LinkedIn: come lo usano gli italiani?

LinkedIn: come lo usano gli italiani?
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LinkedIn è uno strumento fondamentale per chi cerca lavoro online. Si tratta di una sorta di social network che ha come profilo personale un curriculum. Obiettivo: creare relazioni professionali, far incontrare domanda e offerta di lavoro.

Uno strumento fantastico, non trovi? LinkedIn è la dimostrazione reale di come il web possa influenzare le nostre vite. Attraverso un social network puoi trovare un lavoro migliore, e non semplicemente un’occupazione di ripiego: LinkedIn offre gli strumenti per selezionare le offerte e fare in modo che il tuo profilo sia visibile a persone che cercano proprio te.

Detto in altre parole: LinkedIn è perfetto per smuovere il mondo del lavoro. Ma questa regola vale in ogni luogo? Anche in Italia? Anche in un paese che registra diverse arretratezze nel campo delle tecnologie digitali?

Il primo dato da registrare è che le registrazioni su LinkedIn crescono nei paesi dell’eurozona in cui c’è un alto tasso di disoccupazione. Basta guardare i dati di questa ricerca: Spagna e Italia hanno quote di iscritti che raggiungono i 5 milioni contro una Germania che raggiunge al massimo i 2.5 milioni (dati 2013).

Mettendo in proporzione questi dati con i paesi anglosassoni, però, ci troviamo di fronte a dati piuttosto chiari: mentre in America e in UK il tasso di penetrazione di questo social supera il 20% della popolazione, in Italia tocchiamo appena il 9% (11% in Spagna).

Di certo non è un problema di digital divide. Credo piuttosto che l’Italia (e non solo) sia legata a pratiche diverse per cercare e offrire lavoro. Nel 2013 il Sole 24 Ore dava un riferimento chiaro sull’argomento: amici e parenti.

La flessibilità del lavoro in Italia è un mito mai concretizzato. Nella maggior parte dei casi si è trasformato in semplice precariato: i dati confermano che c’è scarsa aderenza tra domanda e offerta (il 43% ritiene eccessiva la propria formazione, il 40% dice di non avere adeguata esperienza).

Ecco perché LinkedIn potrebbe essere la soluzione: uno strumento raffinato riuscirebbe a definire il rapporto tra chi cerca una figura professionale o formazione e chi offre determinate competenze. Ma probabilmente LinkedIn non viene percepito come un reale strumento per rivoluzionare il mercato del lavoro, e la colpa (dal mio punto di vista) è divisa tra gli attori.

Chi cerca lavoro non sfrutta al massimo la forza di LinkedIn, chi cerca impiegati non prende in considerazione questa piattaforma. Da entrambi i lati si ragiona ancora per conoscenze, amicizie, passaparola. Ma quando inizieremo a sfruttare veramente la forza del social web?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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2 Comments

  1. Sono perfettamente d’accordo con te, perché sto avendo una esperienza diretta. Sto infatti cercando lavoro e sto ricevendo solo contatti telefonici che tutt’al più mi richiedono un colloquio via skype. Durante un colloquio telefonico la settimana scorsa una persona ha voluto visitare il mio profilo, ma era più interessato alla foto che ai miei skill 🙁

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    • Però è interessante che ce ne sia stato uno interessato al tuo profilo Linkedin: stando ai dati registrati in Italia (e alla mia esperienza personale) sembra che le persone, in Italia, siano ben poco interessate a questo strumento.

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