Il digital divide passa dalla banda larga

Il digital divide passa dalla banda larga
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Siamo abituati a legare il concetto di digital divide a luoghi lontani dal centro del potere: il digitale definisce l’economia, la nuova economia, ma anche il flusso di informazione.

C’è chi ha le notizie giuste per affrontare il mondo contemporaneo – per decifrare l’economia, la società – e chi no. La possibilità di accedere a queste informazioni definisce la qualità della vita di un popolo: il passaggio di informazione è potere, un potere sempre più incisivo.

Quindi il digital divide come qualcosa legato a luoghi e popoli diversi. Bene questa idea è deformata (guarda caso) da una conoscenza errata, distorta della reale condizione della banda larga in Italia. Ovvero di quella tecnologia che permette di caricare e scaricare informazioni via Internet in tempi rapidi.

Un tempo c’era il modem a 56k ed era difficile lavorare: oggi l’ADSL, che viaggia sempre attraverso il doppino telefonico ma  permette di ridurre i tempi in modo drastico. Il problema è che in Italia la diffusione (non solo tecnologica) della banda larga è ancora in estremo ritardo.

Un po’ di chiarezza

Cosa intendiamo esattamente per banda larga? Secondo Wikipedia, vengono etichettate in tal modo connessioni a velocità anche molto diverse (2Mbit/s, 4 Mbit/s, 8Mbit/s), ma di solito tutte sopra il Mbit/s. Ancora una precisazione:

Il Telecommunication Standardization Sector dell’ITU ha definito la banda larga come una capacità trasmissiva maggiore del primary rate ISDN, cioè 1.5 (negli USA) o 2 Mbit/s in Europa

L’Europa si dirige velocemente verso una banda larga di seconda generazione, ma l’Italia rimane fanalino di coda. I dati sono poco rassicuranti: solo il 18% degli abbonati italiani può usufruire di una connessione di 10 Mbit/s contro un 66% di media Europea (fonte Repubblica).

D’altro canto l’Agenda Digitale degli altri paesi europei funziona, prosegue, fa passi da gigante. La disponibilità del servizio ultraveloce è molto basso rispetto a quello che si può trovare in altre nazioni europee, ma il problema non è solo tecnico: non riguarda solo la reale diffusione della connessione sul territorio nazionale.

Il problema è culturale

Il Fatto Quotidiano diffonde dei dati sconfortanti: la copertura della banda larga standard copre il 95% del territorio nazionale, quindi praticamente tutti possono permettersi una ADSL per un uso domestico.

Eppure solo il 50% delle famiglie sceglie di pagare un servizio di connessione a Internet, contro percentuali ben più virtuose degli altri paesi:

  1. 83% UK
  2. 81% Germania
  3. 76% Francia
  4. 63% Spagna

Il dato più allarmante: il 34% della popolazione italiana non ha mai usato internet, e questo influenza automaticamente gli acquisti online e i rapporti con la pubblica amministrazione. Una pubblica amministrazione che sembra non aver alcun bisogno o desiderio di definire un percorso utile alla digitalizzazione delle procedure.

Il punto fondamentale: in Italia manca una cultura di Internet, manca una spinta alla diffusione capillare di questo bene che non è più un semplice mezzo di comunicazione. Internet è la strada per definire, attraverso determinate limature, una conoscenza autonoma.

Decreto Sblocca Italia

Attraverso questo decreto voluto da Matteo Renzi si dovrebbe dare una spinta alla banda larga nel nostro paese. Il decreto Sblocca Italia, infatti, si prefigge di regolare la gestione dei fondi necessari alle infrastrutture digitali.

In concreto il Presidente del Consiglio si occuperà della gestione diretta dei fondi strutturali: sono considerate opere di urbanizzazione primaria le infrastrutture di reti pubbliche e la realizzazione delle reti di comunicazione ad alta velocità (fonte). Questo significa risparmiare tempo, velocizzare i lavori, mettere la connessione veloce in primo piano.

Ed è un’ottima cosa. Ma si faranno passi avanti anche sulla sensibilizzazione della popolazione? Avremo linee veloci ma persone incapaci di comprenderne l’utilità? Il digital divide, in Italia, è prima di tutto culturale.

Fonte immagine

Riccardo Esposito

Riccardo Esposito, blogger per MediaBuzz. Si occupa di scrittura online dal 2008: ha iniziato in agenzia e ora passa 14 ore al giorno davanti al monitor del suo iMac. Il suo blog personale: My Social Web

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