Marketing, Snapchat e psicologia: intervista a Luca Mazzucchelli

Marketing, Snapchat e psicologia: intervista a Luca Mazzucchelli

Luca Mazzucchelli

Vice Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale YouTube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.

[Total: 0 Average: 0]

Sai qual è uno dei grandi problemi del nostro lavoro? Guardiamo i social network come elementi separati dal contesto. Sono semplici strumenti che usiamo per raggiungere un pubblico più o meno indifferenziato. Basta esserci per avere buoni risultati, non è così?

No, in realtà la situazione è molto diversa. I social network hanno un’influenza decisa sul mondo della comunicazione online, sul comportamento delle persone. E sulle rispettive decisioni. Ma per sfruttarli al massimo bisogna andare oltre il semplice approccio utilitaristico. Un consiglio? Dai uno sguardo a chi abbiamo intervistato oggi: Luca Mazzucchelli, psicologo e co-autore del libro “Snapchat, come utilizzare l’app più social del momento” con Alessio Beltrami.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono uno psicologo con l’esigenza di divulgare la mia scienza. Durante il mio percorso ho avuto la fortuna di sperimentare le nuove forme comunicative che le tecnologie odierne ci offrono, e di farlo per primo.

Questo mi ha portato a creare svariati contenuti digitali che parlassero del mio settore e creare quello che ad oggi è il canale YouTube di riferimento in Italia sul tema della psicologia, che si chiama – appunto – “Parliamo di Psicologia”. Dall’esperienza che ho portato avanti in ambito video, si sono negli anni sviluppate numerose opportunità che mai avrei potuto neanche lontanamente immaginare.

 

Ad oggi, ad esempio, dirigo la prima e storica rivista di settore che esce in edicola ogni due mesi e si chiama “Psicologia Contemporanea”, sono curatore editoriale di tutte le collane di psicologia del gruppo Giunti Editore e sono Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia. Se non avessi accostato la psicologia ai nuovi strumenti di comunicazione, difficilmente avrei anche solo un quarto di questi incarichi.

Racconta ai lettori come hai iniziato

Sono partito per metà per disperazione e per metà per passione. La parte dello sconforto era dovuta alla saturazione del mercato del lavoro una volta terminato il mio percorso universitario, quella della passione invece era dettata dal mio bisogno forte di far capire alle persone il valore aggiunto che la psicologia potesse portare nella quotidianità dei più.

Mi sono avvicinato con questo spirito al mondo dei video, registrando i primi nel salotto di casa. Gradualmente ho professionalizzato il processo di produzione e la creazione del palinsesto.

Ad oggi produco 2 nuovi video a settimana e sul mio canale YouTube sono archiviati oltre 200 tutorial di psicologia, interviste ai più importanti psicologi italiani e internazionali (Robert Cialdini, per fare un nome caro al tuo pubblico, l’ho intervistato dal vivo per ben 3 volte), recensioni di libri e molto altro ancora di interesse per la mia community.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

Direi che c’è azienda e azienda. Ho alcune collaborazioni con delle aziende, sono contento di come vanno e quindi le mantengo più che volentieri. In azienda hai un vantaggio forte perché hai la possibilità di avere al tuo fianco una squadra di persone che spingono tutte assieme a te per raggiungere i tuoi obiettivi, da freelance mi sento più solo da questo punto di vista. Ma la libertà del freelance per me è molto importante e ho bisogno di sentire che sono io il capo di me stesso.

Marketing e psicologia: quale legame?

La psicologia si occupa molto di marketing e comunicazione, ma quando si deve interrogare essa stessa su quale tipo di marketing fare della professione, spesso si paralizza. Non c’è un grande marketing della psicologia ad oggi, e questa è una colpa soprattutto nostra in quanto psicologi.

Ma come tutte le cose anche la psicologia va comunicata, e occorre farlo bene. Non si può diventare la Vanna Marchi della psicologia per intenderci, perché vendiamo un prodotto speciale, ma è importante far percepire ai più quanto possiamo aiutare a vivere meglio.

Le persone possono essere influenzate con i social?

Molto più di quanto sono portate a credere. D’altra parte se lo fa la televisione, perché i social non dovrebbero avere questo potere? Anzi, proprio nel contesto 2.0 ci sentiamo molto a casa nostra, siamo più aperti ad ascoltare quanto ci viene proposto…

Snapchat: perché scrivere un libro?

In primo luogo perché non c’era, questo bisogno andava colmato. La piattaforma ha potenzialità enormi, negli USA sta dando filo da torcere a Facebook. Chi arriva prima degli altri a studiare le dinamiche, e logiche dei nuovi trend, si trova con un vantaggio competitivo enorme nei confronti di chi arriva dopo.

 

I pionieri fanno questo: arrivano prima degli altri, ascoltano, comprendono, utilizzano, si creano una fan base e poi quando arriva tutta la massa si spostano altrove, verso nuovi lidi da colonizzare.

Quali dinamiche nascono all’interno di questo social?

Da un punto di vista psicologico la cosa più curiosa è che i video che posti al suo interno scompaiono dopo 24 ore. Questo da una parte spiace, ma dall’altra ricalca proprio quello che succede nella vita normale, dove abbiamo una conversazione e poi questa svanisce nel momento in cui la si vive. Possiamo al massimo ricordarcene, o conservare con noi l’emozione suscitata mentre la vivevamo.

Snapchat da questo punto di vista va controcorrente rispetto ai social che conservano per sempre l’archivio dei contenuti al loro interno, ma rispecchia molto di più le logiche del reale. E poi, se una conversazione resta pochi istanti e poi scompare, allora tu che ascolti mi darai tutta la tua attenzione, altrimenti mi perdi. In un’epoca nella quale c’è una guerra per l’attenzione, Snapchat la vince in partenza.

Perché un’azienda dovrebbe puntare su Snapchat?

I motivi sono diversi. È innanzitutto un social ancora poco competitivo e questo significa che con uno sforzo limitato si possono raggiungere obiettivi considerevoli. Questo trova dall’altra parte un utente molto attivo e attento.

Nonostante i numeri di diffusione di Snapchat in Italia non si possano paragonare con quelli di social più affermati, la risposta è più alta. Questo significa avvicinare in modo più diretto il potenziale cliente al messaggio aziendale. Snapchat è un ottimo modo per fare pratica e migliorare la propria comunicazione, abilità quest’ultima sempre più importante per competere online con o senza Snapchat.

Un consiglio che cambierà la vita del lettore

Il consiglio è quello di non pensarci troppo e di buttarsi. Snapchat svela le regole strada facendo, devi utilizzare e scoprire gradualmente le potenzialità di questo social. Inoltre, in questa formula è vitale l’interazione con il pubblico che ci regala un contributo prezioso. Da questo contributo possiamo imparare molto e modificare il nostro approccio di conseguenza, è così che si ottengono contenuti migliori.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *