Social, una passione che diventa lavoro: intervista a Monia Taglienti

Social, una passione che diventa lavoro: intervista a Monia Taglienti

Monia Taglienti

Nasco ad Anzio, vicino Nettuno, no no non sul Pianeta, ma in provincia di Roma. Sono una fanatica delle parole e un’adulatrice dei social media; social da sociale, il famoso Humat to Human a cui tanto auspichiamo! Leggo, scrivo e poi cancello e torno a scrivere. No, non lo fanno tutti, io sono una cultrice della forma, dello stile e delle parole ricordi? Sono laureata in Scienze della Comunicazione e mi occupo di Social Media Copywriting per un’agenzia di Genova, eh già io sono a Nettuno. Siamo o no esseri tecnologici? Questo mi porta a lavorare quando voglio e nei luoghi che più mi ispirano e trovo che l’operatività e la produttività siano espresse all’ennesima potenza. Tutti dovrebbero trovar uno spazio per sé nella quotidianità lavorativa in fin dei conti il tempo è la nostra miglior risorsa!

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Quando senti parlare di social media marketing tutto sembra semplice e lineare. Ci sono delle piattaforme gratuite, ci sono delle immagini da caricare, dei testi da scrivere e delle persone da raggiungere. Più fan/follower hai, maggiori sono le possibilità di ottenere buoni risultati. D’altro canto i numeri non mentono, e poi “stiamo parlando di Facebook, giusto? Roba da ragazzini”.

Stiamo parlando anche e non solo di Facebook, ma in ogni caso questo non è un gioco da ragazzi. Non puoi sminuire una professione che nasce da una passione, e che è diventata centrale per il mondo corporate. Le aziende si affidano a professionisti del web, e dovresti farlo anche tu. Dovresti credere e rispettare la professionalità dei professionisti: questo è il pensiero di Monia Taglienti. Approfondiamo?

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una donna di 34 anni, che si destreggia tra la propria emotività e l’amore per le parole scritte o parlate. Mi occupo di Social Media Marketing e Blogging, ma amo spiegare, a chi ancora non conosce le professioni del web, che il mio lavoro consiste nel curare la presenza online di professionisti che hanno compreso l’importanza della rete.

Racconta ai lettori come hai iniziato

La mia formazione inizia con una laurea in Comunicazione Pubblica e Organizzativa e una specializzazione in Comunicazione della Conoscenza per le Imprese e le Organizzazioni.

Forse, proprio qui nasce l’amore per le PMI, che in Italia rappresentano il 99,9% (fonte Ocse) delle Imprese presenti sul territorio. Un amore che nasce dalla comprensione della difficoltà di aprire un’azienda in Italia oggi, e degli sforzi emotivi ed economici legati all’avvio dell’attività.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Ti confido un segreto, nelle aziende mi sono sempre sentita stretta, scomoda, con orari non miei e luoghi che non sentivo intimi abbastanza per creare. Da quando sono freelance mi sento più padrona di me stessa e più carica di emozione perché se da una parte l’azienda ti scarica da alcune responsabilità, il freelance si prende sulle spalle tutto il ciclo produttivo della strategia ed è davvero divertente.

Come inizia la tua giornata?

Respirando! Ti dico così perché molte volte ce ne dimentichiamo e nella fretta di mettere mano allo smartphone e di connetterci al mondo, ci dimentichiamo di noi. Quindi prima cosa un bel respiro, è gratuito e fa sempre bene, poi email e Whatsapp per i contatti con i clienti e poi lettura veloce di reader come Feedly che tengo sempre in ordine. Tutto condito da pane e cioccolato della colazione.

I social sono la tua professione: sono importanti per un’azienda?

Dico sempre una frase a cui sono affezionata, ma non ricordo neanche dove l’abbia letta. Per me “chi non comunica, non esiste”, per il semplice fatto che non basta come 50 anni fa tirar su la serranda del proprio locale, attività o aprire la porta della propria azienda per esserci, essere produttivi e operativi.

Oggi è indispensabile innescare le connessioni giuste ed estendere il proprio raggio d’azione. Lasciar stare il solito target e avventurarsi in fette di mercato inesplorato con prodotti anche lontani dalla propria brand identity.

I social permettono l’interazione continua, un servizio post vendita che in altre epoche era affidato a un lontano numero di telefono. Un numero che, quasi per imbarazzo, difficilmente si componeva. I social accolgono le lamentele ma anche l’affezione al Brand e questo è davvero un valore aggiunto.

Il legame instaurato è spesso inscindibile e crea quello che in sociologia o in psicologia sociale si chiama “Gruppo”. Il Gruppo ha regole e norme condivise e l’individuo si muove all’interno di esso per socializzare, condividere e cercare accettazione sociale.

Ti occupi spesso di blogging: è indispensabile?

Il Blogging è un oblò sul mondo, secondo me ogni professionista dovrebbe averne uno o più di uno perché no? Non importa se solo lavorativo o personale, ma chi vuole operare in rete deve descriversi. Cosa che solo il blog può fare.

Io ho creato il mio blog dopo anni (non mesi eh) di riflessioni. Riflettevo proprio sul valore aggiunto che potesse apportare nella rete e rimanevo impantanata su dilemmi “ce ne sono già troppi”, “non ho nulla di nuovo da aggiungere” e poi l’illuminazione con il corso Upgrademe  di Ferretti ed Esposito su Blogging Advanced & Seo. Quindi sì, galeotto fu il corso per aprire il mio MonTagBlog.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Il web è vero quando si tratta di intercettare le necessità, creare bisogni e regalarli in ogni chiave possibile al consumatore. Il consumatore diventa parte della strategy, non come utente finale ma come attore attivo partecipa al racconto del Brand.

Intercettare le necessità e mostrarle in termini valoriali è l’obiettivo di ogni Brand che si rispetti. Come ad esempio Purina su Mashable che non accenna a cibo per cani ma racconta una storia di amicizia e fedeltà tra uomini e amici a quattro zampe.

Il web diventa autentico nel momento in cui coglie e incontra l’animo dell’utente finale, ciò che è autentico per me, può non esserlo per un’altra persona. La democraticità del mezzo è data proprio dall’essere relativo.

Perché un’azienda dovrebbe investire nel digital marketing?

Tu se avessi un’azienda di ceramiche apriresti solo uno Showroom interno all’Area Produzione oppure vorresti vendere in tutto il mondo? Sì, sì lo so che non si risponde a domanda con domanda, ma è per far capire quante siano le potenzialità della rete ancora incomprese o sconosciute ai molti.
Un’azienda deve investire nel digital marketing perché deve darsi l’opportunità di rinascere, reinventarsi e aver successo.

Come hai superato (se ci sono state) le diffidenze iniziali?

Con pazienza, occorre spiegare a chi non lo sa che tecniche obsolete non portano profitto, che le entrate devono coprire le spese altrimenti non c’è guadagno e che le modalità oggi che si hanno a disposizione sono molteplici. Il piccolo imprenditore che si avvicina per la prima volta al digital marketing e a tutti gli strumenti nuovi della comunicazione è spaventato e saccente.

Spaventato perché non conosce e saccente perché ipotizza di gestire la sua presenza online e i suoi ritorni da solo. Occorre spiegare che può partecipare a tutto ciò, anzi deve, ma è bene che si affidi a qualcuno che organizzi i contenuti da mandare in onda 😉

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore…

Secondo me i reader sono una scoperta senzazionale, portano conoscenza, eterogeneità e condivisione pratica. Quindi il mio consiglio è quello di tenersi informati dei settori che più ci interessano con aggregatori di notizie come Feedly ad esempio. Facile e comodo permette di tenere sott’occhio i Blog e di conseguenza le notizie utili.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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3 Comments

  1. Bellissima intervista, e poi leggo che è anche Monia è di Anzio! Come me 🙂

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  2. Complimenti per l’intervista, traspare la tua passione per questo lavoro!

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    • Ciao Stefania, grazie per il tuo commento. Sì, c’è grande passione in questo testo. Conosco Monia, è proprio così.

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