari. Ha pubblicato Penne Digitali 2.0 – Fare informazione online nell’era dei blog e del giornalismo diffuso edito dal Centro di Documentazione Giornalistica e Social Media Marketing – Strumenti per i nuovi Comunicatori Digitali edito da Franco Angeli.

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L’Italia è un luogo pieno di risorse: i giovani devono diventare le leve capaci di sfruttare gli strumenti del digital marketing per alimentare turismo, imprenditoria, attività freelance. Essere pronti alle nuove sfide digitali, ecco l’obiettivo.

Ti sembra difficile? Impossibile? Noi ci contiamo, e abbiamo fiducia nel progetto di Roberto Zarriello: un giornalista che ha avuto un’idea che può fare molto per i giovani del sud. Ecco, il nome di questo progetto è semplice: Resto al Sud. Di cosa si tratta esattamente?

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Roberto Zarriello, un giornalista hi-tech e appassionato di comunicazione digitale. Mi rendo conto che oggi è una cosa ormai di moda o comunque un settore che è entrato a far parte della vita di tutti noi.

Ma sono contento di una cosa: di essermi interessato a questi argomenti sin dai primi anni in cui si parlava di web journalism, parecchio prima dell’arrivo dei Social media. Ho potuto così vivere direttamente ogni attimo di questa rivoluzione nella comunicazione digitale che ha portato ai cambiamenti che sono sotto gli occhi di tutti.

La mia esperienza si è alla fine concretizzata nella formazione. Nella possibilità di trasmettere oggi alle nuove generazioni quello che ho appreso in questi anni. Devo dire di essere davvero fortunato a lavorare in un settore che mi piace e a poter trasferire agli altri questa mia passione.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Ho iniziato negli anni ’90 con le prime collaborazioni giornalistiche, sia con i giornali che con le TV locali. Contemporaneamente, dopo la laurea in scienze politiche a La Sapienza di Roma, ho iniziato a collaborare con la cattedra di Scienze della Comunicazione, allora guidata dal prof. Russi.

Poi sono arrivate le prime esperienze di web journalism fino al l’incarico di vice direttore di Agenews, ora Primapress. Successivamente sono passato per Repubblica dove ho lanciato il progetto Città 2.0 e ho proseguito la mia carriera con la formazione universitaria, con le scuole e le collaborazioni giornalistiche con L’Espresso, L’Huffington Post, Tiscali e via dicendo.

Ultimamente ho fondato il progetto Restoalsud, il portale dei blogger del sud e la Restoalsud Academy per la formazione di talenti digitali nei quartieri a rischio del sud Italia, finanziata anche da Conad e con la collaborazione di CN Lab, Ninjamarketing e Tiscali.

Come inizia la tua giornata?

Come tutte le giornate inizia osservando quello che succede sulla rete e attorno a me, prosegue con riunioni, progetti, articoli e molti, molti viaggi. Di certo non ci si annoia.

Meglio lavorare come…

Meglio essere imprenditori di se stessi. Non conta, secondo me, il tipo di contratto che hai. Puoi essere un “dipendente” anche essendo un freelance o un imprenditore. Quello che conta è la mentalità con cui affronti il tuo lavoro e soprattutto, la capacità di porsi davanti sempre nuove sfide.

Io vivo il mondo della comunicazione come un pilota di Formula Uno, c’è chi fa il mio stesso lavoro e preferisce viverlo come se guidasse una comoda utilitaria sull’Autostrada del Sole. Penso che ognuno debba lavorare come vuole.

Ma, alla fine, quello che conta è la produttività. Ed essere veramente produttivi nel proprio lavoro e senza millantare o gettare il classico fumo negli occhi è una prerogativa che non abbiamo tutti in Italia.

Alla fine, però, la selezione nel nostro lavoro è naturale. Vanno avanti le persone che hanno capacità e le sanno mettere in rete per progetti di sviluppo comuni.

Perché un imprenditore del sud dovrebbe investire nel digital marketing?

Innanzitutto perché con il digital marketing è possibile abbattere le frontiere geografiche e fisiche che allontanano per forza di cose il Sud dal Nord Italia e dal Nord Europa, dove l’economia viaggia a una velocità diversa.

Poi perché la qualità e le eccellenze, che oggi esistono anche al sud, hanno bisogno di canali di comunicazione e di marketing alternativi e moderni rispetto ai sistemi tradizionali di comunicazione. Pensiamo alla qualità dell’agroalimentare o al turismo e luoghi di cultura.

Sono due eccellenze su cui il sud potrebbe fare una fortuna se solo sapesse usare gli strumenti di comunicazione e di promozione giusti. Ma ci vogliono competenze e capacità specifiche per acquisirli. Non si può arrangiare o pensare di fare tutto da soli.

Restoalsud academy: l’obiettivo del progetto?

Quando in piena crisi non si parlava altro che di licenziamenti e disoccupazione in aumento al sud, lo staff del progetto restoalsud.it ha deciso di proporre un progetto che andasse in controtendenza.

Un progetto per individuare talenti digitali nei quartieri disagiati e periferici del sud per formarli all’uso della comunicazione digitale e dei nuovi media.  Sponsor privati come Conad Italia e partner come Tiscali e Ninjamarketing hanno creduto in questo progetto.

Da più di un anno, sei talenti digitali selezionati da noi si stanno formando su questi temi e stanno raccontando i loro quartieri attraverso contenuti video caricati sul portale dell’Academy. Su restoalsud.it il progetto ha avuto un tale successo che è stato confermato anche per la seconda edizione in programma nel 2016.

L’economia digitale può aiutare i nostri imprenditori?

Come ho detto prima, l’era digitale ha aperto delle opportunità uniche per gli imprenditori del sud, ma solo se hanno la capacità di adeguarsi e formarsi ai nuovi strumenti.

Quando qualche tempo fa l’internazionalizzazione era considerata l’ultima frontiera in termini di crescita per le aziende, gli imprenditori dovettero adeguarsi alla nuova sfida è quindi rendere la propria impresa competitiva anche sui mercati esteri.

Per l’economia digitale è la stessa cosa. Gli imprenditori e le loro imprese devono compiere un ulteriore balzo evolutivo per competere su questi nuovi mercati. Se ci si adegua, i benefici non tarderanno ad arrivare.

Un consiglio ai futuri imprenditori digitali?

Formarsi per affrontare le nuove sfide con esperti in questo campo. Farsi aiutare da esperti del settore. Non improvvisare.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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