Social media: 8 trend da monitorare (e che fanno la differenza)

Social media: 8 trend da monitorare (e che fanno la differenza)

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Ci sono delle statistiche che lasciano presagire lo sviluppo dei social media verso scenari difficili da immaginare senza un’osservazione pragmatica. Senza dati certi. Fortunatamente questo punto è a nostro favore: le ricerche di We Are Social sono ricche di spunti, ben fatte e confezionate con cura.

In particolar modo, quella pubblicata il 6 settembre 2016 – in termini statistici fresca come il pane – lascia delle riflessioni che fanno riflettere. Il titolo della presentazione è indicativo: “Future Social, 10 Key Trends in Social Media”. Ovvero 10 possibili sviluppi di un settore in continuo movimento.

Perché questo è il problema di chi lavora nel social media marketing, tutto può cambiare nell’arco di pochi mesi. In realtà questo è il fascino del lavoro online: avere nuovi mondi da esplorare, risorse da sfruttare per raggiungere obiettivi concreti. Soprattutto se inserisci questo percorso in una logica inbound marketing.

I social media sono un ingranaggio decisivo nella strategia, ed è giusto avere i piedi ben piantati a terra quando si definiscono piani e calendari editoriali. Ma la visione del futuro aiuta a definire gli sviluppi, le idee, le possibili azioni. Insomma, quali sono i trend da monitorare? Io ho smussato la presentazione e ne ho individuati otto.

L’importanza delle chat private

Oggi l’universo Messenger è centrale per chi lavora con i social network. Siamo passati dai mass ai social media, per raggiungere una dimensione privata. Una rivoluzione delle chat room con il supporto della multimedialità, dei video e delle immagini.

Ci sono più messaggi privati che email ogni giorno sul web, e in uno dei primi grafici della presentazione c’è un messaggio chiaro: Facebook Messenger e WhatsApp messi insieme hanno il maggior numero di utenti attivi. Prese singolarmente, queste piattaforme sono superate solo dal social di Mark Zuckerberg. Anche se, in realtà, la proprietà è simile 🙂

Ora è importante capire la base: Facebook sta trasformando tutto questo in un business. Si parla sempre di più di bot e di un commercio elettronico capace di sfruttare i messaggi privati, ma l’obiettivo non si riduce allo spingere contenuti sponsorizzati nelle chat. Questo non funziona. Tutto ruota intorno alla conversazione, al rispondere alle domande e al fare un buon customer care service.

Evoluzione della comunicazione

Cosa vogliono le persone? Ci sono centinaia di bisogni differenti e con una buona attività di content marketing cerchi di rispondere alle singole esigenze. Ma adesso affronta sul serio la domanda: cosa vogliono le persone che ti cercano online?

Personalizzazione del messaggio, umanità, empatia. Sembra strano ma è così. Le informazioni sono importanti, ma i social non sono strumenti freddi: scrivere nella chat di Messenger per un brand deve essere un modo per creare sinergia con l’utente.

Questo non significa abbandonarsi alla superficialità. Anzi, l’idea è quella che già da tempo viene espressa nella logica dell’inbound marketing: devi essere utile, devi dare risposte giuste al momento opportuno. Non interrompere, fatti trovare. Non gridare slogan, lascia che sia il pubblico a scovarti (per questo social e SEO sono indispensabili).

Social e video: dove stiamo andando?

Il rapporto virtuoso tra social network e video non è una novità: c’è maggior interazione, più tempo trascorso sulla piattaforma, una sinergia interessante con i device. Impossibile ignorare, inoltre, ciò che va oltre il video caricato sulla piattaforma, come le dirette Facebook che spopolano nel giornalismo.

La chiave per sfruttare tutto questo? La presentazione di We Are Social è chiara: creare valore intorno al brand e non solo video sponsorizzati, vere e proprie pubblicità televisive riportate sui social. Questo non funziona, devi lavorare sullo storytelling per raccontare chi sei e quali sono i tuoi punti di forza.

Per approfondire: meglio investire sugli influencer o sulle celebrity?

Non esistono solo i contenuti

Questo è un punto interessante perché supera la classica attenzione verso i contenuti di qualità. Quante volte ti hanno detto che è questa la chiave per ottenere un buon successo sui social? Vuoi più like sulla pagina Facebook? Cerchi commenti? Pubblica qualcosa che le persone vogliono, soddisfa dei desideri precisi.

Social media: 8 trend da monitorare

Questo è giusto. Però non dimenticare l’essenza dei social network, non ignorare cosa sono questi luoghi: delle piazze virtuali. Il tuo obiettivo? Creare delle conversazioni one-to-one. Basta andare nelle pagine dei grandi brand per capire qual è la tendenza.

In ogni post ci sono decine di commenti, tutti con una risposta firmata. I community manager intervengono con un’identità chiara, parlando con le persone. Dando del tu. Senza false etichette, suggerendo informazioni e mostrando il lato umano dell’azienda.

Attenzione alla pubblicità

I media a pagamento sono una risorsa indispensabile, ma la concorrenza è agguerrita. La pubblicità funziona solo se la fai in un certo modo. Senza fare spam, segmentando bene il pubblico, studiando un messaggio per un target. E con un obiettivo. Ragionando sull’utilità del contenuto. Detto in altre parole, pagare non vuol dire avere automaticamente risultati: l’advertising diventa (sempre di più) un’arte raffinata.

Usa la voce degli altri

Tutti parlano bene del proprio brand, ma oggi hai un obiettivo: spingere gli altri verso la narrazione della tua realtà. Devi fare in modo che sia il pubblico a parlare di te, e a farlo in toni positivi. Per questo è importante lavorare sui testimonial, sulle persone che possono garantire il tuo lavoro e sui nomi che ti aprono le porte di una nicchia.

Sto parlando dell’influencer marketing, delle dinamiche che ti permettono di sfruttare una voce autorevole. Così autorevole che risulta più credibile del gruppo di conoscenti e amici. Questi personaggi sono autentici, mettono in primo piano la passione per un tema. Il tuo obiettivo? Scegliere gli influencer per il tuo scopo.

L’avanzata del Social Commerce

Parliamoci chiaro, è un’avanzata inarrestabile. Però c’è un punto da sottolineare: i vari buy button sono presenti sulle piattaforme social, sono degli strumenti per creare delle conversioni dirette. Ma rischiano di togliere attenzione al reale valore che attraversa il circuito dei social: l’interazione.

E proprio questo dovrebbe essere l’obiettivo principale: creare una strategia complessiva. Non puoi aggiungere il bottone e sederti in poltrona per aspettare  la vendita. Devi inserire il buy button in un discorso che comprenda customer care, engagement, content marketing, supporto ai potenziali clienti.

Nuove metriche per i social

Questo è un punto importante: non tutto può essere misurato sui social. O almeno non con gli strumenti tradizionali. Il coinvolgimento, ad esempio, come lo valuti? In termini di like, commenti o share? In realtà non dobbiamo inventarci nulla di strano, ma seguire una semplice regola che ritrovo nelle slide della presentazione: usare le statistiche per capire cosa condividere.

social media

Devi misurare quello che conta, non quello che tu riesci a osservare o quello che ti piace. Metti al centro il pubblico, lavora per dare il massimo a queste persone. Abbandona la tua idea di qualità e ragiona in termini numerici: quello che porta valore è ciò che devi seguire.

Da leggere: come fare blogger outreach per trovare gli influencer

Social media, cosa ci aspetta secondo te?

Questi scenari rappresentano una sintesi della presentazione, raccolgono i punti che secondo me devono essere rispettati. Cosa puoi notare? C’è una grande attenzione al rapporto umano tra chi scrive e chi legge. I social media sono sempre meno strumento per fare pubblicità invadente, e sempre più diretti verso risposte per l’utente. Sei d’accordo con questa idea?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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