Perché le persone abbandonano i miei post?

Perché le persone abbandonano i miei post?
[Total: 0 Average: 0]

L’incubo di tutti i blogger: scrivere un grande articolo e scoprire che i lettori lo hanno ignorato. Sono andati via. È capitato anche a te? Hai creato una buona headline e hai centrato l’argomento: le persone hanno cliccato sulle preview dei social e hanno visto nei risultati di Google dei riferimenti utili.

Solo che i grafici di Google Analytics non lasciano dubbi: la durata media di permanenza sulle pagine è drammatica, le persone leggono pochi passaggi e vanno via. Hai qualche dubbio? Puoi impostare degli obiettivi che lavorano sulla durata della sessione. Ecco una definizione presa dalla guida ufficiale:

I campi ore, minuti e secondi indicano il tempo sulla pagina minimo che l’utente deve trascorrere affinché venga registrata una conversione all’obiettivo. Gli utenti che permangono sulla pagina per un tempo maggiore di quello indicato realizzeranno una conversione.

È così? Hai questo problema? Non temere, molti blogger che puntano sui contenuti ricchi e corposi condividono questa spina nel fianco. A volte è una questione di stile, oppure ci sono contenuti inutili che avviliscono la lettura: individuiamo insieme i motivi di questo dramma. E cerchiamo di risolverlo.

Non mantieni le promesse

Inizio nel peggior modo possibile: puntando il dito contro chi promette mari e monti nei titoli e poi lascia il pubblico con un pugno di mosche. Non sto parlando per forza del click baiting selvaggio, ma delle piccole astuzie che si trasformano in grandi fallimenti.

Vero, i titoli devono essere persuasivi e attenti alle leve che spingono l’utente a cliccare. Ma non devono ingannare. Il lettore si rende conto che il contenuto non mantiene le promesse del titolo? La soluzione è semplice: abbandona la pagina e ci penserà due volte prima di ritornare.

Lunghezza dell’articolo

Hai fatto delle buone ricerche e hai trovato gli argomenti utili per il tuo pubblico. Solo che non ci sono istruzioni per l’uso, nessuno ti suggerisce come creare un articolo capace di soddisfare determinate esigenze. Sai di dover fare un buon lavoro e quindi fai appello alle conoscenze scolastiche: scrivere tanto è cosa buona e giusta.

Quanti danni ha fatto la scuola pubblica. Questo concetto è ormai superato, soprattutto se scrivi online. Le persone non hanno bisogno di testi lunghi, meglio puntare alla sintesi. Così pubblichi un post di pochi paragrafi. Arido come un fiume d’estate.

Non ci siamo. Post lungo o breve, chi vince? La lunghezza non è un parametro utile, la vittoria va al contenuto capace di affrontare il tema con le parole giuste. Senza impegnare inutilmente l’attenzione.

Al tempo stesso deve essere capace di rispondere alle sue domande, e rispettare la buona scrittura: armonia, gusto, stile, ritmo. Credi che il problema sia la lunghezza del post? C’è solo un modo per scoprirlo: prova diverse soluzioni e cerca di capire qual è la strada preferita dal pubblico.

Da leggere: contenuti e inbound marketing, dove stiamo andando?

Leggibilità

La lunghezza può essere un problema se il testo che lasci nel post è inutile, se si tratta di minestra riscaldata per soddisfare il tuo bisogno di apparire. Non ti ritrovi in questa descrizione? Hai usato le parole giuste per affrontare l’argomento? Sintetizzare significa togliere qualità all’articolo?

In altre parole, perché le persone non apprezzano il tuo sforzo?

Forse perché non è leggibile. Affrontare un pillar article di 3.000 parole può diventare una tortura se pubblichi muri di testo senza respiro, ma può diventare una passeggiata se segui queste regole:

  1. Dividi il testo in paragrafi.
  2. Ogni paragrafo un pensiero.
  3. Non dividere un ragionamento.
  4. Usa frasi brevi e parole semplici.
  5. Usa i sottotitoli.

Riguardo all’heading, l’uso dei sottotitoli, ti consiglio di usare Table Of Content Plus se pubblichi spesso contenuti lunghi. Questo plugin WordPress ti permette di inserire un menu di navigazione interno.

In questo modo le persone possono raggiungere l’argomento utile e capire subito cosa si trova nell’articolo. Senza dimenticare i vantaggi lato Google: le ancore interne diventano link nella description se la query corrisponde con i titoli.

Problemi tecnici

Forse è così: il tuo blog ha un problema tecnico. Ad esempio le pagine si caricano lentamente oppure non hai ancora un design responsive. C’è qualche elemento che disturba la navigazione da mobile o su un altro browser. Sembrano eventualità assurde ma a volte succede.

Basta un plugin social incompatibile per rovinare la leggibilità del testo. In questi casi non puoi e non devi improvvisare: affida il tuo blog a un webmaster se non hai le competenze per fare un check in autonomia.

Cura il primo blocco

Di cosa sto parlando? Della sezione above the fold, la prima schermata che appare quando atterri sull’articolo. Qui si concentra l’attenzione del lettore, i secondi sono decisivi per convincere l’utente. Lo dice Jackob Nielsen: “Web users spend 80% of their time looking at information above the page fold. Although users do scroll, they allocate only 20% of their attention below the fold”.

above the fold

Come puoi vedere dal grafico, i lettori si concentrano nella sezione che appare quando il browser carica la pagina, prima dello scrolling. Questo vuol dire che le persone non leggono? No, ma che per convincerle a proseguire devi curare il primo blocco di informazioni.

Per questo inserisco un sottotitolo o un primo paragrafo capace di riassumere il motivo che mi ha spinto a scrivere quel contenuto. La persona deve leggere due o tre battute e capire subito che si trova nel posto giusto, e che nel post ci sono le informazioni che sta cercando.

La lettura online non può essere paragonata a quella offline. Il pubblico non presta la stessa attenzione, spesso legge nei ritagli di tempo o sullo smartphone. Non puoi annoiare con testo inutile, soprattutto nel primo paragrafo. Qui devi essere diretto, spietato.

Da leggere: 5 SEO tool per scrivere meglio

Attenzione alle immagini

Quella che si trova nel blocco iniziale deve muoversi con il primo paragrafo per formare una sinergia di significato. Detto in altre parole, deve catturare l’attenzione e comunicare. Le altre immagini non devono ostacolare la lettura: inseriscile solo quando servono, non trasformare il post in un percorso a ostacoli.

I tuoi lettori abbandonano i post?

In questo articolo ho elencato una serie di punti che spesso affliggono i blog: i dati di Google Analytics a volte ingannano. Fabio Piccigallo sul sito di Studio Samo sottolinea che la durata di una sessione è un elemento troppo generico per portare a una valutazione definitiva. Deve essere affiancato ad altri numeri, tipo quelli della frequenza di rimbalzo.

È la contestualizzazione che fa la differenza. Ogni blog è un progetto indipendente, e la differenza può essere fatta dall’oggi al domani: basta intervenire sul singolo articolo per ottenere dei risultati concreti. Anche se in qualche caso i danni sono duraturi, influenzano le visite future.

Io credo che sia arrivato il momento di ottimizzare questi passaggi. Hai qualche domanda?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedIn

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.