A cosa servono i link nofollow e perché non li devi ignorare nella tua strategia

A cosa servono i link nofollow e perché non li devi ignorare nella tua strategia

[Total: 1 Average: 5]

In una strategia SEO c’è un punto fermo che non può essere ignorato: la link popularity è fondamentale per il posizionamento di un sito web. Questo vuol dire che i collegamenti ipertestuali in ingresso aiutano a conquistare buone posizioni su Google. Ma questo vale nel caso dei link nofollow?

La comunità SEO è d’accordo su questo punto: i link con attributo nofollow non hanno potere dal punto di vista della strategia off-page. Mentre i backlink sono una fonte importante per aiutare la tua opera di posizionamento, e restano un fattore di ranking importante, i link nofollow non destano attenzione.

Giusto? Sbagliato? Chiaro, in una strategia SEO i backlink attirano gran parte dell’attenzione e si mettono in pratica le principali tecniche di content marketing e digital PR per ottenere menzioni naturali.

Si parla di link earning in questi casi, e non è detto che ci siano dei collegamenti con attributo nofollow. È un danno o un’occasione mancata? Non direi, ecco perché questi link sono utili.

Per approfondire: come fare link building con il blog

Cos’è un link nofollow: definizione

Prima di dare qualche indicazione sui link nofollow è giusto puntare su una spiegazione: si definiscono così quei collegamenti che hanno un attributo nel codice HTML che suggerisce al motore di ricerca di non seguirlo. Quindi di non dare valore SEO. Infatti, Google considera i collegamenti ipertestuali come criterio per valutare la qualità di una risorsa su una query. Ecco una definizione ufficiale:

Il nofollow consente ai webmaster di inviare ai motori di ricerca l’istruzione “Non seguire i link presenti in questa pagina” o “Non seguire questo link“.

Rispetto alla possibilità di migliorare il posizionamento con i link senza nofollow? Molto dipende dal numero e dalla qualità. In qualche caso i backlink possono essere controproducenti.

 

Ecco perché Google ha dato la possibilità ai webmaster di disconoscere quelli che potrebbero essere causa di penalizzazione con il disavow tool della Search Console. Questa, però, è un’operazione delicata e da ponderare con attenzione insieme a un esperto SEO. Non improvvisare su questo punto.

Link nofollow e dofollow: quale differenza

Molti credono che i link dofollow siano caratterizzati da un qualche attributo al pari del nofollow. In realtà non esiste alcuna specifica in questo senso: il link dofollow è un semplice collegamento ipertestuale senza alcuna manipolazione. Semplice codice HTML che inserisce su un anchor text – più o meno spinto e commerciale – la pagina di destinazione. Che può essere interna o esterna, quindi in uscita.

Per approfondire:

Come e dove si inserisce il rel=”nofollow”

Puoi decidere di mettere l’attributo a un solo link nella pagina grazie a un singolo intervento sul codice. Ad esempio? Qui trovi una stringa di codice che viene usata per inserire link con attributo nofollow.

<a href="http://www.esempio.it" rel="nofollow">Esempio di NoFollow</a>

Ci sono altri modi per mettere il nofollow? Puoi inserirlo su tutti i link di una pagina con il meta tag robot relativo a un unico documento. Prima questa era l’unica soluzione disponibile e per dare questo attributo a un singolo link si doveva operare sul robot.txt. Con il rel=”nofollow”, invece, si può operare sul singolo collegamento. Ma dove e perché si inserisce questa stringa di testo?

Secondo la guida di Google ci sono dei parametri, molto importanti, da rispettare. In primo luogo il nofollow deve essere messo nei link a pagamento e ottenuti con prodotti, servizi o moneta.

E poi ci sono quelli poco attendibili. Tipo quelli che vengono lasciati nei commenti. O magari i link che inserisci in un articolo ma dei quali non puoi confermare l’attendibilità e la qualità generale.

 

Google, attraverso le parole di Matt Cutts, sottolinea un altro concetto importante: non usare il nofollow nei link interni per fare pagerank sculpting. Il risultato sarà l’opposto e il pagerank non sarà libero di muoversi in modo naturale all’interno del sito. Meglio concentrarsi, sottolinea sempre Matt, sulla creazione dei contenuti. Ma come ci si comporta, invece, con i link in entrata che portano l’attributo nofollow? Sono inutili come dicono molti? Attenzione a qualche passaggio utile.

Link nofollow che portano molto traffico (di qualità)

Prima di sorvolare sull’uso del nofollow e sulla possibilità di ricevere dei link di questo tipo è giusto considerare un punto: quanto traffico porta il collegamento ipertestuale? Sono visite utili a un determinato progetto? Immagini i vari esempi di native advertising e branded content: a cosa serve il link?

Non di certo può essere usato per influenzare la SEO, questo è chiaro, ma per far conoscere il tuo brand. Quindi, se guadagni link nofollow che portano pubblico interessato e potenziali clienti verso il tuo nome non è cosa buona e giusta? Dal mio punto di vista la risposta è affermativa.

Mai dimenticare il profilo backlink naturale

Quando lavori sulla link building punti verso un lavoro strategico, vuoi dei collegamenti utili per l’attività SEO. Perché i link in ingresso sono decisivi per il posizionamento. Ma non dimenticare mai l’importanza del profilo link: deve essere naturale, ben distribuito tra link con e senza nofollow. In una naturale attività web è logico ottenere menzioni con questo attributo, sono parte integrante della tua realtà.

Ricorda, ci sono anche i link impliciti

I link che portano traffico aiutano il tuo progetto editoriali in modi differenti. Senza dimenticare che la menzione del brand può avere influenze interessanti. Ecco l’opinione che ho trovato nelle pagine di searchengineland.com. Sembra molto interessante perché cita il concetto di link impliciti.

Google patents suggest that a simple mention of your brand can help improve your visibility in the search results. Such brand mentions may be treated as “implied links” and, if so, likely carry similar authority metrics, so that a mention in a more authoritative media platform results in a stronger rankings boost.

Interessante, vero? L’implied link è una citazione di brand con nome o url che non usa il normale collegamento. Si tratta di una semplice menzione che Google considera e valuta. Allo stesso modo, avere un link con il tuo nome brand o con l’URL, per quanto nofollow, è sempre un punto a favore per il tuo lavoro. Soprattutto se la fonte del link è autorevole, competente e correlata al tuo argomento.

Google considera o meno i link nofollow?

Questo è un punto molto delicato perché si lavora sulle ipotesi. Oggi sappiamo che Google non dà valore ai link nofollow, ma la formula che determina il ranking – come spesso accade – non è cristallina.

Google mantiene il suo riserbo e lascia tracce velate: “Come vengono gestiti da Google i link contrassegnati con nofollow? In genere non li seguiamo”. Questo dice la guida ufficiale e questo io prendo come riferimento. In ogni caso, parere personale, un link da una risorsa valida e di qualità resta un riferimento per aiutare il proprio progetto web. Non il migliore, ma un buon modo sì.

Per approfondire: come fare link earning con le immagini

Link con nofollow: la tua opinione sull’argomento


In questo articolo trovi una serie di indicazioni per valutare con attenzione la presenza di link nofollow nel tuo profilo personale. Strumenti come Semrush, Ahref, Majestic e Seozoom ti permettono di valutare con attenzione il tuo lavoro di link building, ma ti assicuro che questa è un’attività da affrontare con attenzione, senza improvvisare. Sei d’accordo? Hai esperienza in merito? Lascia la tua opinione nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

More Posts

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInGoogle Plus

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *