Il digitale in Italia? Per ora resta un miraggio

Il digitale in Italia? Per ora resta un miraggio
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Certo, si continua a parlare di digitale in Italia. Si continua a proporre un modello politico che dovrebbe portare all’abbattimento delle differenze digitali all’interno del nostro paese. Da un lato c’è l’aspetto tecnico, ovvero la diffusione della banda larga. E dall’altro quello culturale, ovvero la convinzione che digitale e progresso siano due facce della stessa medaglia.

Quello che è successo con Very Bello, sito di riferimento per gli eventi che gravitano intorno all’Expo, dovrebbe essere già descrittivo del nostro attuale stato: un sito web istituzionale che sembra uscito dalle mani di un webmaster mediocre. E che non conosce le principali regole per pubblicare un sito web degno di un progetto così importante.

Ma non è giusto giudicare un’intera nazione da un sito web. Forse il ministro Dario Franceschini ha sottovalutato l’importanza di un sito che non sia solo in italiano – certo, poi arriverà l’inglese – ma dobbiamo guardare ai numeri. I numeri. Quelli possono dare le indicazioni giuste sul primo punto da affrontare: la diffusione della banda larga in Italia.

I dati della disfatta

Eccoli. In Italia la media è al di sotto dei 15 Mbps (megabite per secondo). Ookla svolge una ricerca che viene ripubblicata dal sito dell’Indipendent e la mappa delle connessioni globali è abbastanza chiara. Ci sono delle differenze abissali tra il nord e il sud del mondo. Il range va da meno 20 a più 60 Mbps e l’Italia si posiziona in uno degli ultimi posti europei. Insieme alla Grecia, ai Paesi Balcanici, alla Turchia.

Il digitale in Italia? Per ora resta un miraggio

Polonia, Ucraina e Bielorussia superano l’Italia. La Romania viaggia di pari passo con la Svezia. E l’Italia arranca. Ammette un ritardo di almeno 3 anni rispetto alla media europea e cerca di definire i punti essenziali della strategia digitale con il documento ufficiale rilasciato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. I toni sembrano pomposi, gli obiettivi irrealistici se paragonati ai dati dell’Indipendent:

Il piano strategico per la banda ultralarga si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 la copertura fino all’85% della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mbps, che è l’unica a poter essere definita ultra fast broadband nell’accezione dell’Agenda Digitale Europea.

D’altro canto i segnali (almeno sulla carta) per un miglioramento della banda larga ci sono. Fastweb ha deciso di investire nella velocità e di superare nel 2016 la quota 100 Mbps. Obiettivo: 500 Mbps e copertura del 30% della popolazione. Il suggerimento di Calcagno, amministratore delegato di Fastweb: utilizzare i fondi pubblici per una copertura omogenea del territorio.

Le promesse del digitale si accumulano

Fastweb promette dei numeri, più o meno quello che ha sempre fatto il governo. A prescindere del colore politico. Risultato? Nella maggior parte dei casi disattese tutte le promesse. Come quelle legate alla pubblica istruzione: le scuole digitali sono solo 38 su 8.519, e il numero cresce con un ritmo così lento che ci vorranno 437 anni per renderle tutte all’altezza della sfida europea.

Il digitale in Italia? Per ora resta un miraggio

Mancano i fondi, manca la prospettiva giusta per sfruttare quello che si ha. Mancano le competenze. L’articolo de Il Corriere della Sera (fonte immagine) sintetizza tutti i numeri: uno studente su cinque utilizza il laboratorio informatico una volta a settimana, due ragazzi su tre dichiarano di non avere la connessione Wi-Fi per la didattica, il 18% dei plessi non è connesso a internet.

La tua opinione

Oggi internet è un bene necessario all’economia, alla società, alla vita quotidiana. Avere una connessione veloce è importante, ma anche informare e formare le persone all’uso del web (un uso virtuoso intendo) vuol dire aiutare il nostro paese a fare un passo avanti. La velocità è necessaria, la coscienza digitale anche. Cosa ne pensi? Sei d’accordo?

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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4 Comments

  1. La ricerca porta numeri, ed i numeri sono impietosi. Ogni tanto mi soffermerei sulla realtà: se effettivamente tutta la nazione fosse coperta a 15 mb sarebbe già un ottimo risultato, se l’impresa pubblica avesse contenuti accessibili e fruibili sempre on Line, i 15 mb sarebbero più che sufficienti. Oltre ai numeri c’è una cultura da creare, un cambio di abitudini e mentalità da portare, una rinuncia a tante abitudini e retaggi del passato.
    Le file per un servizio, le scartoffie di carta, non saranno i 50 né i 100 mb ad eliminarle.

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    • Siamo ancora legati a logiche del passato, vero. Secondo te ci sono i presupposti per migliorare? Ci sono notizie interessanti legate alla banda ultralarga…

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  2. Riccardo che dirti, numeri impietosi che rispecchiano quello che è l’Italia, c’è poco da fare. Un popolo che preferisce investire sull’isola dei famosi e sui programmi di Maria De Filippi piuttosto che in cultura e innovazione e i risultati sono questi. Ma la colpa è solo la nostra. Dall’epoca dei romani a ora son passati 2000 anni e non è cambiato nulla. Si è cambiata la forma, ma i contenuti sono sempre gli stessi: politici corrotti, pressione fiscale, differenza ra povero e ricco e chi più ne ha più ne metta. Ma noi ostinatamente e in maniera ottusa che più insopportabile non si può, cerchiamo le risposte solo dagli altri e non da noi stessi.

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    • Ciao Gianluca,

      Certo, è un punto di vista. Questi numeri sono frutto di un disinteresse continuo alle questioni importanti. Però anche negli altri paesi ci sono programmi come quelli che hai citato. La domanda è: riusciremo a risollevare le sorti di queste statistiche?

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