Social media strategist e comunicazione: intervista a Roberta (Berta) Pinna

Social media strategist e comunicazione: intervista a Roberta (Berta) Pinna

Roberta (Berta) Pinna

Digital & Social Media Strategist freelance, consulente e formatrice, da 5 anni collaboro con agenzie di comunicazione e web agency dimensionalmente diverse. La mia passione per la comunicazione digitale mi ha spinta a entrare in questo settore, mi piace studiare la psicologia comportamentale di acquisto al prodotto e di utilizzo dei servizi da parte degli utenti online e curare ogni tipo di relazione online. Negli anni ho investito le mie conoscenze e il mio tempo per costruire una rete di contatti professionali altamente qualificati, sfruttando le mie capacità creative, di interazione e relazione. Mashable Social Media Day Italia: da relatrice (2015) a co-organizzatrice edizione 2016. Ho partecipato come organizzatrice alle tre edizioni di Startup Weekend Verona e come Mentor alle due edizioni organizzate del Lean Startup Machines di Milano.

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La strategia è tutto. Questo vale in ogni settore del web, anche e soprattutto in quello che abbraccia Facebook, Instagram e Pinterest. Senza dimenticare Twitter, mi sembra ovvio. C’è bisogno di un piano editoriale per lavorare con i contenuti, per schedulare aggiornamenti e raggiungere obiettivi. Per questo oggi abbiamo bisogno di social media strategist.

Ovvero persone capaci di organizzare ciò che viene pubblicato sui canali. Che ovviamente non vengono scelti a caso, ma ritagliati intorno alle realtà da spingere e sponsorizzare. Insomma, quello del social media strategist è un lavoro vitale per chi si muove in ottica inbound marketing. Non credi? Chiediamolo a chi se ne intende: Roberta (Berta) Pinna.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una donna di 32 anni, a cui non manca un carattere forte e una buona dose di ambizione, che ha deciso di non aver nessun rimpianto nella vita, di seguire il proprio istinto e le proprie passioni senza porsi ostacoli. Mi occupo di Social Media Marketing (comunicazione online su social network) ovvero, aiuto le aziende a trovare la migliore strategia possibile, utile a raggiungere il proprio pubblico online con l’obiettivo di sviluppare, a partire da un dialogo iniziale, una relazione più durevole nel tempo.

Racconta come hai iniziato

È iniziato tutto per caso. Dopo essermi laureata in Lingue e Letterature Straniere a Firenze mi sono trasferita a Verona per frequentare il corso di Laurea Magistrale in Lingue per il Turismo e il Commercio Internazionale, un’interfacoltà tra economia e lingue. Mai scelta fu più giusta.

Quasi al termine degli studi ho deciso di cercare un lavoro e mandare il mio CV ovunque. Non avevo un’idea precisa circa il lavoro che avrei voluto intraprendere dopo la laurea. Nell’attesa di trovare risposta ai miei interrogativi, dedicavo gran parte del tempo a esplorare l’affascinante mondo di Facebook. Osservavo il comportamento delle aziende e degli utenti, chi pubblicava cosa, in che modo e quando. Avevo iniziato ad analizzare, per passione e curiosità, le strategie comportamentali degli utilizzatori dei social network senza rendermene conto.

Verona – che mi accoglie dal 2008 – è una città a misura d’uomo, né troppo grande né troppo piccola nella quale l’interazione umana è facilitata. Tutto ciò per dire che il mio CV, è finito nelle mani di un mio collega universitario che mi ha invitata a presentarmi a un colloquio presso l’agenzia web in cui lavorava. Eccitazione alle stelle.

La prima domanda che mi è stata fatta: in che modo gestiresti una situazione di crisi sui social network? Ebbene, non entrai subito a far parte del team ma mi richiamarono dopo un anno come stagista. Ho iniziato perché qualcuno osservando il modo in cui gestivo il mio profilo Facebook ha creduto in me.

Ovviamente la mia formazione è proseguita e arricchita nel tempo. Lavoravo già da un po’ come freelance ma, considerato l’aumento delle richieste, ho sentito il bisogno di migliorare la tecnica e velocizzare i tempi di produzione. Così ho seguito un Master in Social Media Communication del Sole 24 Ore.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Questa è una domanda apparentemente molto difficile ma la risposta è facile, personale e unica: meglio lavorare come freelance. Ogni giorno costruisco il mio futuro da sola, sono io che con un mattoncino alla volta decido la forma e lo sviluppo che avrà la mia azienda, sono io che deciderò di non fallire e reinventarmi se qualcosa dovesse andare storto.

Preferisco avere tutto sotto controllo e gestire il mio tempo come lavorare verticalmente su un progetto di comunicazione e in maniera orizzontale su tutta la linea. Soddisfare il cliente è la mia priorità.

Non rifiuto le richieste che potrei non essere in grado di soddisfare, bensì cerco di trovare la giusta soluzione per realizzare tali progetti in modo ottimale. Se mi dovesse capitare l’occasione di optare per un lavoro indeterminato non penso accetterei l’offerta. Non voglio correre il rischio di dover far diventare la mia professione/passione una noiosa abitudine.

Come ho detto sono una persona ambiziosa e che si annoierebbe a morte se non trovasse sempre nuovi stimoli e provasse emozioni nel fare ciò che fa. Alzo l’asticella dei miei obiettivi, non mi fermo al primo ostacolo, mi predispongo mentalmente a raggiungere mete sempre più ambiziose.

Come inizia la tua giornata da social media strategist?

La mia giornata lavorativa inizia alle 9 in punto! Lavoro spesso da casa, con il PC acceso dalla sera precedente, e mentre bevo il caffè smisto le e-mail ricevute e faccio un controllo di tutte le notifiche. Verifico tutti i canali social che gestisco, riguardo i post in programmazione, o le campagne di advertising attive, quindi modero richieste e commenti degli utenti, poi con calma contatto i miei clienti.

Durante la giornata mi informo attraverso una continua ricerca online di contenuti e novità del settore, se necessario realizzo le grafiche dei post che ho inserito nei vari calendari editoriali, recupero tutto il materiale e preparo, giocando d’anticipo, tutti i testi. Non mi faccio mai trovare impreparata un imprevisto potrebbe essermi fatale.

Pertanto ho sempre pronto un piano B. Ovviamente, non manca mai, nel mio quotidiano già programmato, una riunione, o l’urgente richiesta di effettuazione di un’analisi da parte di un nuovo cliente, o di preventivo o la stesura di un report. Da libera professionista devo anche occuparmi della parte commerciale. Sono riuscita ad attivare una funzionale rete di collaborazioni grazie appunto al networking, così alla partecipazione a eventi di settore.

Viaggio per lavoro, per formarmi e vivere nuove esperienze, ma anche per farmi conoscere e fare nuove conoscenze. Ciò mi ha permesso di nuovi rapporti di lavoro e di vera amicizia anche con le persone che avevo avuto modo di conoscere solo virtualmente, a dimostrazione che è possibile continuare nell’amicizia poiché si è stati se stessi nel web, non permettendo di fatto, che tale interazione si deteriori, quando il rapporto da virtuale diventa reale.

Dimenticavo… La fatturazione e il recupero crediti: è la parte del mio lavoro che mi piace di meno ma è quella che mi fa arrivare a fine mese e mi permette di pagar le tasse. A questa attività dedico le ore serali.

Social e strategia: così si conquista il web?

Strategia, social e una forte carica di empatia. Dirvi che possiamo conquistare il web con i social network sarebbe una grandissima bugia. Il web si conquista a partire dall’analisi del nostro target e dal suo comportamento online, osservando che cosa fanno i nostri competitor. Ecco, rispetto a loro noi dobbiamo farlo meglio. Una volta che abbiamo capito queste tre cose possiamo passare all’ideazione di una buona strategia a lungo termine per “conquistare il mondo del web”.

Avete fretta? Pagate! Ricordatevi però che quando finirete di pagare la vostra presenza sul web svanirà. Realizzate un buon sito web: avete intenzione di aggiornarlo con contenuti nuovi oppure abbandonarlo a una rara vendita e una recensione negativa? Ogni aspetto del web va curato e mai sottovalutato, cerchiamo di capire qual è il bisogno dell’utente e rispondiamo per primi alla domanda che sta ponendo a Google. Diamo un contributo di valore a chiunque entra per la prima volta in contatto con noi.

Coinvolgiamo gli utenti sui social, proponiamogli le novità chiediamogli un parere e sì, paghiamo! Paghiamo per promuovere i nostri contenuti di valore, paghiamo per posizionare bene il nostro sito paghiamo la realizzazione di contenuti con un determinato peso.

Creiamo una community e offriamo il nostro tempo alle persone senza abbandonarle mai. Quando devo fare una strategia mi metto prima di tutto nei panni dell’utente poi dell’azienda. Conquistare il web significa fare piccoli passi, ma tali da lasciare un forte imprinting nella mente delle persone.

Storytelling: come si inserisce in questo percorso?

È possibile fare storytelling in mille modi, tramite articoli di blog, video, immagini o canvas ma non solo. A mio avviso la nuova funzionalità stories, implementata praticamente su tutti i social a partire da Snapchat, è la funzione nativa perfetta per un brand che voglia puntare sullo storytelling.

Io che sono un’amante di Instagram (questo è il mio account), quando le stories sono state introdotte non l’ho presa molto bene! Ho però osservato il fenomeno facendo delle prove per testarne l’efficacia, e adesso devo fare ammenda e ammettere che le utilizzo quotidianamente.

Tramite le stories ho la possibilità di raccontare cosa faccio senza dover per forza inserire in bacheca contenuti minori che da soli non troverebbero significato. Oppure le utilizzo per invitare gli utenti a visualizzare un nuovo post da me pubblicato.

È anche vero che ci sono stories e stories: non è corretto pensare che possano essere tutte uguali su ogni social, per ogni canale il pubblico è diverso. I contenuti stories dovrebbero essere autentici, studiati per il target a cui abbiamo deciso di rivolgerci. È chiaro che seguiranno la linea dei contenuti previsti nel piano editoriale, così anche gli obiettivi che si proporranno di dover raggiungere. Ma non saranno di scarso valore qualitativo, benché la apparizione duri il tempo di sole 24 ore.

Grazie alle stories l’esperienza online aumenta, il contenuto viene approfondito e aiuta l’utente a scegliere il percorso migliore da intraprendere, tutto ciò in sinergia con l’azienda. Così facendo lo storytelling si snoda non più tramite una sola voce narrante, ma con il concorso di più voci. Come l’azienda o l’influencer, considerato che le stories non sono attive su Facebook o Messenger per le pagine azienda e l’utente.

Si può fare social media marketing senza un buon visual?

Direi proprio di no, è impossibile. Un buon visual serve a catturare l’attenzione dell’utente, a coinvolgerlo maggiormente con lo scopo di aumentare l’engagement e la portata del post. In un mondo sempre più mobile l’utente scorre velocemente con il dito i contenuti proposti nel newsfeed ponendo sempre meno attenzione alla maggior parte di essi.

Oggi non basta avere degli strumenti professionali per scattare una bella fotografia o realizzare un buon video, serve avere una buona idea e la realizzazione di un buon contenuto grafico che porti con sé i valori dell’azienda, un concept e che susciti delle emozioni.

Il buon visual è sempre legato a un messaggio breve e coerente che spesso invita l’utente a fare un’azione. Inoltre, ritengo utile orientare l’utente verso un certo percorso già definito dall’azienda, in modo da accompagnarlo con mano alla scoperta di tal mondo.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sui social?

Un’azienda dovrebbe puntare sui social per farsi conoscere, amplificare il messaggio e raggiungere il target di riferimento ottimizzando i costi pubblicitari. I social ci permettono di misurare i risultati, di intrecciare relazioni attraverso le interazioni, semplificare la comunicazione. Ma soprattutto consentono di personalizzare il brand dandogli un tono di voce, un’immagine coerente, trasparente e sincera. Che trasmetta fiducia.

Non è necessario che le aziende debbano per forza essere presenti su tutti i social, va fatta una scelta. Quando incontro un potenziale cliente la prima domanda che spesso mi pone è: “Su che canali devo puntare per essere più popolare e vendere di più?”. La risposta è semplice: “Su quelli in cui è possibile intercettare il tuo pubblico”.

La gestione di un canale costa, come costa l’analisi, la creazione di una strategia, la produzione di materiale, il tempo dedicato alla gestione della community o all’attività di promozione. Un grosso errore è quello di pensare di poter essere presenti ovunque con lo stesso piano editoriale, contenuto e, ad esempio, tono di voce.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

La svolta in una parola Onlypult! Vi ho già parlato della mia grande passione per Instagram e il mio consiglio riguarda proprio questo social. Onlypult è un tool che ci permette di programmare tutti i post dal pc a un prezzo davvero conveniente.

Il suo utilizzo è molto semplice, l’abbonamento base dura un mese e ci permette di fare login con 3 diversi account. Ne avete di più? Uscite da uno e iniziate a programmare con l’altro. Potete fare l’upload di immagini e video o creare nuove gallery contenenti fino a 10 fotografie in un post. Io l’ho trovato molto utile, funziona al meglio e soprattutto mi fa risparmiare tantissimo tempo da dedicare ad altro.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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