Perché pubblichi contenuti autorevoli?

Perché pubblichi contenuti autorevoli?
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Perché decine di blogger più o meno in gamba consigliano di farlo? Non mi sembra una decisione saggia. Le scelte legate alla tua attività di web marketing, e nello specifico quelle che riguardano la tua content strategy, devono essere ponderate. Devono essere strategicamente legate alla tua realtà aziendale e imprenditoriale.

Ecco, ripeto la domanda: perché pubblichi contenuti autorevoli sul tuo sito web e sul tuo blog? E ancora, perché hai deciso di scrivere contenuti legati alla tua attività professionale? Ci possono essere tanti motivi: c’è chi scrive per migliorare la propria brand awareness, c’è chi punta tutto sul concetto di inbound marketing, c’è chi fa customer care nei commenti.

In tutti i casi il blogger punta a un obiettivo che a volte rimane in sordina, a volte viene addirittura ignorato o messo in secondo piano. Ma comunque permette di rafforzare la propria presenza online: l’autorevolezza. Pubblicare contenuti di qualità vuol dire anche aumentare l’autorevolezza del brand o dell’autore.

Le statistiche riportate su Copyblogger parlano chiaro. Un sito web ha uno scopo, uno scopo ben preciso, secondo gli intervistati: costruire autorevolezza attraverso la pubblicazione di contenuti. Sembra facile, vero? Pubblichi un comunicato stampa, una news, un approfondimento già visto altrove (ma tanto nessuno se ne accorge) e il gioco è fatto.

contenuti autorevoli

Sorpresa, non è così. La tua content strategy fallisce in partenza se non punti sui contenuti utili al tuo target di riferimento. Contenuti che ti permettono di aumentare le condivisioni e farti trovare dalle persone utili al tuo business, ma anche di aumentare l’autorevolezza del tuo brand. Quali sono gli step indispensabili? Ecco una lista nata dalla mia esperienza personale.

Contenuti utili (quindi di qualità)

In primo luogo devi puntare sulla qualità dei contenuti, ovvero sulla capacità degli articoli di soddisfare le esigenze di chi legge. Esiste un unico parametro per definire questo principio? No, tutto sta nell’analisi e nella ricerca: devi conoscere il tuo pubblico, devi ascoltare la “pancia” del web. Ovvero le conversazioni online. E devi puntare sulle statistiche.

Dati qualitativi e quantitativi possono aiutarti. Poi c’è il contributo dei test: provare soluzioni differenti può essere utile per definire l’efficacia di un contenuto. Buzzfeed e Huffington Post testano le headline centinaia di volte, confrontano e paragonano per ottenere risultati migliori.

Questo vale per creare contenuti migliori per te, ma anche per migliorare l’integrazione dei branded content. Ovvero una delle strategie più quotate per il 2015 secondo The Guardian (a patto che siano qualitativamente ineccepibili).

Citazioni valide

Un contenuto autorevole è in grado di riportare le fonti giuste. Le fonti verificate. Questo non significa solo ed esclusivamente citare il blog del proprio vicino (quando va bene) per dormire sonni tranquilli: devi risalire la notizia, devi andare a monte e fare in modo che le persone possano – per quanto possibile – arrivare al primo riferimento della notizia o dell’informazione.

Non citare la fonte vuol dire danneggiare i lettori in primo luogo, poi l’autore del contenuto iniziale. Chi ti permette di ripubblicare un contenuto (visuale o scritto non fa differenza) deve essere citato secondo i modi indicati. Questo per rispetto di chi fa il proprio lavoro, poi per permettere al lettore di scoprire nuovi contenuti utili. L’autorevolezza dei contenuti dipende anche da quello che condividi.

La pertinenza è qualità…

Per pubblicare contenuti autorevoli devi essere pertinente perché questo significa rispettare i lettori, e non inseguire le sirene delle mode e dei trend. Essere pertinenti vuol dire rimanere sul proprio focus, sui propri contenuti, senza affrontare l’argomento del momento solo per catturare maggiori click e visite.

Cadere nel click baiting, poi, è l’errore da evitare come la peste: l’headline è lo specchio del contenuto. Non promettere quello che non puoi mantenere, non piegarti alla tentazione del click facile con il titolo – esca: attirare traffico in questo modo non è sinonimo di autorevolezza.

E la lunghezza?

Un blog che pubblica contenuti autorevoli non è vittima dei pregiudizi. Di solito si pensa che un contenuto autorevole sia un contenuto lungo, un contenuto ricco di informazioni. Purtroppo questa è un’idea che spesso si traduce in articoli chilometrici che girano intorno al punto senza aggiungere nulla.

Un contenuto autorevole non aggiunge paragrafi e liste solo per apparire profondo (senza approfondire) o dare in pasto ai motori di ricerca testo inutile per il lettore. L’importanza si concentra sempre sull’utilità delle informazioni contenute all’interno del post. Posso pubblicare anche solo un link di approfondimento per sostituire 300 parole. Ma se questo link risolve un problema alla mia nicchia ho condiviso qualità senza appesantire il testo.

Nome e cognome

Un punto essenziale per l’autorevolezza dei contenuti: devono avere un nome, devono avere un volto, devono essere firmati da un autore chiaro. Ecco perché devi usare il box autore e dare un nome chiaro alla pagina author di WordPress. Basta “la redazione”, basta articoli pubblicati da un elemento sconosciuto e impossibile da riconoscere: l’identità arricchisce il contenuto e lo rende credibile.

Secondo te questi consigli sono utili per creare contenuti autorevoli? Cosa vuoi aggiungere a questa lista? Scommetto che la tua esperienza personale può essere d’aiuto a questo lavoro 🙂

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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