Smart Working e spremute digitali: intervista ad Andrea Solimene

Smart Working e spremute digitali: intervista ad Andrea Solimene

Andrea Solimene

Co-fondatore di Seedble, si occupa di digital transformation e change management, con focus particolare sull’evoluzione dei modi di comunicare, organizzare lavoro e risorse, lanciare e gestire progetti sfruttando le tecnologie digitali.

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Smart Working, di cosa si tratta esattamente? È uno dei tanti neologismi che attraversano il web alla ricerca di un luogo stabile, di un terreno fertile, di una community di appartenenza? Ci sono tante definizioni che ruotano intorno allo Smart Working, e spesso sono errate. A volte addirittura fuorvianti.

Eppure il web impone nuove dinamiche legate al digitale, agli strumenti della flessibilità e della mobilità. Non esiste più il concetto di ufficio, non più ormai. Anche se la scrivania ti aspetta, il valore aggiunto del web è la sua capacità di renderti presente ovunque. E di farti lavorare meglio, dove preferisci. Come preferisci. Argomento interessante, vero? Approfondiamolo con Andrea Solimene.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Appartengo alla categoria dei “Non capisco che lavoro fai”. In realtà aiuto aziende e persone a innovare il modo in cui comunicano, organizzano lavoro e risorse, lanciano e gestiscono progetti sfruttando le tecnologie digitali. Sono un Digital Transformation Enabler. Ho lanciato Seedble, business accelerator, di cui sono CEO.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Dopo 3 anni di gavetta in una società di consulenza direzionale, ho avuto l’audacia – per non chiamarla pazzia – di lanciarmi in un’iniziativa di startup insieme a un gruppo di amici. Era il 2012 e volevamo realizzare una piattaforma di social recruiting che facilitasse il collegamento tra il mondo universitario e quello del lavoro.

Fallì credo per due motivi: troppo presto per il mercato italiano (solo oggi le aziende stanno comprendendo a mala pena le potenzialità dei social media come strumento di recruiting e della ricerca dei talenti), e un team poco adatto al progetto (molte menti, poche braccia). Questo fallimento mi fece capire quanto fosse complesso fare impresa in Italia. Ebbi però la possibilità di mettermi subito in gioco e crearmi da solo un network.

Decisi così di tornare alle origini e fare quello che sapevo fare: accelerazione di business. Così nacque Seedble. Nel frattempo avevo deciso di aprire un blog che raccoglieva alcune mie riflessioni su tutto quello che leggevo, le esperienze che facevo, le persone che conoscevo. Un diario.

Era orribile al tempo, fatto con Blogger: Spremute Digitali. Si è evoluto nel tempo, ora è un magazine online riconosciuto che raccoglie più di 25 contributor intorno ai temi dell’innovazione e del digitale e da poco è sbarcato sui social.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Domanda che, in realtà, non ha una risposta. Credo dipenda molto dall’animo professionale che ognuno di noi ha. Il numero dei freelance è in continuo aumento (+35% in Europa dal 2004 al 2014 – Sole24Ore). Il fenomeno credo sia riconducibile a due principali motivi: da un lato, le tecnologie e gli strumenti per lavorare sono diventati accessibili a tutti. Pertanto è facile (in realtà non lo è, ma è più semplice di prima) organizzarsi da soli e confrontarsi sul mercato.

Dall’altro le organizzazioni non hanno saputo conservare e curare la risorsa più importante che hanno: le persone. Perché scegliere un’azienda che non ti permette di esprimere al meglio la tua professionalità, conciliare la tua vita e cogliere opportunità di crescita?

Le nuove generazioni (oltre il 62% di Millennials nel mondo – Global Tolerance) preferiscono lavorare più in qualcosa che credono piuttosto per per soldi. Quindi o trovano l’azienda che consente loro di perseguire i propri obiettivi, oppure seguono altre strade: startup o freelancing.

Non è così facile come sembra…

Bisogna avere la giusta mentalità: a fine mese non arriva puntuale lo stipendio e – fidati! – prima di raccogliere i risultati sperati, ne passa del tempo. Diciamo che la vita da freelance è più dinamica. Consapevole di ciò, ho cercato di impostare Seedble come un’organizzazione con uno spirito da freelance: ognuno può lavorare a ciò che desidera e in maniera flessibile, purché sia in linea con gli obiettivi e la nostra mission.

Come hai iniziato a lavorare sul tuo progetto?

Seedble nasce dalla volontà e dall’intuizione mia e di Giovanni Tufani, mio attuale socio, di voler creare un acceleratore di business. Ossia un’organizzazione in grado di facilitare la crescita e lo sviluppo di progetti mettendo a sistema più competenze. Era il 2013 quando decidemmo di riunire sotto un unico brand, Seedble appunto, un network di professionisti con cui collaborare.

Inizialmente ci orientammo verso startup poi, grazie anche al coinvolgimento di altri professionisti, decidemmo di costituirci in società e orientarci verso aziende consolidate (pmi e corporate). Anche loro devono essere accelerate per la crescita. Siamo in Italia e Olanda, quest’anno ci siamo aperti verso le imprese sociali con l’incorporazione di un progetto, Impresa Tre.

Cosa significa Smart Working?

Lo Smart Working non è telelavoro e non è neanche una sua versione 2.0. Lo Smart Working è un concetto più ampio che interessa l’evoluzione del nostro modo di lavorare: l’ufficio diventa un punto d’incontro, le tecnologie devono facilitare la collaborazione garantendo massima flessibilità e mobilità.

Inoltre i singoli devono essere responsabilizzati, valorizzati e gestiti per obiettivi attraverso un rapporto fiduciario tra colleghi e con manager per agevolare produttività e benessere. Lo Smart Working è un nuovo modo di lavorare che integra tre variabili: persone, tecnologie e spazi di lavoro.

Oggi investiamo abbastanza su questo tema?

Credo oggi ancora si debba capire bene cos’è lo Smart Working, quindi dire se si investe molto o poco è difficile da dire. Fare Smart Working non è lavorare da casa o da un coworking un giorno a settimana. Fare Smart Working non è riorganizzare il proprio ufficio con open space o arredamenti dal design accattivante.

Fare Smart Working non è garantire il part-time a chi è genitore. Fare Smart Working è l’insieme di una serie di iniziative a cui bisogna dare la giusta importanza per il futuro dell’organizzazione. Non si tratta solo di un’azione di puro branding.

Ora presentaci l’ebook: cosa troveremo?

L’ebook è un progetto che nasce verso la fine dell’estate del 2014 quando Koen, mio socio olandese, ha la brillante e folle idea di raccogliere le esperienze fatte fino ad allora in progetti Smart Working. E scrivere una serie di linee guida e suggerimenti per l’implementazione all’interno delle organizzazioni.

Prende vita così The Smart Working Book, primo ebook in italiano sullo Smart Working scaricabile gratuitamente dai principali store online. Si tratta di un racconto diretto, semplice, immediato, fatto in prima persona. Questo lavoro è rivolto a chi cerca ispirazione per cambiare il modo di lavorare, innovare e creare le organizzazioni del futuro attraverso i comportamenti, le tecnologie e gli spazi.

Perché puntare sullo smart working?

Potrei rispondere: “Per evolversi, o almeno per sopravvivere”. Le logiche del business stanno cambiando come i nostri stili di vita. Siamo iperconnessi e – come dice Peter Diamandis in Abundance – siamo in un mondo non perfetto ma pieno di opportunità. Le nuove generazioni inseguono valori, ideali, scelgono dove lavorare. In alternativa avviano startup e sviluppano tecnologie agili e dirompenti che cambiano gli equilibri di mercato.

La marginalità si riduce sempre di più e si affermano modelli di sharing economy, nascono professioni per cui non si studia, si diffondono sempre più tecnologie digitali collaborative. Cambia il nostro modo di comunicare.

In un contesto ricco di cambiamenti, avere un’organizzazione di grado di essere flessibile in grado di indirizzare tutte queste esigenze e di poter far leva su persone di valore è fondamentale. Lo Smart Working facilita questo percorso perché migliora la produttività e le performance, attrae talenti e valorizza gli individui, rende l’organizzazione reattiva al cambiamento. Di conseguenza, snellisce i costi.

Un consiglio pratico che cambierà la vita del lettore

Sarò scontato e sintetico, ma di motivatori ce ne sono tanti in giro. Bisogna essere sempre in versione Beta. Dobbiamo sempre imparare, leggere, ascoltare e, soprattutto, crearsi una rete di contatti forte e di valore, perché è l’unico modo per inseguire e attrarre opportunità. Poi se si cerca un lavoro più stabile allora ok, ma presto arriveranno i robot e tutto ciò che è manuale verrà sostituito.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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