Social e web journalism: intervista ad Alessandra Arpi

Social e web journalism: intervista ad Alessandra Arpi

Alessandra Arpi

Giornalista e copywriter, sono laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione all'Università Cattolica di Milano e ho vissuto in America, così riesco a essere puntigliosa sia in italiano che in inglese. Vivo e lavoro a Genova da freelance sotto The Social Effect, nel magico mondo dei liberi professionisti. Lavoro meglio con una tisana bollente al mio fianco e del cibo giapponese quando stacco.

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Come te lo immagini un giornalista contemporaneo? Ancora con la macchina da scrivere sotto braccio? Beh, una versione romantica. Da qualche tempo il giornalista usa il nostro amico PC per scrivere i testi da passare al caporedattore. Ma non solo. La professione del giornalista si è evoluta, ha sfruttato a suo vantaggio le nuove tecnologie digitali. E ha modellato una nuova professione: il web journalist. Ovvero il giornalista del web.

O meglio, il giornalista che scrive contenuti per il web. Quali sono le competenze di questa figura? Conoscenza della grammatica e della sintassi, occhio allenato per i refusi, buona capacità di sintesi. E poi? Digital PR? Comunicati stampa? La verità è questa: il giornalista online ha delle competenze specifiche. Competenze che oggi voglio scoprire con una bella intervista ad Alessandra Arpi (www.thesocialeffect.it).

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao, piacere, sono Alessandra Arpi, giornalista e copywriter con il pallino per l’inglese. Mi occupo di migliorare la comunicazione di enti e aziende, faccio interviste, curo contenuti, lavoro come ufficio stampa, sistemo siti web. Amo la lingua e vederla utilizzata male mi fa venire i crampi allo stomaco: me ne prendo cura sempre e comunque.

Come hai iniziato?

Da bambina conducevo un TG rudimentale in cameretta, davanti ai genitori o alla nonna. Da lì mi sono mossa un pochino, ma nemmeno tanto. Il giornalismo e la comunicazione sono sempre stati la mia passione. All’Università Cattolica ho studiato Lingue per la Comunicazione e ho fatto le prime esperienze scrivendo di musica: indimenticabile la conferenza stampa di Slash.

Teoria e pratica, la miglior accoppiata di sempre. Poi ho cominciato a lavorare per una testata locale, nel savonese, e in un’agenzia. Da pochissimo sono freelance.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Bella domanda. Credo che “dipende” sia la risposta più banale ma anche la più azzeccata. Dipende dal carattere, dalla capacità di organizzazione, ma anche dal periodo della vita, probabilmente. L’azienda assicura stipendio a fine mese, percorsi di carriera forse più solidi, ma anche tanta abitudine e inquadramento.

Il lavoro freelance è adrenalina e dubbi, cambiamento e imprevisti, ma la gioia di ogni missione portata a termine è davvero grande, ogni progetto è sentito davvero come una creatura. Insomma, al momento sono di parte, dovrete richiedermelo tra una manciata di anni.

Come inizia la tua giornata?

Con la testa piena di propositi e la necessità di riordinarli: sono così da sempre. Per questo la mia giornata inizia come un diesel, devo rimettere tutto in moto con calma. Una colazione home-made (non toglietemi le ricette, l’ho detto che sono una cultrice del cibo?), il profumo e il sapore del caffè e la scrivania casalinga.

Se riesco faccio qualcosa per staccare il lavoro dal tempo libero, cosa che, lavorando da casa, non sempre riesce bene.

Mi vesto, mi cambio, esco per una commissione veloce. E rientro in versione lavorativa. 
Poi rassegna stampa sui trend, sui blog, sulle riviste, sempre alla ricerca di nuove ispirazioni. Un occhio alla mail, un po’ di digital PR fatta come si deve e, Evernote alla mano, avanzo con i progetti dei clienti.

Giornalismo online: qual è l’ingrediente segreto?

Solo uno? Me ne prendo un po’ di più: l’umanità, l’originalità, l’accuratezza, la non banalizzazione, la trasparenza con il lettore. Basta refusi, sintassi da mani nei capelli, comunicati stampa mal copiati e incollati, notizie duplicate da altre testate e rimaneggiate male.

Ma il problema più grande del giornalismo online, oggi, è la galoppante sovrapposizione con la pubblicità più sfrenata. Titoli troppo gridati, foto snaturate dal contesto, aggiornamenti in tempo più che reale, spesso non accurati, che confondono e tradiscono il lettore.

Il giornalismo e il copywriting sono due cose diverse, due ambiti separati della comunicazione, sta ai professionisti mantenerli tali. E, in ogni caso, non rinunciare mai al patto con il lettore: trasparenza, sempre.

Social e web journalism: intervista ad Alessandra Arpi

Sto facendo un approfondimento di cronaca? Bene, fornisco tutti i dettagli che posso in modo che il lettore si costruisca un’idea spontanea e soggettiva dell’evento, e tragga le proprie interpretazioni e conclusioni. Non le induco io, con un fine specifico. 
Sto scrivendo i contenuti per un blog aziendale?

Bene, il patto con il lettore è chiaro: posso parlare a favore di un dato prodotto o servizio, ma sono sincera. Te lo descrivo in modo chiaro, preciso, veritiero, esaltandone le qualità. Ma non mento. Insomma, una comunicazione onesta. Che in questo periodo si sta parecchio sfaldando, a mio avviso.

Ti occupi anche di social media marketing?

I social sono il presente e il futuro della comunicazione. Prima lo erano nel tempo libero, oggi in (quasi) tutto il mondo professionale. Tentare di rimanerne fuori è controproducente e probabilmente ottuso. I professionisti e le aziende stanno iniziando a capire che esistono, vanno curati, nutriti e cresciuti, perché parlano alle persone con cui hanno a che fare tutti i giorni.

Chiudere un canale o usarlo male, sul lavoro, non è mai una buona cosa. Il social media marketing è un mezzo potente per comunicare con i lettori, i clienti, i fan. E va accudito con cura e dedizione come tutti gli altri mezzi di comunicazione. È una grande opportunità di sviluppo, contando anche gli introiti pubblicitari che riesce a creare.

Native advertising e branded content. E l’autenticità?

Il web, essendo virtuale, per sua natura ha il vizio di perdere, con il tempo, autenticità. Sta a noi, vivi e reali, non lasciare che questo accada. Il native advertising e il branded content sono tutte declinazioni di una comunicazione mirata, approfondita, che supera il classico banner e la pubblicità invasiva che pervade parecchi siti.

Ma, appunto, le parole “advertising” e “branded” parlano chiaro: è una sponsorizzazione. Sono contenuti che l’azienda sceglie per promuoversi. Curati, ben scritti, precisi, veritieri. Ma promozionali. Ed è giusto che il lettore lo sappia e scelga, per se stesso, di usufruirne.

Essere autentici nel scrivere un blog aziendale si può: basta essere onesti con se stessi (e con il lettore) quando si scrive. Il persuasive copywriting attira, seduce, lusinga, certo. Ma non deve mentire. Altrimenti non è comunicazione ma manipolazione, e cadiamo in tutt’altro ambito.

Perché un’azienda dovrebbe investire nel copy?

Per tutti i motivi citati sopra: prendersi cura della propria comunicazione, avvicinando il lettore e potenziale cliente con onestà, chiarezza, cura dei contenuti e tanta qualità. Lo dico sempre: la brochure, il sito web, i social media, tutto è vetrina.

Nessun commerciante lascerebbe la propria vetrina al caso, ma la studia, la cura nei minimi dettagli. Perché lasciare che la comunicazione aziendale sia invece stropicciata e zoppa?

Perché affidarsi al “cugggino” di turno per scrivere contenuti di corsa e senza le effettive competenze? I lettori e i consumatori oggi sono attenti, cercano sul web più e più volte prima di acquistare, si informano. Perché fare in modo di essere eliminati dalle scelte per un sito sciatto, scritto male e che non dia nessuna informazione di valore?

Come hai superato le diffidenze iniziali?

La comunicazione è sempre un ambito un po’ sottovalutato: alle volte alcune realtà la reputano superflua, il primo settore in cui si effettuano tagli in caso di crisi. Eppure tutto, nella vita, è comunicazione e racconto di storie. Le persone vivono di comunicazione tutti i giorni.

Comunque, dicevo, la diffidenza iniziale parte proprio dalla paura di un settore in continuo movimento, a volte in equilibrio precario, con tanta competizione e una velocità stratosferica. Ma era quello che volevo fare, ed eccomi qui ancora ben salda.

Per quanto riguarda la vita freelance, invece, si ha sempre paura di non farcela con le proprie gambe, buttati nella mischia. Ma quando i primi, piccoli risultati arrivano, la salita si fa interessante.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore…

Una scoperta banale: amarsi. Lo so, avevo detto che era banale. Ma quello è il motore di tutto. Sapersi dare il giusto valore, credere in quello che si fa e diffondere la stessa sicurezza negli altri. Spesso, all’inizio, la mia tendenza era quella di lasciarmi sopraffare “dal più esperto, dal più influente, dal più potente”, credendo che, da neofiti, sia la normale gavetta.

E invece no. Sì all’umiltà ma no al polso debole. Un “no” ben piazzato, al momento giusto, non è maleducato né inopportuno, ma vitale. Insomma, dico di tenere sempre a mente il proprio potenziale, i propri valori, i propri limiti, e metterli bene in mostra. A me sta cambiando la vita, provate voi.
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Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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