Il segreto sta nella condivisione: la parola a Rudy Bandiera

Il segreto sta nella condivisione: la parola a Rudy Bandiera
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Esatto. Questo è il segreto. Non puoi lavorare nel settore social senza una buona attitudine alla condivisione: devi essere in grado di creare contenuti di qualità, ma anche di condividerli. E io conosco una persona veramente in gamba in questo settore.

Se lavori nel settore social lo conosci sicuramente. Socio di Netpropaganda insieme a Riccardo Scandellari, esperto di social media marketing e digital strategy, formatore e persona (a mio parere) squisita: oggi l’intervista la giriamo a Rudy Bandiera.

Ciao! Iniziamo dalle presentazioni: chi sei e di cosa ti occupi?
Ciao, mi chiamo Rudy Bandiera, sono un giornalista che si occupa di nuovi media, sono un imprenditore, sono da poco uno scrittore (ma questo è ancora un segreto) e sono anche uno che mangia molta moltissima carne di maiale. Questo no, questo non è un segreto.

Racconta ai lettori come hai iniziato.
Ho iniziato… cioè come ho iniziato con quello che faccio oggi? Beh, ho iniziato grazie alla passione, tenendo un blog personale, come capita a moltissimi che fanno il mio lavoro. Ho iniziato a fare le uniche due cose che sapevo fare, osservare e scrivere.

Meglio lavorare come un lupo solitario o in team?
Bella domanda tosta. Entrambe le cose le ho fatte, ed entrambe le cose hanno lati negativi e positivi. Dico una banalità: in team è meglio se si trovano le persone giuste, e la cosa è molto molto complessa.

Come inizia la tua giornata? E come continua?
Inizia con una doccia alle sette e mezza, una colazione con un filoncino al prosciutto crudo (ricordi la prima risposta), poi ufficio, in genere.

E da li si parte con la posta, la lettura dei feed, le condivisioni giornaliere, il controllo della pagine, i preventivi, le telefonate e gli incontri con i clienti, quando non sono in aula per la formazione.

Diciamo che da un punto di vista è un lavoro per nulla monotono, anzi direi molto stressante, che ti mette in contatto, letteralmente, con decine se non centinaia di persone ogni giorno.

Come, secondo te, si sta evolvendo il tuo settore?
Secondo me si sta evolvendo in maniera orizzontale, su diversi tipi di tecnologie che ci porteranno in quello che oggi viene definito, in modo nebuloso, Web 3.0.

Nel libro di cui accennavo nella prima risposta parleremo proprio di queste tecnologie interconnesse tra loro che daranno vita ad una realtà socialmente ed eticamente diversa da quella di oggi. Una realtà iperconnessa in cui le regole saranno del tutto diverse.

Come si integra la tua professione in una digital strategy?
Diciamo che per essere un professionista serio si devono conoscere tutte le cose che hai elencato, ma se sei un professionista serio non lo puoi essere in tutte le cose che hai elencato.

Si deve fare qualcosa, bene, e si deve essere in grado di capire in cosa siamo i migliori, in cosa siamo portati, in cosa siamo bravi, e dirottare il resto verso chi è più bravo di noi. Così non si perdono clienti ma si genera un mercato consapevole.

Il 2014 sarà l’anno del ritorno del native advertising e branded content. Sei d’accordo?
Assolutamente senza dubbio. Il problema del Web è che il modello di business del Web stesso è stato mutuato dal marketing tradizionale, ma non funziona.

Se noi mettiamo dei banner sui siti, come se mettessimo dei cartelli pubblicitari per strada, non va. Il modello deve cambiare: online deve cambiare il paradigma dell’adv e sta cambiando. Il contenuto è sempre più re.

Native advertising: le implicazioni riguardo all’autenticità del web?
Discorso simile: non è che fare native sia stuprare l’autenticità. Faccio un esempio semplice e tirato per capirci: se vendo cravatte e faccio un sito in cui si parla di cravatte a 360 gradi sto si cercando di vendere le mie cravatte, ma sto anche dando un servizio oggettivo a chi le cravatte le ama.

Chiaro, tutto sta nel contenuto: se voglio essere credibile devo essere sincero, altrimenti non solo non vendo ma vengo addirittura danneggiato. Il mondo è sulla soglia di una rivoluzione che sarà basata sulla credibilità. La credibilità è l’oro del futuro.

Credi il passaggio di responsabilità dal Marketing Department a PR e Customer Service possa tradursi in un uso effettivo della presenza aziendale sui social media?
Vuoi la verità? Non lo so. Penso davvero che siamo davanti ad una rivoluzione e la tua domanda necessita di una risposta articolata tanto quanto un trattato di Popper. Non lo so mi viene meglio. Di certo ci sarà un cambiamento di “atteggiamento”.

Qual è stato il progetto di maggior successo fino ad oggi? Perché?
Non so se di maggior successo ma di certo quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni, ad oggi, è stata l’organizzazione dei TweetAward. Portare della gente, fisicamente, in un posto. Farla bere, mangiare, divertire, ballare. Questo si, questo si cavolo che è bello!

Danilo Polidori

Danilo Polidori, Online Media Manager e fondatore di MediaBuzz, inizia la sua giornata alle 6:00 am con una corsa di 50 minuti a Battersea Park durante la quale raccoglie idee ed energie per affrontare con positività la giornata. Crede con fermezza che lo sviluppo tecnologico e dell’economia digitale rappresenti l’occasione per internazionalizzare le eccellenze produttive del nostro paese e tornare grandi.

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3 Comments

  1. Molto interessanti gli spunti sul native advertising. Per me c’è una differenza enorme tra un comune pubbliredazionale e una pagina “native” che ospita un brand coerentemente ad un contenuto non pubblicitario. È ad esempio il caso di ciaopeople che ha creato ottimi contenuti per msc crociere. Un esempio da manuale. 🙂

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  2. Finalmente si inizia far capire che il native advertising non è un pubbliredazionale. Bisogna puntare molto su questo concetto perchè i clienti (abituali da anni ai piatti pubbliredazionale) fanno fatica a comprenderlo e, finchè non lo comprenderanno, non ci investiranno seriamente.

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