Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?

Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?
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Sai qual è il principio che si nasconde dietro il concetto di Native Advertising, vero? La pubblicità non è più un elemento di disturbo per il pubblico, ma qualcosa di rilevante, di utile, di significativo. Qualcosa da introdurre nella dieta mediatica, da leggere con gusto, da guardare con attenzione.

Il Native Advertising è questo: creare dei contenuti capaci di intercettare le esigenze del pubblico. Non semplici banner pubblicitari, quindi. È finita l’epoca dell’outbound marketing, ovvero della pubblicità che cerca di colpire l’utente, ed è iniziata già da qualche tempo l’epoca dell’inbound marketing. Ovvero del contenuto che attira l’attenzione di potenziali clienti.

Quando si immagina un articolo nato sotto alla stella del Native Advertising il pensiero, almeno per chi non conosce bene la materia, va a contenuti sbilanciati verso il brand di appartenenza. O magari qualcosa che non si allinei al contesto. Poi guardi grandi esempi di Native Advertising come quello proposto da Netfix e capisci che alla base di questo lavoro la parola chiave è solo una: qualità.

Native Advertising: cosa è veramente importante per i lettori?Qualità nella ricerca delle fonti, qualità nella scrittura, qualità nella scelta del visual, qualità nel mettere a fuoco un argomento che sia realmente utile a chi sta leggendo quel media.

Ecco, tra i tanti punti questo sembra avere una maggior importanza tra il pubblico. In una ricerca condotta nel 2014 dall’ANA, Association of National Advertisers, il 96% degli intervistati ha sottolineato che la pertinenza è il fattore principale: per il 63% è un fattore discriminante.

Quindi l’argomento del native advertising deve essere ben integrato all’interno della linea editoriale. Per molti non è sufficiente questo e individuano altri punti: il 65% degli intervistati ha indicato come significativa la possibilità di trovare Native Advertising insieme ad altri contenuti. Quindi dovrebbe affrontare gli stessi argomenti del progetto, dovrebbe occupare gli stessi spazi e accogliere le stesse dinamiche legate all’interazione.

Il problema della riconoscibilità

Ovvero uno dei punti di discussione più accesi: le persone riescono a riconoscere i contenuti come Native Advertising? Gli intervistati ANA sono d’accordo: il contenuto creato e pubblicato da un brand come Native Advertising deve essere chiaro, riconoscibile.

Per approfondire: Il Native Advertising è pericoloso per il tuo brand? 

Riconoscibilità: questo è il concetto da non dimenticare, questa è l’idea che deve caratterizzare il tuo contenuto. Ma come può essere etichettato un articolo legato a una strategia di Native Advertising?

advertisingLa ricerca suggerisce soluzioni legate alla pubblicità: “advertisement” e “AD” sono i termini più indicati – sempre secondo gli intervistati – per permettere un rapido riconoscimento del Native Advertising.

Anche “sponsored by” e “sponsored content” funzionano alla grande, ma il dato più importante di questa ricerca riguarda il potenziale successo del Native Advertising nel prossimo futuro: il 66% degli esperti di marketing prevede di aumentare gli investimenti in questo settore pubblicitario, contro il 55 dell’anno precedente.

E viene percepita come una soluzione indispensabile per emergere in un contesto sempre più competitivo, attento ai dettagli e alla qualità dei messaggi. Le persone hanno bisogno di contenuti utili, e se la tua strategia si basa sull’ascolto dei bisogni dei lettori stai muovendo i primi passi verso il successo. Ma ricorda che c’è sempre bisogno del giusto investimento: non puoi pensare di ottenere un contenuto come quello di Netfix con un budget ridotto: investire nel Native Advertising è la condizione indispensabile per avere dei risultati tangibili. Sei d’accordo?

 

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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