Perché passare alla native advertising?

Perché passare alla native advertising?
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Ormai è chiaro: su questo blog parliamo di Native Advertising. Cerchiamo di dare un quadro esaustivo dell’argomenti, di spiegare come questa forma di contenuti sponsorizzati siano ormai una realtà funzionale nel percorso editoriale.

I classici banner nella sidebar, nell’area dedicata alle pubblicità, vengono ignorati. I contenuti di qualità, invece, vengono premiati. A patto che riescano a farsi notare dal lettore esigente: proporre un contenuto mediocre è una pessima idea, e il rischio di essere ignorati e triplo nel caso dei contenuti sponsorizzati.

Native Advertising per brands

Detto in altre parole: la native advertising deve essere in target, deve avere una chiara identificazione e deve essere qualitativamente ineccepibile. Queste sono le condizioni indispensabili per ottenere buoni risultati con la native advertising, ma sai quali sono i motivi che spingono i brand a contattare i grandi media per lavorare in questo campo.

La risposta si trova in questa infografica di contently.com: i motivi che spingono marketer e brand a scegliere la native advertising al posto di altre forme di pubblicità si dividono in 5 punti fondamentali.

  • Il 67% degli intervistati non ha dubbi: sceglie la native advertising per raggiungere il proprio target con un messaggio adeguato, rilevante, degno di nota. All’interno di un progetto editoriale già avviato, questa forma di pubblicità si sviluppa in autonomia pur rimanendo significativa per il target di riferimento. Basta banner slavati e decontestualizzati!

 

  • Con una percentuale del 63% si posiziona il secondo motivo per scegliere la native advertising: per aumentare l’engagement del consumatore. Ovvero per coinvolgere e chiamare in causa le persone a cui è diretto il messaggio. Anzi, le persone che dovrebbero acquistare il bene o il servizio pubblicizzato.

 

  • A breve distanza (62%) troviamo il terzo motivo: generare buzz e conoscenza di marca attraverso la native advertising. Ovvero generare movimento e condivisioni, discussioni, ma soprattutto fare in modo che il brand venga riconosciuto e collegato a valori positivi.

 

  • Secondo gli esperti di marketing, la native advertising è una soluzione ottima anche per sviluppare uno dei metodi più efficaci per diffondere un brand: il passaparola. Il 48% delle persone chiamate in causa, infatti, ha scelto questo sistema per pubblicizzare il proprio brand puntando tutto sulla native advertising.

 

  • Ultima opzione: scegliere la native advertising per ottenere maggiore attenzione da parte degli utenti. Anche se questa è l’ultima opzione in graduatoria (43%) la soluzione native advertising per catturare lo sguardo del lettore è valida: gli utenti sono sicuramente più interessati a un contenuto utile – pensato intorno alle esigenze del target – rispetto a un banner che magari dà anche fastidio alla navigazione.

 

Ecco, questi sono cinque motivi validi per scegliere la native advertising. Sono cinque motivi che esaltano i vantaggi di questa soluzione per promuovere un brand grazie a contenuti che si immergono nei contenuti editoriali.

Secondo te sono validi questi motivi? Lascia la tua opinione nei commenti.

 

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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