Native advertising: aumento del 156% entro il 2020

Native advertising: aumento del 156% entro il 2020

Nel mondo del digital marketing è difficile fare previsioni a lungo termine, tutto può cambiare da un momento all’altro. Ma sembra che lo studio “Native advertising in Europe to 2020”, condotto da Yahoo ed Enders Analysis, sia sicuro delle conclusioni: entro il 2020 il native advertising aumenterà la sua presenza nel display advertising del 156%. Le parole del comunicato stampa ufficiale sono chiare:

“Native advertising is set to increase by 156 per cent over the next five years and will account for 52 per cent of Europe’s digital display advertising by 2020 (…) the majority of growth in native spending will be on mobile, with €8.8 billion of spend forecast across Europe by 2020 – almost six times the €1.5 billion spent in 2015”.

Il native advertising è destinato a conquistare il 52% del mercato pubblicitario europeo, merito anche del cambiamento epocale provocato dal mobile. La diffusione di queste tecnologie fa la differenza: una content marketing strategy non si basa sul trasformare e adattare i contenuti desktop, ma sul creare dei contenuti specifici per il mobile.

Siamo diventati mobile-first user e lo suggerisce anche il Global web index“Mobile devices are getting closer to supplanting PCs and laptops as the dominant internet access point”, tablet e smartphone stanno per sorpassare i PC e i laptop come punti di accesso a internet. Un tempo si installavano plugin per trasformare il blog in mobile friendly, poi è arrivato il responsive design.

La digital strategy è andata oltre e il content marketing team ha proposto qualcosa di nuovo: creiamo dei contenuti per il mobile. Posizioniamoci sui telefonini dei potenziali acquirenti con delle app, forniamo dei contenuti capaci di catturare l’attenzione e che diventino storie da scoprire.

Facebook Canvas è la prova di questo passaggio. Un formato pubblicitario capace di fare visual storytelling riunendo tutti i contenuti – video, foto, testo – in un contesto narrativo dedicato al mobile. Qui tutto è verticale, e il risultato è perfetto da sfogliare in autobus, mentre cammini in strada, quando aspetti il tuo turno dal dottore o mentre fai la spesa.

I numeri del native advertising in Europa

La ricerca condotta da Yahoo ed Enders Analysis lascia altri particolari sull’evoluzione del native advertising in Europa. I numeri mettono in luce la spesa sostenuta: ci dovrebbe essere un aumento del 2,6% nei prossimi cinque anni, passando da 5,2 a 13,2 miliardi di euro nel 2020.

Buona parte dei fondi arriveranno dal mobile native advertising, i contenuti pensati per smartphone e tablet. Questa voce raggiungerà la quota di 8,8 miliardi di euro nel 2020, una cifra interessante se pensi che nel 2015 sono stati investiti “solo” 1,5 miliardi di euro.

Native advertising: aumento del 156% entro il 2020

Native advertising: ecco gli sviluppi.

Cosa succede sul versante social? Il rapporto con il native advertising è virtuoso grazie all’aumento del 300% delle spese (native advertising on social networks will increase to €6.3 billion in 2020, up from €2 billion in 2015); anche i formati video in-stream avranno una buona impennata. Le spese pubblicitarie passeranno, infatti, dai 2,4 miliardi di euro del 2015 a 5,1 nel 2020.

Per approfondire: native advertising, come è cambiato in un anno

Questo è lo spazio per il native advertising

Sì, in questo spazio si inserisce il native advertising. Un contenuto che il comunicato stampa definisce così: “Is a powerful solution for all sides of the equation”, una soluzione utile per tutti. Per il brand che può comunicare valore e raggiungere i clienti attraverso la logica dell’inbound marketing, per la piattaforma che supera l’ostacolo dell’Adblock.

Il native advertising rispetta le linee editoriali della piattaforme, non interrompe il flusso dell’utente, diventa parte della sua dieta mediale. Non c’è soluzione di continuità tra articoli scritti dalla redazione e native advertising, c’è un chiaro riferimento alla natura sponsorizzata del contenuto, c’è massima attenzione alla qualità del prodotto.

Native advertising

Native advertising: il mobile è il futuro.

Il native advertising è curato nella forma e nella sostanza, basta dare uno sguardo al lavoro pubblicato da Netflix per capire qual è la strada da seguire. Senza dimenticare le varie soluzioni proposte da un uso specifico dell’advertising nativo sul mobile. Il documento di mmaglobal.com dà delle indicazioni chiare:

  • In-Feed sui social – Classico modello proposto da Facebook o Twitter.
  • In-Feed content – Inserimento nelle liste dei contenuti del native advertising.
  • In-Feed Commerce – Stesso discorso ma per prodotti in vendita.
  • In-Map – Le inserzioni del native advertising appaiono nelle mappe.
  • In-Game – Il contenuto si integra nel videogioco.
  • Paid Search – Classico modello AdWords.
  • Widget – Alla fine dell’articolo appaiono articoli correlati.

Questi punti definiscono un universo di contenuti che non ha ancora dei limiti definiti. Ma ci sono delle regole da rispettare, tra queste riprendo la più importante: trasparenza. Un approccio maturo al native advertising si basa sulla sua capacità di presentarsi non come maschera per la pubblicità, ma come contenuto brandizzato, multimediale e capace di essere fruibile da tutti i supporti.

La tua opinione

I dati relativi all’universo native advertising sono roboanti: grandi aumenti, grandi investimenti. Questi contenuti hanno un potenziale da svelare, non hanno ancora espresso al massimo tutto ciò che possono offrire. Secondo te è un problema italiano o riguarda tutto l’ambiente content marketing? Ti lascio la parola.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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2 Comments

  1. Ciao Riccardo credo sia giusto stare al passo e guardare al futuro, però (mi domando) forse non è anche giusto concentrarsi sul presente? Forse alle volte siamo talmente proiettati verso il futuro che il presente sfugge. Parlo da libero professionista ovviamente che non fa parte di quel gruppo di aziende che sta investendo e che sicuramente vede il native come il presente…

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    • Ciao Francesco,

      Guai non mantenere i piedi nel presente. Soprattutto quando ci sono investimenti, aziende che rischiano di fare salti nel vuoto. Ma è anche giusto dare uno sguardo verso le previsioni, almeno per sapere cosa succede e come si muovono le cose.

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