Spid e identità digitale in Italia: a che punto siamo?

Spid e identità digitale in Italia: a che punto siamo?
[Total: 0 Average: 0]

L’idea di MediaBuzz è quella di affrontare il tema del digital marketing, con una particolare attenzione ai temi che possono fare la differenza. Puntiamo molto sul native advertising, sul content marketing e sull’evoluzione del lavoro. Ecco perché abbiamo sviluppato la rubrica dedicata alle eccellenze digitali.

Cosa trovi in questa categoria? Le esperienze e le testimonianze dei professionisti legati al mondo digitale, al web marketing, alla creazione/ottimizzazione/diffusione dei contenuti. Tutto questo si muove in uno scenario ampio e definito grazie alla diffusione delle tecnologie digitali.

Digitalizzazione della scuola e banda ultralarga non sono argomenti scollegati dal web marketing. Inbound, SMM, SEO, copy, branded content: un territorio connesso è pronto a investire negli strumenti digitali. I dati parlano di un paese in ripresa rispetto all’uso delle tecnologie e degli strumenti. Per avere un’idea chiara basta dare uno sguardo ai numeri riportati da Elisa Spinosa.

Identità digitale in Italia

Italia digitale – Fonte ilovecreativity

Questi dati fanno riferimento alla ricerca più ampia e articolata di We Are Social e mostrano una nazione in continua ascesa rispetto all’argomento digital. L’Italia è pronta per la rivoluzione digitale, ecco perché oggi salutiamo con interesse l’arrivo di Spid.

Cosa è Spid?

L’acronimo di Sistema pubblico dell’identità digitale, il primo passo verso la realizzazione di un punto chiave dell’agenda italiana: l’uso delle tecnologie per migliorare i servizi dei cittadini. Obiettivo? Meno frizioni burocratiche, maggiore usabilità e uso virtuoso degli strumenti.

Prima c’erano solo le procedure cartacee, poi è arrivato il mondo telematico per alleggerire i passaggi. Oggi il digitale dovrebbe snellire le nostre vite attraverso la rivoluzione di anagrafe, archivi, documenti. L’identità digitale è uno dei punti fondamentali per avviare questo processo, e dal 15 marzo 2016 i cittadini italiani possono richiedere la propria Spid per accedere a servizi pubblici con una password.

In pratica cosa è lo Spid? Una combinazione di username e password con la quale puoi accedere a diversi servizi (per ora 300 tra i quali INPS, INAIL, le regioni Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Liguria e il Comune di  Firenze). Per ottenere l’accesso puoi scegliere Infocert, Poste Italiane e Tim. Ma l’aspetto interessante è il fatto che questa identità digitale sarà solo una sfumatura di tutto ciò che è già stato fatto.

Per approfondire: Legge di Stabilità, il paradosso italiano

Quante identità digitali abbiamo?

Con lo Spid siamo a quota tre. La Carta d’identità elettronica e la Carta nazionale dei servizi precedono il Sistema pubblico dell’identità digitale (www.spid.gov.it). Quale differenza tra le diverse combinazioni? La parola a La Repubblica:

“La prima servirà come carta d’identità fisica al posto delle attuali che non sono più compatibili con la normativa europea. La Cns resta in vita, per l’accesso ai servizi degli enti locali, ma Spid è più ampio e più comodo (…) perché sarà adottato anche da enti e soggetti privati che non avrebbero mai accettato la Cns (dato che il lancio di Spid si associa a nuovi obblighi di legge e a un impegno da parte del Governo e dei privati)”.

Ecco il vantaggio del Sistema pubblico dell’identità digitale: la possibilità di ampliare il raggio delle risorse. Le dichiarazioni ufficiali lasciano ben sperare, ma bisogna fare i conti con i limiti che lo Spid deve ancora superare.

Ad esempio i pochi servizi disponibili, lo scarso numero dei gestori accreditati per creare l’accesso, la sicurezza del proprio profilo (cosa succede se perdo la password? E se qualcuno la prende a mia insaputa?) senza dimenticare il nodo della compatibilità con le altre identità digitali.

Quanto costa Spid?

Questo è un altro aspetto interessante. Per ora si parla di un biennio gratuito per tutti. Poi si prenderanno delle decisioni in base alla diffusione del sistema, cercando di mantenere il profilo a pagamento solo per le aziende.

Qui entrano in gioco scelte che vanno oltre il singolo cittadino. Molto dipende dalle pubbliche amministrazioni, dai tempi che impiegheranno per accettare Spid e rendere obsoleti altri strumenti. Ma il compito ricade anche sui privati. Ecco l’opinione di Simone Battiferri, direttore Ict solutions e Service platforms di Tim:

“Da parte nostra doteremo dell’identità digitale tutti i a 53mila dipendenti Telecom. La nostra scommessa è però il coinvolgimento in Spid dei privati, a partire dalle banche”.

La Tim è un’azienda protagonista di questo progetto. E le ripercussioni sono diverse, ampie, non prevedibili. Bisogna pensare alla progettazione, ma anche alla diffusione di Spid. Coinvolgere le banche in questo processo? Spingere il sistema attraverso canali differenti? Le persone saranno disposte a pagare per la propria identità digitale?

Tante domande, poche risposte

L’evoluzione dell’agenda digitale italiana passa da queste difficoltà, dalle incertezze che riguardano un mondo così complesso come la Pubblica Amministrazione. Far convergere tutti i servizi utili a un individuo su una password è un’impresa. Secondo te riusciremo a ottenere dei vantaggi effettivi? Chiederai la tua identità digitale alla Posta o alla Tim?

Aspetto la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedIn

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.