Scrittura creativa e digitale: intervista a Piero Babudro

Scrittura creativa e digitale: intervista a Piero Babudro

Piero Babudro

Ama definirsi Digital Communication Designer. È consulente nel campo della comunicazione digitale, Web & Social media strategist, docente e formatore. Lavora come freelance a fianco di aziende, agenzie di comunicazione e marketing, enti pubblici e privati su progetti cross-mediali caratterizzati da una particolare attenzione al marketing di contenuto e alla costruzione di relazioni credibili con la community di riferimento.

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Facile parlare di scrittura creativa, vero? Basta saper mettere la penna sul foglio e tutto scorre. Anzi, oggi è sufficiente accendere il computer e aprire un qualsiasi programma per creare la propria opera d’arte. Ma è veramente così? Il testo scritto, nel panorama del content marketing, spesso viene declassato e riportato a una condizione primordiale. Tanto tutti sanno scrivere, vero?

Non è proprio. Gli addetti ai lavori lo sanno bene. Ne sono consapevoli quelli che fanno storytelling, quelli che sviluppano i piani editoriali dei blog aziendali. Ma soprattutto chi si occupa di scrittura creativa. Oggi abbiamo intervistato un esponente di quest’ultima categoria: Piero Babudro.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Innanzitutto grazie di cuore della bellissima opportunità di essere ospitato su MediaBuzz. È un piacere e un onore essere annoverato tra le eccellenze digitali italiane. Da più di dieci anni mi occupo di comunicazione digitale e di formazione aziendale nell’ambito della produzione e del design di contenuti.

Parallelamente insegno Estetica dei New Media e Linguaggi Multimediali presso l’Istituto Europeo di Design. Ho all’attivo numerose docenze e corsi di formazione: Linguaggi digitali applicati alla comunicazione, Storia della televisione, Web Marketing, Copywriting digitale e Social media marketing.

Ho inoltre scritto per quotidiani, riviste specializzate, testate online e blog parlando di Media e Marketing. Oggi collaboro con aziende e agenzie di comunicazione su progetti in grado di creare ponti tra persone, prima ancora che tra aziende e loro portatori di interesse o community di riferimento. In tutto questo, trovo il modo di aggiornare saltuariamente il mio sito/blog: www.segnalezero.com.

Nel tempo libero leggo, faccio lunghe passeggiate sotto i portici di Bologna, scatto foto, ascolto musica, medito e studio il Tai Chi Chuan: non è la vita sfavillante e sempre connessa che uno si immagina pensando a un professionista del digitale, ma è il tipo di cornice che mi permette di godermi il viaggio.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Credimi, non lo so dire. Se parliamo di lavoro, il mio primo impiego serio è stato all’interno dell’ufficio Comunicazione istituzionale di un’importante multinazionale televisiva. Qui mi occupavo di studiare la televisione digitale europea e produrre analisi di scenario o notizie poi usate dalla stampa per comprendere e raccontare la transizione di quegli anni, con l’avvento delle pay tv e del digitale terrestre a disegnare geografie inedite e nuovi modelli di business.

Lì ho accumulato una serie di competenze fondamentali e una forma mentis decisiva, che mi hanno aiutato molto ad affinare lo sguardo strategico, tuttora utilissimo per la mia attività di freelance.

Ma mi dedicavo ai contenuti, digitali e non, ancor prima. Alla tesi di Master ho portato un portale e un blog, ed era il 2005. Prima ancora ho scritto di comunicazione per la rivista della mia Università, mi occupavo di siti per associazioni e aziende di promozione locale, animavo il giornalino del liceo e quello delle medie. Insomma, se mi guardo indietro non trovo un momento o un ricordo che non sia legato alla lettura, alla scrittura e al Web. E quindi, in senso più ampio, alla costruzione di relazioni credibili con l’altro.

Hai appena pubblicato un libro: presentacelo

Scrittura creativa“Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole” è una sfida, il desiderio di fare il punto della situazione. È la trasposizione su carta di quella cassetta degli attrezzi che permea i miei corsi e le mie docenze.

Questo libro nasce dalla constatazione – amara, se vuoi – che giornalismo, copywriting digitale e scrittura creativa parlano poco tra di loro, quando invece hanno un patrimonio pazzesco di esperienze, buone pratiche e regole che, se messe a fattor comune, diventano davvero un nuovo metodo per migliorare i propri contenuti per il Web, i blog e i social network.

Non solo: c’è anche spazio per una riflessione su cos’è la creatività, tema che io preferisco affrontare rifuggendo gli stereotipi del creativo d’agenzia chiuso nel suo ufficio a partorire idee seriali. Se noi guardiamo alla musica, al cinema, alla televisione come dispositivi che più di ogni altra cosa hanno plasmato il nostro immaginario e il modo in cui le immagini si formano nella nostra mente – ma soprattutto guardiamo a noi stessi e alla necessità di mettere un sano freno al bla bla incessante di una società che non sa mai stare zitta – iniziamo a capire che la creatività è presenza a se stessi e sano silenzio che ci permette di captare le idee. Un po’ come fossimo le antenne di una radio.

Dobbiamo essere sintonizzati se vogliamo cogliere il segnale FM corretto. Il libro è un modo per ragionare di tutto questo, e proporre gli esercizi e i “trucchi del mestiere” per migliorare e migliorarsi.

Come inizia la tua giornata?

Con il mitico controllo delle email, la definizione delle attività quotidiane e l’assegnazione delle rispettive priorità. Cerco di affrontare questi tre passaggi senza automatismi mentali, in modo da non cadere preda della fretta. Se possibile, cerco di concentrare le attività di scrittura al mattino, in quanto la mente è più fresca e meno oberata dagli input esterni.

Storytelling: come si inserisce in questo percorso?

Al di là dell’atteggiamento modaiolo e artificioso con cui di questi tempi si tende a usare la parola storytelling, l’uomo narra da sempre. Raccontare è uno dei modi che abbiamo per tenerci in contatto, confrontando la nostra porzione di mondo soggettivo con quella degli altri. Finché l’individuo avrà bisogno di uno specchio per capire e capirsi, esisteranno le basi concettuali per sostenere l’idea di storytelling.

La narrazione è un elemento cruciale del più ampio racconto aziendale, online come offline, e si deve basare sui seguenti pilastri: qualità dei contenuti, cose da dire, sensibilità, trasparenza, desiderio sincero di offrire un’esperienza costruttiva, rilevante e positiva a più persone.

Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma chi pensa che storytelling voglia dire pubblicare foto “wow!” per raccontare una birretta o alimentare sentimenti facili e strappalacrime per (far) parlare di una nuova tariffa telefonica o di un aeroporto, sta creando attenzione di breve durata che, per essere mantenuta, ha bisogno di alzare progressivamente il tiro e rischia di stancare a breve.

Contenuti e blogging, la soluzione preferita?

La soluzione che personalmente preferisco è questa: i contenuti di un blog devono essere personali e trasparenti, in quanto rappresentano la cifra e la carta d’identità dell’autore, che è una persona. Devono essere rigorosi, se vogliono trasmettere informazioni e non vacue suggestioni.

Devono essere creativi, in quanto animati dalla sincera volontà di scoprire se stessi e gli altri in mezzo alle parole. La buona scrittura conquisterà il web? Deve, altrimenti non si risolverà mai il problema del doppio overload di informazioni. Doppio perché riguardante la quantità e la qualità dei contenuti prodotti.

Perché un’azienda dovrebbe puntare sul blog?

Perché le aziende, come le abbiamo intese per anni, non esistono più. Anche se molte non lo sanno ancora. Guardiamoci attorno: i contratti sono finiti, e non sto parlando ovviamente di contratti di lavoro.

A tutti i livelli stiamo ridiscutendo le basi della convivenza tra soggetti, tra persone e persone, tra persone e realtà collettive, alla ricerca di un nuovo modo per capirci, crescere singolarmente e collettivamente, fare impresa, modificare le basi dei consumi e del consenso.

In tutto questo cambiamento, che non fa nulla per nascondere i suoi effetti collaterali più traumatici, ma al contempo ci rivela opportunità enormi in tema di condivisione e conoscenza, l’azienda non è più quel soggetto che ti ordina di comprare un prodotto in quanto veicolo di un particolare benefit immediato.

Consumatori, utenti e internauti sono saturi di messaggi che riguardano “aziende leader”, “opportunità irrinunciabili” e “offerte esclusive”. Pretendono informazioni puntuali e hanno ragione, specie dopo che l’epopea consumista li ha convinti a comprare di tutto, anche ciò che forse non gli serviva.

Bene. Se io voglio metaforicamente mettermi a nudo, fornire informazioni puntuali, essere sincero e comunicare i miei valori in modo schietto, senza salire sul piedistallo dell’advertising o del messaggio top-down, il blog è e resta lo strumento principe. Con buona pace di chi ne ha decretato la morte.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

Nel mio libro dedico un intero paragrafo al ruolo del lettore. In sintesi dico questo: è una persona, ha i suoi diritti, nutre precise aspettative rispetto al testo, attribuisce alla fonte un certo grado di autorevolezza, fa parte di un gruppo sociale. Per questi e altri motivi, i miei consigli per il lettore sono i seguenti: evita chi non ti tratta da persona, ma da target. Evita chi non rispetta i tuoi diritti e ti tratta in modo paternalistico o come un bancomat ambulante.

Evita quei contenuti che non rispondono alle tue precise esigenze, ma servono più che altro a lusingare il nulla. Scegli solo fonti cui tu attribuisci autorevolezza, tenendoti lontano da bufale o spot pubblicitari travestiti da informazioni. Evita chi non attribuisce rispetto a te o ad altri gruppi sociali, a chi alimenta odio, rabbia o risentimento, a chi parla e scrive per stereotipi o per sentito dire.

Se ciò non dovesse bastare, spegni il computer e confrontati con chi ti sta attorno. C’è un mondo da scoprire al di là dei byte e della carta, e non c’è niente di meglio che l’esperienza diretta per conoscerlo.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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