Ripensare il lavoro con i coworking: intervista a Corrado Sorge

Ripensare il lavoro con i coworking: intervista a Corrado Sorge

Corrado Sorge

Un giovane imprenditore napoletano appassionato del digitale che ha cominciato a lavorare e a confrontarsi con persone e aziende più disparate dall'età di 17 anni. amministratore della Hubstrat s.r.l.s. e socio di Re.Work.

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In Italia c’è una figura che sta emergendo con forza: il freelance. Nell’ambito delle nuove tecnologie digitali è facile imbattersi in un professionista che ha deciso di lavorare con un profilo indipendente: può sfruttare una realtà elastica, facile da gestire, senza vincoli o legami. Il freelance ha tanti vantaggi per le aziende.

Ma dove lavorano i freelance? A casa quando possibile, ma spesso preferiscono i coworking. Ovvero luoghi in cui si condividono le idee prima che gli spazi. Corrado Sorge, insieme ai suoi soci, ha capito l’importanza di questi spazi e ha inaugurato un progetto che appare come un coworking. Ma è molto di più: oggi parliamo di re.work.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Una domanda da cento milioni di dollari. Oggi sono amministratore della Hubstrat, una digital agency basata su di un modello di business reticolare, e socio di re.work, uno spazio di coworking web oriented del centro direzionale di Napoli.

Ogni giorno cerco di dare sempre il meglio per la gestione e la crescita delle mie società. Sono come due figlie, mi impegno nel farle crescere sempre di più e sempre sane rispetto ai miei valori. Mentre potrei riassumere dicendo che nel tempo libero mi occupo di elaborare strategie e progetti web offrendo alle aziende servizi di  consulenza in marketing digitale.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Ho iniziato la mia attività per gioco insieme al mio gruppo di amici. Organizzavamo eventi e io ero il “responsabile della comunicazione”. Nel pratico mi divertivo a pensare la grafica e il testo migliore che potesse attecchire gli invitati e a studiare le formule pubblicitarie più adatte per attirare sempre più persone.

All’epoca i social network erano ancora un’utopia e ricordo le nottate spese a distribuire le stampe dei flyers e a scrivere i messaggi a tutta la rubrica del mio cellulare senza nemmeno l’aiuto del T9… Che tempi.

A distanza di anni nasce la mia passione per la sociologia e nascono i social network. Impazzisco quanto mi accorgo che tutte le teorie sociologiche e le teorie del comportamentismo che pian piano imparavo si riproducevano anche nei rapporti e nelle relazioni digitali.

Il web entra nelle case di tutti (più o meno) e comincio a studiare strategie di marketing vincenti seguendo un percorso da autodidatta (libri, relazioni, corsi e seminari), nel 2006 costituisco la mia prima società che si occupava di comunicazione e grafica pubblicitaria.

Oltre a gestire l’azienda, i fornitori e a procacciare i clienti mi occupavo di comunicazione pubblicitaria. Così è nata la passione per il marketing e le nuove tecniche di comunicazione digitale. Le cose non andavano proprio a gonfie vele e dopo un importantissimo anno sabbatico ho lasciato la vecchia società per aprire la digital agency Hubstrat e, forte degli errori commessi in passato, le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto tanto da aprire anche un Coworking ( re.work ).

Come inizia la tua giornata?

La mia giornata inizia alle 6:43 sempre 2 minuti prima che suoni la sveglia. Caffè e doccia immediata come sprono per affrontare la giornata. Lavoro da oltre 9 anni e l’orario di sveglia è sempre lo stesso. Anche se dovesse capitare una giornata poco impegnativa, mi risulta spontaneo di vivermi la giornata a pieno.

Rapida lettura ai miei feed rss, lettura creativa prima del secondo caffè, occhio alla lista degli impegni del giorno e al calendario appuntamenti, tre, quattro email di inizio giornata e alle 9.00 sono in studio per partire con il primo brief con tutto il team.

Prima in azienda e poi imprenditore oppure hai seguito la strada freelance?

Ho seguito l’istinto dell’imprenditore senza aver avuto esperienze in altre aziende, ho provato più volte a pensare di cominciare a lavorare come freelance o a fare il dipendente per un’azienda, ma il motivo che mi ha sempre frenato è la mia visone di azienda.

Un’azienda reticolare, partecipativa, collaborativa, innovativa e decisamente orizzontale. Tutto questo non l’ho mai riscontrato in nessuna azienda. Con re.work e grazie ai soci Alex, Alfredo e Titta, siamo riusciti a realizzare un qualcosa di davvero stimolante.

Le tecnologie digitali hanno influenzato il tuo modo di fare business? 

I nuovi strumenti digitali hanno facilitato qualsiasi tipo di interconnessione, contatto e ampliamento del network. Ogni giorno utilizziamo web application e social network per attività di acquisizione di nuove collaborazioni e per l’ampliamento dei nostri contatti.

Anche per attività di marketing tali strumenti sono divenuti di fondamentale importanza. In tempi ridotti riusciamo a collegare i nostri business con il mondo e conoscere professionisti in ogni dove, ma l’aspetto fondamentale è che dietro a ogni strumento c’è la presenza umana che rappresenta il valore di ogni progetto.

Qual è la strategia di comunicazione aziendale nel mercato online?

Efficienza, umiltà, condivisione, semplicità… Verità. La strategia è un concetto complesso che prevede molteplici variabili. Con re.work abbiamo raccontato le persone che ci sono dietro al brand cercando di mettere alla portata di tutti gli interessati i nostri valori. Credo che oltre alla strategia – che rappresenta già uno step successivo – per il web dovremmo parlare di approccio.

L’economia digitale può aiutare i nostri imprenditori ad emergere in un contesto globale?

Non solo può aiutare, ma in molti casi salvare o addirittura rivoluzionare. Esistono tantissime aziende e molte categorie merceologiche che per reinterpretarsi in un nuovo mercato sempre più esigente e globale debbano necessariamente affacciarsi ai nuovi modelli di business digitali.  Come re.work sosteniamo una visione “glocale”, ovvero la rivalutazione di esperienze e caratteristiche locali portate su relazioni e progetti globali.

La tua azienda fra 10 anni?

La mia azienda fra 10 anni avrà vissuto tanti cambiamenti che nemmeno oso immaginare cosa o come potrà essere. Di certo perseguirò sempre l’obiettivo di fare rete e di alimentare il coworking così come la mia digital agency di professionalità sempre più all’avanguardia per offrire opportunità ed evangelizzare un nuovo “working style” possibile.

Da poco meno di un anno siamo riusciti a creare davvero tanto, immaginare il progetto re.work e le nuove opportunità che una rete di professionisti sempre più fitta potranno portare è impossibile.

Considerando la tua esperienza, un consiglio ai futuri imprenditori digitali?

Osate, pubblicate, incominciate e lasciatevi andare dall’intuito iniziale. Le esperienze dirette – se non altamente rischiose – possono solo rinforzare. Se nella mia vita non avessi conosciuto di persona la sensazione di un fallimento non avrei potuto mai conoscere nessun tipo di successo.

Oggi con Hubstrat e re.work riesco a riconoscermi e a sorridere al pensiero di tutti gli errori pregressi, ma realizzo che sono stati necessari per arrivare fin qui e ce n’è strada ancora da percorrere.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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