Il web ha bisogno di strategia: intervista a Valentina Vandilli

Il web ha bisogno di strategia: intervista a Valentina Vandilli

Valentina Vandilli

Consulente di comunicazione e Web Strategist Laterale, Valentina lavora come libera professionista, tra i suoi maggiori clienti la holding brasiliana Radio Antenna 1 Roma,tra le 10 radio più ascoltate del Sud America, dove coordina la redazione per il settore Web e Social, applicando il pensiero laterale offrendo diverse soluzioni per ottenere il risultato migliore.

[Total: 0 Average: 0]
Strategia. Questo è il mondo del web marketing oggi. Strategia. Capacità di leggere i dati, individuare soluzioni specifiche per un determinato caso, mettere in campo le azioni migliori e misurare i risultati. La strada da seguire è chiara, semplice, cristallina. Ma difficile da seguire per chi non ha le competenze.

Content marketing, inbound marketing, storytelling. Ci sono diverse soluzioni, diversi strumenti per raggiungere un obiettivo. Ma c’è la capacità di chi gestisce il progetto, c’è la scelta di chi ha in mano la situazione e si prende la responsabilità della strategia. Sì, oggi la parola chiave è questa. Non a caso abbiamo intervistato Valentina Vandilli, web strategist laterale.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Sono una Web Strategist Laterale: realizzo strategie di comunicazione Web e Social applicando il pensiero laterale, attitudine naturale scoperta da una mia professoressa durante un corso di Web Project Manager all’età di 21 anni.

Il mio obiettivo è quello di migliorare la vita professionale e personale dei miei clienti attraverso il Web e i Social, seguendoli passo passo nel percorso che sceglieranno d’intraprendere insieme a me, ottimizzando tempi e studiando Funnel adatti alle loro esigenze.

Racconta ai lettori come hai iniziato

La mia formazione come Grafica Pubblicitaria mi ha portato nel 2000 a comprare il mio primo computer. Ho capito che volevo lavorare nel Web dopo la mia prima chat con un ragazzo inglese. Tutta la mia famiglia si era riunita davanti al monitor per assistere a questo fenomeno soprannaturale: qualcuno che ti scriveva dall’altra parte del mondo “Hi Valentina, i’m Tom”.

Meglio lavorare come freelance o in azienda?

L’attività da libera professionista è più emozionante, anche se a volte può sfiorare i ritmi del dipendente, vista l’enorme mole di lavoro che richiede la cura dell’immagine online di un’azienda.

Se parliamo di Social, la distinzione tra vita personale e lavorativa si confonde ancora di più dovendo monitorare cosa accade e dando priorità al protocollo di gestione della crisi concordato con il cliente.

Perché i social sono così importanti per un’azienda?

I social network sovvertono il rapporto con i clienti che fino ad oggi è stato stabilito dallo schema che la televisione ci ha inculcato nella mente, ovvero a differenza di quest’ultima il cliente può interagire con il prodotto e con l’azienda.

Un’azienda che a sua volta può attuare tecniche molto più efficaci e profonde di una semplice pubblicità, che ormai è diventata pasto digeribile solo per gli utenti che non sono nativi digitali.

Web strategist: cosa significa?

“Pensare prima di postare”, potrei riassumere in questa frase tutto il mio lavoro. Ogni messaggio che viene comunicato all’esterno non deve essere lasciato al caso e deve seguire sempre una strategia e un protocollo concordato, che può cambiare in divenire in base alla risposta del pubblico o ai risultati di vendita, dopo un’accurata analisi interna e dei competitor.

…e laterale?

Ho scelto di caratterizzare il titolo della mia professione con la caratteristica che mi differenzia dagli altri, perchè credo che ognuno di noi abbia qualcosa di unico e speciale e possa dimostrarlo nella propria professione,qualsiasi essa sia, senza subire il proprio ruolo, anzi valorizzandosi e trovando dentro se stessi delle peculiarità che aggiungano valore alla propria vita.

Come si integra la tua professione con SEO, Copy, SMM…

Per me il “dream team” del Web dovrebbe essere composto da un Web Strategist per avere una linea guida da seguire e da specialisti che creino contenuti di valore all’interno di un contenitore aggiornato e volto sempre a seguire le regole dei motori di ricerca.

Insomma come in tutti gli sport che ho praticato mi ritrovo sempre a ricoprire il ruolo della regista.

Native advertising e branded content. E l’autenticità del web?

Ho recentemente ascoltato i big della carta stampata virata al Web in merito di native advertising, presso il Social Media Week a Roma, e ho capito che i grandi giornali o magazine non riescono a gestire bene il native advertising poiché provengono da una tradizione di redazionali sponsorizzati che viveva all’ombra delle regole.

Non mi piacciono le attuali piattaforme che gestiscono il native advertising poiché sia la qualità dei contenuti che gli argomenti non rispecchiano l’interesse dell’utente ma le correlazioni all’articolo che si sta leggendo.

Il native advertising che sogno utilizza l’acquisizione dei dati, come fa il remarketing, mostrando quindi contenuti attinenti ai gusti dell’utente e non attinenti al post che sta leggendo.

Qual è il progetto di maggior successo fino a oggi?

Si chiamava Blog Show (www.blog-show.com) ed è stato il primo Blog Aggregator italiano, premiato al prestigioso Macchianera Awards con votazione degli utenti, ideato e finanziato da me e costruito dall’allora giovanissimo Matteo Galli già software engineer di successo per facile.it e altre grandi società.

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

More PostsWebsite

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle Plus

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *