[Infografica] Il futuro del mobile è nel native advertising

[Infografica] Il futuro del mobile è nel native advertising
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Una dichiarazione forte, vero? Nel prossimo futuro la maggior parte della sponsorizzazioni ruoterà intorno al native advertising. Non è un’idea improvvisata, già da tempo c’è grande attenzione verso questa combinazione: mobile e pubblicità nativa, un binomio che punta avanti.

Un futuro fatto di inserzioni per dispositivi differenti, con una particolare attenzione alla fruizione da smartphone. Ma anche di pubblicità capace di andare oltre i termini disegnati dall’outbound marketing, di infrangere il limite delle promozioni lanciate verso un pubblico indifferenziato.

Ora è tempo di puntare sull’inbound marketing, sulle pubblicazioni che diventano risorse utili per il potenziale cliente. In questa logica rientra il blogging, lo storytelling, il native advertising, i lavori che ragionano in ottica multi-screen device. Spesso non basta adattare un contenuto al supporto perché tempi e modi di fruizione sono differenti.

Facebook ha partorito Canvas per creare nuove esperienze di advertising, e permettere alle persone di raccontare storie. La pubblicità classica non basta più. Ed ecco perché Zuckerberg ha commissionato una ricerca che parte da questo punto: Native Advertising Will Be the Majority of Mobile by 2020.

Facebook, il regno del native advertising

Nel 2020 il native advertising dominerà l’universo Facebook, ma prima ancora sarà il mobile a conquistare il mercato pubblicitario. Secondo l’infografica pubblicata da Audience Network, il 75.9% di tutta la pubblicità digitale sarà indirizzata verso smartphone e tablet.

facebook

Gran parte della pubblicità sarà mobile, e la percentuale destinata al native advertising? Impressionante: 63.2% di tutta la display advertising, raggiungendo una quota di 53.4 miliardi di dollari. D’altro canto tutti i segnali sono incoraggianti, da quelli economici agli aspetti legati all’experience.

I dati parlano di un utente che interagisce con il native advertising, e supera i numeri del banner. Si va dal 20% al 60% di engagement in più, senza dimenticare una customer retention tre volte superiore. Quali sono le aree geografiche che ospiteranno il boom? La regione dell’Asia e del Pacifico ospiterà l’aumento più significativo del native advertising nei prossimi 5 anni, con un tasso di crescita annuo del 177%.

Per approfondire: crescono gli investimenti nel settore del native advertising

Siamo pronti al native advertising?

Forse ci portiamo dietro un retaggio legato alla vecchia pubblicità, al banner che rompe il flusso informativo. Forse non riusciamo a cogliere l’importanza di un contenuto capace di veicolare valore a prescindere dalla natura pubblicitaria. Forse abbiamo un disperato bisogno di fare link building.

In ogni caso la linea che spesso viene seguita è questa: ignorare i principi del native advertising per pubblicare qualcosa di diverso, qualcosa di simile alla classica pubblicazione sponsorizzata. Chi lo dice? Secondo AdWeek, la maggior parte dei siti web non rispetta le regole del Federal Trade Commission.

Qual è il problema secondo l’agenzia che protegge i consumatori americani? La capacità del native advertising di presentarsi in modo surrettizio, senza una chiara classificazione. E senza un messaggio che renda riconoscibile il fine pubblicitario. Infatti, sempre secondo AdWeek…

“One of the reasons native is so fascinating is because it means many different things to publishers. Yes, there are frontrunners such as Forbes, BuzzFeed and The Atlantic who were early adopters for native advertising and have firm, consistent standards. But today we track almost 40 different implementation styles. Some are clearly identified, but others are extremely difficult to know that they were sponsored in any way”.

Il native advertising non è un modo per sottrarsi alla logica del messaggio pubblicitario. Non puoi usare questa formula per bypassare la doverosa citazione, devi mostrare al lettore qual è la natura del messaggio. Un approccio maturo va oltre questa problematica: il native advertising dovrebbe essere un contenuto di una qualità difficile da eguagliare.

Netflix: le caratteristiche di un grande native advertising

Dovrebbe avere un approccio alla creazione del testo, del video e del visual che prescinde dal bisogno di un link SEO, ma che riesce a superare la dicitura che indica la natura pubblicitaria. Il native advertising che piace a noi – e che avrà un futuro nel digital marketing – non ha bisogno di scuse e sotterfugi: è il contenuto utile che tutti cercano, come nel caso di Netflix.

La pubblicità e i social: cosa ne pensi?

Io credo che Facebook sia proteso verso il native advertising, e che ormai ci sia un buon lavoro sulla possibilità di creare dei lavori che vadano oltre al banner, al link, allo slogan. Canvas è il primo esempio. E la narrazione del brand avrà uno spazio sempre maggiore insieme a una pubblicità nativa. Ma al tempo stesso professionale, chiara, capace di ispirare fiducia. Sei d’accordo? Vedi altre strade di sviluppo? Aspetto la tua idea nei commenti.

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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