Studiare gli influencer: intervista a Matteo Pogliani

Studiare gli influencer: intervista a Matteo Pogliani

Matteo Pogliani

Consulente di comunicazione digitale, blogger, cestista e runner. Lavora in Open-Box, agenzia dove si occupa di strategie Web e Social Media, sostenendo i percorsi di enti e aziende nel mondo del digitale.

Spesso confondiamo il piano del lavoro e quello delle idee personali, portiamo alle estreme conseguenze delle riflessioni che potrebbero evolversi in chiave positiva. Prendi come esempio il tema degli influencer: c’è ancora tanta confusione intorno a questo settore. C’è ancora chi non vede di buon occhio il potere di chi può influenzare una community.

Cosa sono gli influencer? Come puoi ottenere buoni risultati da una campagna di influencer marketing? Come può una realtà aziendale definire dei vantaggi da un investimento del genere? Ci sono mille domande da affrontare, ecco perché oggi abbiamo intervistato Matteo Pogliani, un professionista nel settore dell’influencer marketing.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao, mi chiamo Matteo Pogliani e da anni mi occupo di comunicazione digitale. Il mio ruolo è quello di sviluppare un utilizzo strategico dei nuovi media da parte dei brand, dando vita a progetti e attività performanti per raggiungere obiettivi concreti.

Negli ultimi anni mi sono specializzato nelle PR digitali e nelle attività di influencer marketing. Sono sempre più convinto che il potenziale delle relazioni sia il vero futuro per il digitale.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Dopo la laurea in lettere moderne e un master in marketing e comunicazione ho iniziato a occuparmi di comunicazione “classica”, prima in un’azienda e poi collaborando con diverse agenzie.

La crescente attenzione verso il web mi ha spinto a spostarmi in questa direzione, leggendo, studiando, sperimentando. La possibilità di lavorare sul campo è stato poi il plus che mi ha portato a essere quello che sono oggi.

Il mio blog www.matteopogliani.it e la collaborazione con altri progetti (ninjamarketing.it e 6sicuro.it) ne sono diretta conseguenza. Il digitale è una passione che è divenuta anche la mia principale occupazione.


Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Bella domanda. Senza dubbio esistono pro e contro in ognuna delle due situazioni. Essere dipendente ti permette di realizzare un percorso, seguendo progetti a lungo termine dall’inizio alla fine. Innegabile poi la minor pressione e il ritmo di lavoro più umano.

La vita da freelance ti mette ogni giorno davanti a una sfida diversa, ti permette di collaborare con tante realtà e prendere parte a progetti sempre nuovi. Gli stimoli sono maggiori, e ti spingono a crescere sempre.

Due modi di vivere il lavoro agli antipodi, ma che in molti casi si intrecciano. Consiglio entrambe le esperienze, perché possono dare molto e rendere un professionista completo.

Come inizia la tua giornata?

Se posso vado a correre… Poi controllo le notifiche dei social. Segue una fase per me fondamentale, la lettura con Feedly dei blog più importanti sul tema del digitale. Una passaggio che mi permette di tenermi informato e accrescere le mie competenze. Il nostro mondo va così veloce che chi si ferma è perduto.

Come nasce, secondo te, un influencer?

Siamo tutti, nel nostro piccolo, influencer. Ognuno di noi può influenzare un gruppo di persone più o meno ampio che, in molti casi, corrisponde alla famiglia o agli amici.

Ciò deriva dalla naturale propensione dell’uomo che cerca di creare relazioni al fine di trovare certezze. Le possibilità del web e dei social hanno massimizzato tutto questo, permettendo di dar vita a reti sempre più numerose e interconnesse.

È in questo clima che alcune figure riescono – con competenza e autorevolezza – a divenire punti di riferimento credibili, da seguire e interpellare. La capacità di generare trust e di essere utili, rispondendo alle necessità degli utenti, fa il resto. Permettendo ad alcuni di questi personaggi di avere audience vastissime e di registrare un notevole impatto.

Le aziende hanno strumenti per scegliere gli influencer?

Gli strumenti ci sono, esistono. Ma in molti casi a mancare è la competenza delle figure che gestiscono i progetti e la volontà di andare oltre al numero di like e follower.

Non mi stancherò mai di ripetere che la fase di individuazione e scelta dell’influencer è figlia degli obiettivi che vogliamo raggiungere. È su questi che prende forma il progetto e il coinvolgimento di questa o quella figura.

Se voglio puntare sui video scelgo un influencer capace di utilizzare questa forma di comunicazione, se voglio fare link building preferisco una figura con un blog. Selezionare a priori non è mai utile a progetti performanti.

Esistono ormai numerose agenzie e tool che semplificano l’individuazione degli influencer. Semplificare non significa però “fare”. La valutazione umana resta fondamentale, perché è l’unica in grado di valutare gli aspetti qualitativi dell’influencer. E ancor di più quelli relazionali: bisogna pur sempre collaborarci con questa persona e il suo lato umano sarà determinante.

Proprio per questo continuo a sottolineare che il tool più importante continua a essere l’uomo.


E l’autenticità del web?

Questo è un argomento spinoso. Non è facile salvaguardare l’autenticità. Ci sono troppe forzature che tendono a generare situazioni limite, nella maggior parte dei casi poco genuine.

Tra le tante pratiche, l’influencer marketing è una delle più soggette a manipolazioni. Ed è forse per questo che viene spesso vista dai professionisti come poco seria. Per esperienza personale posso dire che non è così: non esiste un giusto o sbagliato a prescindere, ma è come usiamo una risorsa a renderla tale.

Gli operatori del settore e i brand devono essere corretti, anche perché alla lunga questa politica paga sempre. Sul web la trasparenza esiste, e quando vieni beccato a “barare” sono grossi grossi guai.

Perché un’azienda dovrebbe investire nell’influencer marketing?

Gli utenti sono sempre più insofferenti verso le forme classiche della promozione, sono diventati immuni ai messaggi pubblicitari. Sta ai brand cercare nuove forme per raggiungere i possibili target.

Gli influencer sono una delle soluzioni migliori. Rappresentano una via fondata sulla conoscenza e sulla credibilità di figure in focus con i nostri clienti: possono genere conversazioni e dar vita a relazioni forti. Dice a proposito Brian Solis:

“Allineandosi agli influencer, i marchi ricevono una forma di validazione peer-to-peer e riuscire dove il marketing tradizionale spesso fallisce”.

Nasce così una comunicazione tra pari, che procede orizzontalmente, in cui le parti coinvolte risultano simili. Si forma un messaggio che viene privato delle sole finalità commerciali, puntando all’utilità e al dare risposte alle necessità del gruppo.

Si formano legami che diventano canali preferenziali per diffondere messaggi e generare passaparola. Canali ormai irrinunciabili in chiave business.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore…

Il mio consiglio è di non sottovalutare mai le potenzialità che derivano dalle relazioni. Puntate su queste e non ve ne pentirete. Il confronto e la collaborazione sono un punto di partenza per crescere e affermarsi.

Dedicate 15 minuti al giorno per alimentare le vostre relazioni, perché queste sono come i fiori, vanno coltivate con attenzione e passione: solo in questo modo possono portare frutti.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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